Tutto quello che vuoi – La sceneggiatura di Francesco Bruni

di Gianni Canova

Ci sono film che vedi e che ti scivolano addosso come l’acqua della doccia: gradevole, rinfrescante, ma uguale a quella di tante altre docce che hai già fatto o che farai. Ce ne sono altri invece – pochi, purtroppo – che ti restano addosso, ti lavorano dentro, ti si depositano nel ricordo.

Oggi voglio segnalarvi uno di questi film: è uscito qualche settimana fa ma resiste ancora in sala e sta generando un piccolo ma significativo tam tam che porta ogni giorno nuovi spettatori a vederlo. Per di più, pochi giorni fa si è aggiudicato anche un meritatissimo Nastro d’Argento per la miglior sceneggiatura. Si tratta di Tutto quello che vuoi, terza regia di Francesco Bruni, già sceneggiatore di tutti i film di Paolo Virzì (tranne La pazza gioia) oltre che dei Tv movie della serie dedicata a Montalbano.

Anche in Tutto quello che vuoi la prima qualità che balza agli occhi è, non a caso, proprio la sceneggiatura: il film è scritto con una grazia, una finezza, una capacità di costruire i personaggi a partire da dettagli solo in apparenza secondari, che è davvero ammirevole. Diversamente da troppi altri film italiani, dove senti frusciare le pagine della sceneggiatura a ogni cambio di scena, in Tutto quello che vuoi il racconto scorre fluido, spontaneo, quasi necessario, come se il narratore fosse riuscito nel più difficile dei compiti: quello di far passare inosservata la propria presenza, quello di dissimulare il proprio mestiere.

Eppure di mestiere ce n’è tanto, in Tutto quello che vuoi: scegliendo di raccontare l’incontro “improbabile” fra un ventenne trasteverino, un po’ coatto e desolantemente ignorante, e un anziano poeta ultraottantenne che sta scivolando a poco a poco nell’oblio ma conserva ancora la curiosità del vivere, Bruni si è assunto un’impresa ad alto rischio. Facile cadere nel didascalico o nell’ideologico. Nel predicozzo buonista e moralista. Invece no. Bruni prima di tutto ama i suoi personaggi. Li tratta come se fossero persone. Li accudisce, li veste, li fa crescere. Studia perfino un linguaggio che li differenzia: lo slang trasteverino per il giovane protagonista e i suoi compari, un italiano aulico e deliziosamente démodé per il personaggio del professore, che si esprime con parole e frasi idiomatiche che farebbero sorridere (“Diamine! Le sono obbligato!”) se non fossero pronunciate da quel gentiluomo elegante e ironico che è Giuliano Montaldo. Il suo vecchio poeta che ha graffiato le pareti dello studio per incidervi parole e frasi che rievocano un episodio della Seconda Guerra Mondiale ha una forza e un fascino quasi irresistibili, tanto che perfino i quattro coatti ne restano ammaliati.

È vero: Tutto quello che vuoi – come è stato detto e scritto – è uno strano ibrido fra Scialla! (il primo film di Bruni da regista) e Quasi amici. Ma poi è anche molto altro: è un romanzo di formazione e un’avventura picaresca, un road movie e un mélo, la storia del superamento della linea d’ombra da parte di un ragazzo che diventa adulto e nello stesso tempo la scoperta di quanti amori e di quante amicizie siano alla fine impossibili.

Bruni scrive con naturalezza e dirige con maestria. Riesce a far condividere anche a noi spettatori l’affetto che prova per i suoi personaggi. Soprattutto – altra cosa non così comune nel cinema italiano – riesce a creare dei personaggi non statici ma evolutivi, personaggi che si mettono in gioco, che cambiano con lo sviluppo del racconto, che si cercano e a volte si ritrovano. Merito anche delle figure minori, mai gratuite, sempre in qualche modo necessarie. Dalla premurosa vicina di casa del poeta, interpretata dalla moglie di Bruni, alla ragazzina Zoe, che vuol riaprire il cinema America e offre al protagonista una possibile via di fuga dal destino che lo vorrebbe inchiodato alla sua maschera da coatto.

Ma il pregio maggiore di una sceneggiatura come questa sta nella limpidezza con cui comunica a tutti che la ricchezza nasce sempre dall’incontro con l’Altro, mentre la frequentazione esclusiva del proprio simile non può che produrre isolamento e coatteria.

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