Per amor vostro: la colonna sonora di Epsilon Indi

di Gianni Canova

“Anna è ‘na cosa da niente, cresciuta come ‘na cosa da niente”. Mentre viaggia su un tram dai finestrini appannati, chiusa nel suo cappotto pesante e nei suoi riccioli ribelli, Anna è accompagnata da una ballata in dialetto partenopeo che scivola sopra i suoi gesti e i suoi sguardi, e in qualche modo la “scrive”, la racconta, la connota. Non sarebbe quello che è, Anna, senza quella canzone, e le altre che la avvolgono e la abbracciano e la illuminano nel corso del film. Perché in Per amor vostro di Giuseppe M. Gaudino la musica ha una funzione analoga a quella del coro nella tragedia greca: fa da controcanto all’azione, la interpreta, la commenta, la mitizza. Non solo. Quella coreutica non è l’unica funzione della colonna sonora: da tempo non mi capitava di vedere un film così simile a un’opera. Nella struttura, nella campitura, nel ritmo, nel rapporto fra parlato e cantato. Una scena a caso. Anna – un’intensa, dolente, vitale, sciamanica Valeria Golino, Coppa Volpi a Venezia come miglior attrice – sta pranzando con i figli. Per comunicare usano il linguaggio dei sordomuti. Scherzano, ridono, si gettano addosso briciole di mollica di pane mentre una musica diegetica rende più allegra la scena e la situazione. Ma all’improvviso rientra l’uomo di casa. Il Padre, il Marito. E allora qualcuno fa tacere la musica. La scena piomba nel silenzio. Un silenzio imbarazzato, saturo di tensione. C’è una discussione fra marito e moglie. Poi lui, ancora una volta senza preavviso, smette di parlare e comincia a cantare. Meglio: canticchia, bofonchia. “Sempre pronto a farti male/con un semplice bacio”. Lei non risponde. Si rannicchia verso il bordo dell’immagine. Occupa l’angolo sinistro, con lo sguardo in basso e il capo avvolto tra i suoi riccioli ribelli. Silenzio.

 

La colonna sonora degli Epsilon Indi – nati artisticamente a Roma alla fine degli anni ’80 – mescola con grande intelligenza la musica popolare napoletana e le sonorità elettroniche, a partire da un “libretto” scritto dal regista Gaudino e trasformato dal compositore Sergio De Vito in tre ballate che accompagnano tre scene-madri del film. Spesso la colonna sonora gioca con il repertorio – più volte sono ripresi alcuni vecchi hit del Quartetto Cetra, da “Però mi vuole bene/ tanto bene” a “Juanita Banana” – mentre echi della tradizione neomelodica partenopea si mescolano con sonorità elettroniche che tornano ciclicamente, quasi a evocare la spirale emotiva destinata a girare su se stessa di cui Anna sembra prigioniera.  In un film che continuamente fa la spola tra vivi e morti, fra cieli e mari, fra bianco e nero e colore, fra realtà e immaginazione, la musica è davvero l’elemento danzante che mette il tutto in connessione e che fa volare le immagini dall’inizio alla fine, quasi inseguendo il ricordo di Anna che da piccola si lanciava spavalda da un campanile per il  “volo dell’angelo” nella festa dell’Assunta e che a quel volo, alla fine, inevitabilmente ritorna.

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Commenti

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Giorgio Sintini 2 anni fa

Davvero particolare. Gran bel lavoro questa colonna sonora!

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