Oscar 2016: miglior colonna sonora

di Gianni Canova

Oscar miglior colonna sonora

Carol (Carter Burwell)

Sicario (Johann Johannsson)

The Hateful Eight (Ennio Morricone)

Bridge of Spies (Thomas Newman)

Star Wars: Episode VII (John Williams)

 

Oscar miglior canzone

Earned It (da Cinquanta sfumature di grigio)

Manta Ray (da Racing Extinction)

Simple Song #3 (da Youth)

Til it Happens to You (da The Hunting Ground)

Writing on the Wall (da Spectre)

 

Quest’anno agli oscar la presenza italiana è più sonora che visiva. Quasi a confermare il luogo comune che descrive l’italiano come un inguaribile canterino, e gli italiani come un popolo di melomani cantanti e musicisti, le uniche due categorie in cui il nostro paese si è guadagnato una nomination sono quelle per la miglior colonna sonora (con le musiche scritte da Ennio Morricone per The Hateful Eight di Quentin Tarantino) e per la miglior canzone (con la nomination a Simple Song #3, dal film Youth di Paolo Sorrentino).

Almeno uno dei due dovrebbe farcela. E pare proprio che per il maestro Morricone, 87 anni, possa essere la volta buona: dopo l’Oscar alla carriera ricevuto dalle mani di Clint Eastwood nel 2007 e dopo le 5 nomination andate a vuoto (per I giorni del cielo, Mission, Gli intoccabili, Bugsy e Malena), il film di Tarantino potrebbe offrirgli finalmente l’occasione per conquistarsi sul campo  un Oscar “vero”. Sulla colonna sonora di The Hateful Eight ho già avuto modo di scrivere proprio su WLC: mi pare che Morricone sia riuscito a creare una colonna sonora sinistra e invernale, stridente e ululante, fatta di archi e fagotti, di percussioni martellanti e di violini inquietanti, che riempiono l’aria già satura di neve anche di cupi e sinistri presagi. Un lavoro straordinario, che mi pare non abbia concorrenti all’altezza. Thomas Newman per Il ponte delle spie non sfugge ad esempio a una certa retorica da spy-story anni ’60, mentre anche il grandissimo John Williams (con già 5 Oscar vinti e 50 nomination accumulate dal 1968 ad oggi, l’unico che secondo le previsioni potrebbe insidiare Morricone) si presentata con un lavoro abbastanza di routine, con un unico brano, il tema di Rey, davvero emozionante e complesso, ma per il resto con una partitura che  certo non è all’altezza delle sue cose migliori. Incrociamo le dita: mi azzardo a dire che la notte fra il 28 e il 29 febbraio dovremmo vedere Morricone sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles.

La competizione è più aperta sul fronte della miglior canzone. I bookmakers danno un testa a testa fra la canzone di Lady Gaga per The Hunting Ground, il bel documentario sui casi di stupro nei college statunitensi, e il brano di The Weekend, cantante R&B canadese, per Cinquanta sfumature di grigio. Scarse – pare – le possibilità per il brano di David Lang Simple Song #3 che chiude magistralmente Youth di Paolo Sorrentino. Peccato: le altre canzoni candidate sono – come dire – “decorative”, danno un po’ di sound e di colore, ma non hanno quella capacità di entrare nella storia e di condizionarla come fa la canzone eseguita nell’apoteosi finale dal soprano Sumi Jo in Youth. Chi ha visto il film sa che questa canzone è la vera protagonista della storia, che tutto ruota intorno a lei, e che il fatto di arrivare a dirigerla nella scena finale contiene e condensa tutto il dramma del protagonista interpretato da Michael Caine. Raramente mi è capitato di vedere un film in cui la musica sia motore di creazione e una canzone abbia un ruolo così rilevante. Probabile che i giurati dell’Academy non lo capiscano. Peccato. In ogni caso, Youth entrerà nella storia del cinema, gli altri quattro film candidati in questa categoria probabilmente no. Ad eccezione, forse, di Spectre. Ma non vincerà neppure lui. E comunque, ricordate sempre cosa dice in Youth il maestro Ballinger/Michael Caine: “Io capisco solo la musica. E sai perché la capisco? perché la musica non ha bisogno delle parole  né dell’esperienza. La musica c’è”.

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