Oscar® 90: vincono ‘La forma dell’acqua’, Gary Oldman e Frances McDormand. A ‘Chiamami col tuo nome’ di Luca Guadagnino l’Oscar® per la sceneggiatura non originale del grande James Ivory.

di Laura Delli Colli

Tempo di lettura: 4 minuti

Tutto come previsto, con poche sorprese, un bellissimo fuori programma al femminile sul palco grazie a Frances McDormand e un brivido d’orgoglio, nella lunga notte hollywoodiana, anche per l’Italia visto che il film di Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome, entrato in gara con quattro nomination, ha portato a casa l’Oscar® grazie a James Ivory – premiato per il miglior adattamento dal romanzo che ha dato origine al film (per la sceneggiatura originale ha vinto Jordan Peele per l’outsider Scappa – Get Out ).

E partendo proprio dalla meritatissima vittoria di una grande firma come Ivory (regista di film come Casa Howard e Camera con vista) diciamo subito che i pronostici di questa 90esima edizione degli Academy Awards sono stati, alla fine, pienamente rispettati.

Vittoria annunciata, dunque, per il film più popolare, la favola visionaria di Guillermo Del Toro The shape of water – La forma dell’acqua (che ha vinto anche per la regia, la scenografia e la musica di Alexandre Desplat), il primo titolo che aveva messo un’ipoteca sugli Oscar®, dopo il Leone d’Oro all’ultima Mostra di Venezia dove si era subito segnalato per il traguardo finale di Hollywood.

E pronostici confermati anche per gli attori, a cominciare da Frances McDormand (Attrice protagonista) e Sam Rockwell (Migliore non protagonista), entrambi dal cast di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, e ovviamente da Gary Oldman, magnifico Churchill de L’ora più buia – Miglior protagonista 2018 – che era seriamente insidiato solo da Daniel Day-Lewis, protagonista del film di Paul Thomas Anderson Il filo nascosto cui sono andati alla fine però solo i costumi.

Prevedibile tra le non protagoniste anche il successo di almeno una delle attrici di I, Tonya. Ed è stata Allison Janey, nel ruolo della madre manipolatrice della giovane pattinatrice protagonista del film (anche lei era candidata), ad avere la meglio su un’altra ‘mamma’ in nomination, Laurie Metcalf, madre in conflitto di Lady Bird, il film indipendente che aveva sorpreso nelle candidature anche per la nomination della giovanissima protagonista Saoirse Ronan, appena 23 anni (battuta però nei record di quest’edizione dal più giovane in assoluto Thimotée Chalamet, il protagonista di Guadagnino, 22 anni, casualmente anche nel cast di Lady Bird).

Tra i momenti più emozionanti della serata proprio la consegna dell’Oscar® ad Ivory – novant’anni come l’Academy a giugno prossimo è il vincitore più anziano nella storia degli Oscar® – che, ritirando la sua prima statuetta per l’adattamento del romanzo di André Aciman, in cui si raccontano emozione e tormenti, ma anche la freschezza di un innamoramento gay nell’Italia alla fine degli anni Ottanta, ha detto: «etero o omosessuali, tutti siamo passati attraverso l’esperienza del primo amore. Grazie a Luca Guadagnino per la sua sensibilità di regista».

Grande emozione e molti applausi anche per i grazie poco rituali di alcuni premiati. Guillermo Del Toro, regista de La forma dell’acqua, parlando di muri e confini ha ricordato “che il cinema è capace di abbatterli proprio quando il mondo vorrebbe renderli più solidi”, come sa bene lui che è nato a Guadalajara, e alla platea ha detto: «Come molti di voi sono un immigrato e negli ultimi 25 anni ho vissuto in un Paese tutto nostro. Dovremmo continuare a sentirci così invece di costruire muri».

Del Toro, a titolo di curiosità, è il terzo regista messicano a vincere un Oscar®, dopo Alfonso Cuarón, premiato per Gravity nel 2014, e Alejandro González Iñárritu, premiato per Birdman nel 2015 e un anno dopo per The Revenant con Leonardo DiCaprio. Bella anche la citazione che ha rivolto a uno dei grandi di Hollywood, Steven Spielberg, una sorta di dedica d’onore a un autore che quest’anno, nonostante il bellissimo The Post, Hollywood ha lasciato inspiegabilmente fuori dalle nomination.

Sul tema della diversità anche il saluto di Wes Studi che ha parlato Cherokee salendo sul palco e, per il corto Silent Child, la regista vincitrice, giovanissima, che ha ringraziato nella lingua dei segni. E ancora le due statuette andate al cartoon Coco, parabola della possibilità per ogni piccolo messicano di riconoscersi in un protagonista.

Momento denso di emozione, ancora, quello di Frances McDormand, moglie di uno dei fratelli Coen, che ha dedicato il premio ai suoi ‘ragazzi femministi’ (il compagno di una vita e il figlio adottivo, in platea nel suo ‘clan’): nell’anno della battaglia contro le molestie e dello scandalo Weinstein ha invitato tutte le nominate di quest’anno ad alzarsi in piedi, chiedendo a Hollywood “di raccontare presto tutte le storie che le donne hanno urgenza di realizzare” scatenando la reazione entusiasta di un girl power spontaneo, più forte di ogni dress code (questa volta la protesta in black dei Golden Globes è stata abbandonata dall’Academy), puntando sui prossimi 90 anni perché siano di “diversità e uguaglianza“. Un tema molto sentito in quest’edizione vinta per l’animazione dalla Pixar con Coco e siglata da molti applausi per This is me cantata dalla “donna barbuta” di The greatest showman.

Per il secondo anno è stato Jimmy Kimmel a condurre – senza incidenti, stavolta – una serata chiusa con il bis, da premiatori, di Faye Dunaway e Warren Beatty (la coppia della gaffe di un anno fa…), aperta con qualche battuta su Weinstein anche all’inizio quando avvicinandosi alla statua in grandezza naturale dello ‘zio’ Oscar® di cui la statuetta prende il nome ha detto: “Sicuramente è l’uomo più rispettoso della città: guardate come tiene le mani ben in evidenza…”Kimmel ha ricordato anche l’importanza di Time’s Up ed è toccato poi a tre star, tutte al femminile, con la leadership di Salma Hayek dare un segnale forte anche su #MeToo e sulla raccolta fondi per le vittime delle molestie.

Dal Miglior attore protagonista, Gary Oldman nel ruolo di Winston Churchill una dedica divertente e affettuosa alla mamma 99enne: “Ora alzati dal divano e prepara il bollitore, io arrivo con l’Oscar®…”.

Tra i più applauditi, l’abito rosa fucsia di Viola Davis che ha consegnato il premio a Sam Rockwell, il viola (a dispetto delle superstizioni italiane), declinato in varie gradazioni a cominciare dal lilla impreziosito dagli strass di Salma Hayek e ancora il bianco elegantissimo di Jane Fonda che ha consegnato con Helen Mirren, in azzurro scuro, il premio a Gary Oldman per L’ora più buia (film premiato anche per il meraviglioso make up di Kazuhiro Tsuji, David Malinowski e Lucy Sibbick). Per i costumi de Il filo nascosto è stato premiato Mark Bridges, che dal palco ha ringraziato “in particolare il regista Paul Thomas Anderson per aver scritto un film così straordinario”. Premio al Miglior documentario per Icarus di Bryan Fogel sul doping tra atleti russi. Tre Oscar®, ma solo tecnici, di quelli che ‘pesano’ meno – tra montaggio, suono e montaggio sonoro – sono andati a Dunkirk, di Christopher Nolan. Sulla scenografia hanno vinto invece Paul Denham Austerberry e gli arredatori Shane Vieau e Jeffrey A. Melvin che hanno ricostruito l’America anni ’60 di The Shape of Water e il mondo subacqueo dell’uomo pesce.

Non ce l’ha fatta, purtroppo, l’arredatrice friulana Alessandra Querzola candidata per Blade Runner 2049. Miglior film straniero, infine, in una cinquina non facile è stato premiato il cileno Una donna fantastica del regista Sebastián Lelio, storia di una transgender che combatte con non pochi pregiudizi della società in cui vive dopo la morte del suo compagno, un industriale che per lei ha lasciato la famiglia con grande scandalo. Il premio per il miglior corto cartoon è andato a Glen Keane (La bella e la bestia, La Sirenetta) e a Kobe Briant per l’autobiografico Dear Basketball. Per i migliori effetti speciali ha vinto Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve con quattro tecnici straordinari come John Nelson, Gerd Nefzer, Paul Lambert e Richard R. Hoover.

Per la fotografia dello stesso film, alla sua quattordicesima nomination, Roger Deakins ha vinto finalmente il suo primo Oscar® mentre il premio per il miglior corto documentario è andato Heaven is a traffic jan on the 405 di Frank Stiefel. Daniela Vega, prima presentatrice trans nella storia degli Academy, ha introdotto la performance dedicata a Mystery of love dal film di Guadagnino, annunciando: “Siete pronti ad aprire il vostro cuore?”.

Hollywood l’ha aperto non solo stanotte di fronte al Chiamami col tuo nome , premiato anche agli Spirit Awards del cinema indipendente.

E noi, in Italia, possiamo essere felici, comunque, per un successo che Luca Guadagnino ci ha regalato dopo un anno di applausi e riconoscimenti in tutto il mondo.

 

Tutti i vincitori della 90/a edizione


Miglior film
La forma dell’acqua 

Migliore regia
Guillermo del Toro – La forma dell’acqua 

Miglior attore protagonista
Gary Oldman – L’ora più buia 

Migliore attrice protagonista
Frances McDormand – Tre manifesti a Ebbing, Missouri 

Miglior attore non protagonista
Sam Rockwell – Tre manifesti a Ebbing, Missouri 

Migliore attrice non protagonista
Allison Janney – I, Tonya 

Miglior sceneggiatura originale
Jordan Peele per Scappa – Get Out 

Migliore sceneggiatura non originale
James Ivory – Chiamami col tuo nome 

Miglior film straniero
Una donna fantastica (Cile) di Sebastian Lelio

Miglior film d’animazione
Coco 

Miglior montaggio
Lee Smith – Dunkirk

Migliore scenografia
Paul Denham Austerberry (Production Design); Shane Vieau and Jeffrey A. Melvin (set decoration) The Shape of Water

Migliore fotografia
Roger Deakins – Blade Runner 2049 

Migliori costumi
Mark Bridges – Il filo nascosto 

Make up e acconciature
Kazuhiro Tsuji, David Malinowski, Lucy Sibbick – L’ora più buia

Effetti speciali
John Nelson, Gerd Nefzer, Paul Lamber, Richard R. Hoover – Blade Runner 2049 

Miglior sonoro
Mark Weingarten, Gregg Landaker, Gary A. Rizzo- Dunkirk

Miglior montaggio sonoro
Alex Gibson, Richard King – Dunkirk

Miglior colonna sonora originale
Alexandre Desplat – La forma dell’acqua

Miglior canzone
Remember Me di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez – da Coco 

Miglior documentario
Icarus di Bryan Fogel, Dan Cogan

Miglior corto documentario
Heaven is a Traffic Jam on the 405 di Frank Stiefel

Miglior cortometraggio
The Silent Child di Chris Overton e Rachel Shenton

Miglior corto di animazione
Dear Basketball di Glen Keane e Kobe Bryant

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