Revenant – La recitazione di Leonardo DiCaprio

di Gianni Canova

Rantola, ansima, annaspa.

Sibila e grugnisce.

Non parla, certo. O parla poco.

Una dozzina di battute in tutto il film.

Però urla. Urla come non avete mai sentito urlare al cinema.

Urla di dolore, di rabbia, di disperazione.

E fa parlare il corpo.

Gli occhi, la bocca, i peli.

Le ferite e le piaghe.

Le croste sulla pelle.

Il regista Alejandro Gonzales Inarritu,

che gira usando solo luce naturale,

e fa di ogni inquadratura un’immagine

di una bellezza visiva mozzafiato,

gli chiede una prova fisica unica per un attore:

girare in luoghi impervi, a 30/40° sottozero,

indossando una pelliccia d’orso pesante quasi 50 chili

impiegando ogni volta più di metà giornata

solo per raggiungere il set in luoghi impossibili.

E poi sottoporsi ogni giorno

a una seduta di trucco di 4/5 ore,

con sveglia alle 3 di notte,

per riprodurre sul volto e sul corpo

lo sporco, le piaghe e le ferite.

Lui sta al gioco. Si dà al personaggio con una generosità assoluta.

Lo vediamo scuoiare pelli e guadare fiumi.

Lo vediamo mangiare un fegato crudo di bisonte.

Lo vediamo combattere con un’orsa grizzly gigantesca,

che ha le singole unghie più grosse di una nostra mano.

Si fa sbranare, sbatacchiare, rovesciare e morsicare, dall’orsa.

Rotola con lei e con il suo sangue

giù per un ripido pendio

di un bosco innevato del Nord Dakota,

e se ne sta lì, con il peso della bestia morente addosso.

Urla strazianti dolori disumani.

Tutto sul suo volto.

Cianotico, afono, deforme.

Ma il suo volto, Leonardo DiCaprio, non lo deforma solo per il dolore.

Lo deforma anche per la rabbia.

Per la sete di vendetta. Per la volontà di sopravvivere.

Di continuare a respirare.

“Finché hai un alito di vita, combatti!”,

dice il suo personaggio al figlio mezzosangue all’inizio del film.

E lui mette in pratica il precetto.

Occhi di fuori e viso di volta in volta pallido o paonazzo,

il DiCaprio di Revenant frinisce sepolto vivo,

sopravvive alle rapide di un fiume ghiacciato,

sventra un cavallo, si spoglia nudo

e si infila nella sua carcassa per sopravvivere al gelo della notte.

E poi mangia radici, erba secca e muschio.

Rotola nel fango, nel guano, sui sassi acuminati.

In una sequenza tagliata si lascia ricoprire da formiche.

Recita anche quando ha la febbre a 40°

per dare più credibilità al suo personaggio.

Cos’altro deve fare un attore ? cos’altro gli si può chiedere?

In Revenant Leonardo DiCaprio va alla radice di se stesso

E del mestiere dell’attore.

Forse, sospeso com’è fra Jack London e Terrence Malick,

va anche alla radice dell’essere umano.

Un’immersione estrema, totale, impressionante.

Dopo l’infamia dell’Oscar negato per Titanic (dove non era neppure candidato),

altre quattro volte DiCaprio ha avuto la nomination all’Oscar

(per Buon Compleanno, Mr. Grape, The Aviator, Blood Diamond e Il lupo di Wall Street)

Non ha mai vinto. Non gli hanno mai perdonato il successo di Titanic.

Ogni volta c’era una scusa. Un concorrente più bravo. Un’imperfezione.

Questa volta non ci sono scuse. Non ci sono imperfezioni.

Se non glielo danno questa volta, l’Oscar,

gli Academy Awards perdono davvero ogni credibilità.

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Oscar 2016: attore protagonista | Nuovo Cinema Lebowski 1 anno fa

[…] californiano ricevere la sua prima tanto desiderata statuetta. Perché, per citare il grandissimo Gianni Canova in questo suo stupendo articolo, Se non glielo danno questa volta, l’Oscar, gli Academy Awards perdono davvero ogni […]

elisa maestroni 1 anno fa

Se lo merita davvero l'oscar! È' un attore a 360 gradi.. Bravo Leo!

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