Scandali a Venezia: dal nudo di Scarlett al provocatorio Kim Ki-Duk

di TBWA-admin

Scandali e nudi espliciti sono oggi protagonisti alla Mostra del Cinema. Si va da Moebius del coreano Kim Ki Duk, vincitore del Leone d’oro lo scorso anno – un estremo dramma familiare che racconta, tra l’altro, l’evirazione – a Under the skin, dove Scarlett Johansson interpreta un’aliena molto umana e si esibisce in un nudo integrale.

Si tratta di due pellicole diversissime, che tuttavia hanno in comune la scelta del silenzio: dialoghi inesistenti o ridotti ad una percentuale irrilevante, a dimostrare che devono essere le immagini a farla da padrone. Immagini violente, scioccanti, d’impatto. Censurate in casa (Corea del sud) nel caso di  Kim Ki-Duk:” Mi dicono spesso che sono la vergogna del mio paese perché parlo di argomenti controversi – ha dichiarato serio – Io ho risposto loro che amare il mio paese non vuol dire chiudere gli occhi, ma aprirli e fare domande”. E ancora: “In Europa il mio cinema è molto amato, non perché è cinema coreano, ma perché è cinema: racconto umanità, storie universali, elementi che trascendono ogni nazionalità: ritengo di essere capace di esprimere coi miei film lo stato di salute della società, la temperatura che vi ribolle dentro”.

La diva Scarlett si spoglia invece nel pretenzioso Under the skin, una discutibile operazione di videoarte in cui interpreta una disadattata, che più avanti si scoprirà essere aliena, del tutto avulsa dai contesti in cui si trova, incapace a relazionarsi e a fare più di una espressione. Mora, cicciottella, immobilizzata in un ruolo che la costringe al silenzio e alla monotonia, Scarlett non brilla neanche in completino intimo. Una performance da dimenticare, per un film forse neanche adatto ad un concorso internazionale. Lo stesso regista ha affermato: “Volevo raccontare il viaggio emotivo del personaggio con linguaggio insolito e sperimentale”.

Così Scarlett, bellissima dal vivo e un po’ confusa: “Difficile che attori e registi vedano l’argomento nello stesso modo. Io ho capito come interpretare il personaggio solo dopo due settimane dal primo ciak, dovevo liberarmi di ogni tipo di preconcetto e cominciare dal nulla, dalla tabula rasa, non avevo chiavi di riferimento per rappresentare quella che in sostanza è un’entità”.

Di Claudia Catalli e foto di Federica De Masi © Oggialcinema.net

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