PARKING

Autore: Alexandre Perez

Premio: Screenplay Award 2014

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Cristina Mosconi 10 mesi fa

CRISTINA MOSCONI Alexandre Perez riesce a costruire in meno di due minuti un’allegoria del mondo, come luogo di condivisione, conoscenza e paura. Attraverso la rappresentazione di un spazio comune, come un parcheggio sotterraneo, il regista descrive la malsana paura dell’uomo per il diverso. Il piano sequenza mostra inizialmente un uomo che posteggia la propria auto in un parcheggio completamente vuoto. Qualche secondo dopo entra in scena un secondo personaggio alla guida di un SUV che parcheggia accanto all’altro. Una scena all’apparenza semplice, ma allo stesso tempo intrigante e rivelatoria. Momenti di suspense fanno crescere l’attenzione dello spettatore, che attende lo svolgersi della storia tramite lo sguardo fisso di una ripresa immobile. I due uomini sono gli unici personaggi della vicenda, eppure non parlano. Forse perché l’azione, i gesti e gli sguardi, sono i veri protagonisti. In un mondo che offre grandi spazi e possibilità, spesso l’uomo tende ad isolarsi, affezionandosi e difendendo gli stessi spazi che dovrebbero essere luogo di condivisione. All’interno di un mondo-parcheggio, c’è chi fa un passo in più verso l’altro, verso il diverso, verso una nuova cultura. L’autista del SUV, seppur a proprio modo, forse con arroganza, decide di avvicinarsi. L’azione è percepita però dall’altro uomo come un gesto di attacco, di intrusione. In questo splendido cortometraggio si parla di barriere, ma non fisiche, bensì mentali, forse più pericolose e difficili da abbattere. Un gesto di avvicinamento e fiducia, viene visto dal primo personaggio come un’irruzione indesiderata nel proprio spazio vitale, nella propria individualità. Viene rappresentato un mondo schiavo del pregiudizio, alimentato dalla paura e dall’ostilità. La vicinanza e la condivisione diventano spaventose e danno vita ad azioni estreme, quasi buffe. Quando il guidatore del SUV si allontana, chiudendo dopo qualche secondo la macchina, l’altro ragazzo rientra nell’inquadratura. Desideroso di allontanarsi in ogni modo possibile dall’”intruso”, spinge la propria macchina verso un parcheggio più lontano. Azione che simboleggia la forza fisica, ma soprattutto mentale che può governare l’uomo, quando questo, schiavo di pregiudizi, timore e astio, non riesce ad avvicinarsi a qualcosa/qualcuno di diverso. Rifiuta infatti di uscire dalla propria comfort-zone, scegliendo di proteggerla e tutelarla, a discapito del senso di condivisione.

Marta Cons 10 mesi fa

Una sola inquadratura ci trasporta nel mondo asettico di un parcheggio sotterraneo, un luogo tetro e spesso scenario di azioni riprovevoli o corse veloci per raggiungere l' auto. Di notte sembra tutto più tetro. Le luci soffuse ci lasciano catturare una scena alquanto insolita e dai mille volti, uno di essi, il più marcato, è quello del disagio sociale marcato dalla convinzione di dover sempre apparire invece che essere: una bella macchina di trasforma in un monito di povertà mentre, al contratio, un automobile costosa e bella diventa il simbolo di una classe sociale più elevata non solo economicamente ma anche intellettualmente. Niente di pù sbagliato. Assistiamo alla forza dell' uomo nello spostare la sua piccola vettura di seconda mano, quasi si vergognasse e volesse evitare il più possibile il confronto eppure quella dimostrazione di forza nasconde in se una grande determinazione e volontà che andrebbero meglio marcate in una società di sola apparenza.

Laura Da Prato 10 mesi fa

Assistiamo inermi, consapevolmente o meno, alla quotidiana pratica della disattenzione civile. In un mini-mondo asettico come quello di un parcheggio sotterraneo, freddo, vuoto, qualsiasi gesto è amplificato, qualsiasi spazio è vitale. L'uomo animale a-sociale, egoista, prevenuto, che fa trionfare l'Io e il mIo. Una comunicazione di gesti ed espressioni che non ha bisogno di parole. No(n) vale la pena, come canta Eva Maria.

Altea Bondioni 11 mesi fa

In Parking il distacco crea l'attesa. Separa, attraverso lo schermo di un telefono e attraverso l'asetticità di un parcheggio che diventa scenario, o meglio, che è visto come scenario. La storia che si svolge all'interno rompe l'equilibrio con l'intrusione della seconda automobile. Rottura raccontata dalla gestualità del personaggio che, forse per precedenza, forse per immedesimazione, è designato come protagonista. Da questo momento l'attesa è implicita: le figure sono fuori dall'inquadratura e la chiusura della seconda automobile non contribuisce che a prolungarla e accrescerla. Dopotutto, l'equilibrio è rimasto rotto. Il nostro protagonista torna per confermare che l'attesa è valsa qualcosa. Osservando lo spostamento dell'automobile si dà un motivo e si dà un significato. E, ancora una volta con la sua gestualità, il protagonista conclude la storia, come l'inchino di un attore senza pubblico.

Antonio Sarti 11 mesi fa

In questo cortometraggio, dietro quello che potrebbe sembrare un banale atto di quotidianità come se ne vedono ovunque, si può leggere una fobia sempre più marcata per la collettività: in un mondo sempre più connesso che promuove la socialità e al tempo stesso spinge verso la chiusura a riccio su se stessi, anche un semplice parcheggio “fianco a fianco” disturba. Il protagonista corre subito ai ripari e mette in salvo il suo isolamento, un gesto all’apparenza tanto incomprensibile quanto terribilmente attuale.

Francesco Cerminara 11 mesi fa

In questo lavoro di Alexandre Perez i due personaggi non parlano (mentre in L’Acte la donna poteva solo annaspare). Uno arriva con un macchinone e parcheggia vicino l’auto di un ragazzo. Quest’ultimo, non appena il collega di parcheggio va via, decide di spostare la sua vettura con la forza delle braccia. Qui non c’è Bukowski e non ci sono storie di ordinaria follia. Tutto è pacato e freddo come la cinepresa messa alla giusta distanza per riprendere la scena. I sottotesti filosofici affibbiati a Parking sono molteplici: incomunicabilità, non-luogo, sano intrattenimento in una giornata qualunque. Il bello della visione sta proprio nel non avere risposte certe: basta solo lasciarsi trasportare dal flusso delle idee.

Stefania Tomatis 11 mesi fa

Parcheggio vuoto. Luci fredde. Arriva una macchina. Ne arriva una seconda, un Suv, con arroganza si parcheggia di fianco alla prima arrivata. Camera fissa. Il primo uomo torna indietro e sposta la sua auto nello spazio di fronte. Paura del diverso più grande di noi? Volontà di stare lontani dal prossimo? Un mondo che va inesorabilmente verso l'individualismo rappresentato da un parcheggio vuoto. Non tolleriamo più la vicinanza di una persona, anzi cerchiamo di stare lontani a rivendicare un posto in un mondo dove i più furbi si intromettono senza chiedere permesso.

Massimiliano Carvelli 11 mesi fa

Quello che ad una superficiale e disattenta visione potrebbe passare per il semplice spot di un'auto (difficile a questo punto decidere di quale delle due....),in realtà stimola la riflessione sulle paure,i disagi e le ossessioni dell'uomo comune nel mondo moderno e compulsivo del consumismo....liberatorio il gesto finale del protagonista che con la sua azione complessiva attua a modo suo una piccola ribellione/manifestazione di protesta e rivendicazione sociale....consiglio di rivederlo più di una volta,per decifrarlo meglio e coglierne le sfumature...interessante.

Annibale Di Leo 11 mesi fa

Parking ci permette, ben nascosti, di assistere ad uno sguardo nei sotterranei della propria esistenza, dove si cerca di trovare un posto prestabilito, un’oasi di pace nella vita ma come può accadere eccolo sopraggiungere contromano e senza regole l’imprevisto che può sopraffarci. Esso può prenderci di mira e ci potrebbe offuscare (a chi non è mai successo?) L’inatteso seppur agognato ruolo nella vita sottoforma di rivalsa può arrivare anche in un non-luogo qualsiasi, con uno scatto per affermare il proprio essere, rispondendo furbescamente, Io ci sono! Anche se non ho tutti gli optional di serie. Ma nessuno lo sa, in questa luce di ribalta al neon verde, dove ad accorgerci di noi, saremo noi stessi e il nostro orgoglio. In questo parcheggio lontano dal sole, sotto l’occhio sonnacchioso delle telecamere di sorveglianza.

Gianluca Papadia 11 mesi fa

Alexandre Perez ci racconta il tema della rivincita sociale attraverso l’ironica sfida impari tra una piccola utilitaria e il potente SUV. Una guerra senza armi dove l’unica vittoria è conquistarsi un posto proprio, lontano dall’odiato tiranno. Una metafora sulla lotta alle ingiustizie della vita condita dalla disarmante ostinazione del protagonista che, dopo uno sforzo biblico, si gode il trionfo con la più volgare delle esultanze

Stefano Sansoni 11 mesi fa

Reale ed apparente Un confine molto labile se ci soffermiamo sul silenzioso fragore di scelte che si consumano in pochi centesimi di secondo Anche se voltare lo sguardo dal lato opposto sembra sempre essere la risposta migliore Ma in modo sfrenato ci accorgiamo che quelle sono davvero mezze risposte

Francesca Onorati 11 mesi fa

Messico. Il parcheggio vuoto di un centro commerciale. Due personaggi in un piano sequenza. Un frame di vita quotidiana per raccontarci come è possibile prendersi una piccola rivincita sul nonsense che ci mette alla prova ogni giorno. In un mondo dove anche noi finiamo per fare cose senza un senso, ma possiamo sorridere pensando alle soddisfazioni che rendono la nostra vita meno amara.

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