Oscar 2016: miglior fotografia e montaggio

di Gianni Canova

Oscar alla miglior fotografia

Ed Lachman (Carol)

Robert Richardson (The Hateful Eight)

John Seale (Mad Max: Fury Road)

Emmanuel Lubezki (Revenant)

Roger Deakins (Sicario)

Oscar per il miglior montaggio

Hank Corwin (La grande scommessa)

Margaret Sixel (Mad Max: Fury Road)

Stephen Mirrione (Revenant)

Tom McArdle (Il caso Spotlight)

Nareyann Brandon e Mary Jo Markey (Star Wars: il risveglio della Forza)

Non c’è due senza tre. Chissà se gli Oscar 2016 confermeranno il pronostico. L’unico che sulla carta lo può fare è Emmanuel Lubezki, classe 1964, messicano: nella sua carriera Chivo – così lo chiamano gli amici – ha collezionato ben sette nomination all’Oscar per la fotografia e ha vinto nelle ultime due edizioni consecutive, rispettivamente con Gravity di Alfonso Cuaròn nel 2014 e con Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu nel 2015. Quest’anno è candidato per il nuovo film di Inarritu, Revenant: se vincesse – i bookmaker lo danno per favorito – riuscirebbe nell’impresa “impossibile” di vincere l’Oscar per tre anni consecutivi. Impresa storica, per molti versi: nessun attore – per dire – c’è mai riuscito, e chi ha collezionato più statuette di fila ne ha vinte due. “Solo” due:  è il  caso di Spencer Tracy, Tom Hanks e Katharine Hepburn.  Ma Lubezki merita questo record: sul set di Revenant ha messo a frutto la lezione appresa lavorando con maestri come Terrence Malick e Tim Burton e ha scelto di girare sempre e solo con luce naturale, all’aperto, con l’intento di rendere non solo visibile ma quasi anche palpabile la natura minacciosa e selvaggia che circonda le origini del mito americano. Così facendo ha trasformato foreste innevate e cieli stellati in opere d’arte, riuscendo a dare a ogni sua immagine una densità e una qualità pittorica davvero senza pari. Non c’è gioco, in questa categoria: gli altri candidati sono lontanissimi da Lubezki, al secondo posto nei pronostici c’è Roger Deakins per Sicario, ma la distanza sembra a oggi quasi incolmabile.

Più movimentata la competizione nella categoria montaggio: tutti i candidati hanno pedigree di grande rispetto e presentano film in cui il lavoro di montaggio è davvero decisivo. Mirrione – candidato per Revenant – ha già vinto un Oscar per Traffic ed è stato candidato per Babel, sempre di Inarritu, Corwin – candidato per La grande scommessa – è alla prima nomination ma vanta collaborazioni d’eccellenza con Terrence Malick, Robert Redford e Oliver Stone, McArdle è alla quinta collaborazione consecutiva con il regista Ton McCarthy, la Brandon e la Markey sono abituali collaboratrici di JJ Abrams, mentre la Sixel è la moglie del regista George Miller, che l’ha voluta in moviola – si fa per dire… – per dare al montaggio un  taglio diverso e inconsueto rispetto ai soliti film d’azione. I pronostici danno un testa a testa fra Corwin e Sixel: entrambi hanno fatto un lavoro ammirevole sul ritmo, anche se titanica sembra l’impresa della Sixel: ha lavorato su 470 ore di riprese e le ha ridotte a 120 minuti, consegnandoci un film con ben 2700 tagli di montaggio. L’impressione travolgente, forsennata, velocissima e rapinosa che il film trasmette dipende e deriva prima di tutto dal suo lavoro. Vincesse, sarebbe una vittoria meritata. Ma lo sarebbe anche una vittoria di La grande scommessa: lì il lavoro del montaggio si vede un po’ meno, ma è ugualmente decisivo.

 

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