Produzione, film, incassi – Il cinema si chiede Quo vado?

di Laura Delli Colli

In Italia si produce meno cinema ma sono aumentate le coproduzioni e almeno nei primi mesi dell’anno, certo grazie alla spinta delle commedie di successo (due titoli per tutti: Perfetti sconosciuti e Lo chiamavano Jeeg Robot) e in particolare di un titolo-fenomeno come Quo vado? gli incassi e il numero degli spettatori sono in aumento.

In sintesi è questa la foto di gruppo con la quale si chiude l’annata del cinema, come sempre al centro del consuntivo di fine stagione possibile grazie ai dati ufficiali dell’industria e della Direzione generale per il Cinema, ai quali si aggiunge da qualche anno anche l’analisi qualitativa della ricerca condotta dalla Fondazione Ente dello Spettacolo.

Cosa dicono del cinema italiano, della sua industria, dei suoi spettatori, della tendenza, insomma, che riguarda la produzione ma anche il pubblico? Se il film è (quasi sempre) arte ma, come si diceva un tempo, il cinema è un’industria, diciamolo francamente, sei mesi di ‘ripresina’ in sala sono un segnale interessante ma poco indicativo dello stato di salute di un settore che per fortuna, almeno, sta internazionalizzando la produzione.

I dati dicono infatti che sono stati di meno –per l’esattezza 185 – I film prodotti nel 2015 contro i 201 che erano stati realizzati nel 2014 e che ben 135 coproduzioni disegnano per il 2015 appena concluso un quadro che conferma la tendenza del cinema italiano a trovare sempre di più nuove possibili partnership economiche all’estero. E’ accaduto, analizzando I numeri, nel 72 per cento delle iniziative dei nostril produttori e il partner più frequenze nelle iniziative di coproduzione è stata la Francia..

Se sono stati meno i film prodotti è aumentato comunque il costo medio della produzione cinematografica che ha superato quest’anno i 2 milioni di euro. I film ad alto budget, ovvero con costo superiore a 3 milioni e mezzo di euro, sono stati appena 29 con un costo medio inferiore, comunque, ai 6 milioni di euro.

Un quadro poco incoraggiante, nel quale sembra ancora fondamentale il contributo del tax credit, che consente gli investimenti dei privati, ma non cambia la qualità complessiva della produzione. L’ha detto in questi giorni, illustrando i dati, lo stesso Direttore Generale del Cinema, per il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Nicola Borrelli: “Siamo ancora piccoli in termini di fatturato”. Come smentirlo se in vent’anni il numero dei biglietti venduto è sempre lo stesso, se il cinema non incassa oltre i 100 milioni, mentre il numero dei film distribuiti aumenta e i budget dei film italiani sono più bassi rispetto alla concorrenza ancora fortissimo in sala (e al gradimento?) dei titoli stranieri?

Ancora: è legittimo di fronte a queste analisi chiedersi se una nuova legge – la nuova legge che il cinema sta per avere – cambierà qualcosa. Ma intanto bisognerebbe capire dove vanno i gusti del pubblico: più del 50% della popolazione italiana non va mai al cinema, neanche una volta all’anno. Con una sola novità: sono più le donne che gli uomini ad amare il cinema in sala… Forse ad aiutare l’industria ci vorrebbe qualche indagine qualitativa in più, per capire cosa piace al pubblico e soprattutto bisognerebbe riportare in sala il pubblico più giovane. Che, è chiaro, è proprio quello che manca all’appello…

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