oscar 2016: le migliori sceneggiature originali e non originali

di Gianni Canova

Miglior sceneggiatura Originale.

Matt Charman, Joel & Ethan Coen (“Il ponte delle spie”)

Pete Docter, Meg LeFauve, Josh Cooley (“Inside Out”)

Tom McCarthy and Josh Singer (“Il caso Spotlight”)

Alex Garland (“Ex Machina”)

Jonathan Herman, Andrea Berloff, S. Leigh Savidge and Alan Wenkus (“Straight Outta Compton”)

I boolmakers danno per favorito il film di Tom MacCarthy Il caso Spotlight sullo scandalo che tra il 2001 e il 2002 travolse la diocesi di Boston per l’elevato numero di abusi sessuali sui minori commessi da preti e prelati: sceneggiatura di ferro, ritmo incalzante, grande capacità di coinvolgere e appassionare raccontando un’inchiesta giornalistica che denuncia il male oscuro della pedofilia. Il modello è il cinema civile e di denuncia degli anni ‘70’, stile Tutti gli uomini del Prersidente, molto gradito ai giurati dell’Academy e alla loro coscienza. L’unico altro titolo che pare potrebbe competere è Inside Out: se Spotlight rappresenta la tradizione, il film della Pixar è invece innovazione e sperimentazione pura. Se non altro perché affronta e risolve un problema gigantesco dal punto di vista della sceneggiatura che è quello di dar forma e corpo alle emozioni primarie di ogni essere umano (la paura, l’angoscia, la rabbia, il disgusto, la gioia…). Rendere visibile l’invisibile: dovrebbe bastare questo a segnalare l’eccellenza. Ma forse Inside Out è troppo avanti per il gusto medio dei giurati. Il ponte delle spie di Steven Spielberg, con la sua robusta e appassionata spy story  , così come la storia del primo gruppo gangsta rap nei ghetti di L-A narrata in Straight Outta Compton sono praticamente fuori gioco. Dipendesse da me, premierei Ex machina di Alex Garland: per come sa rendere erotica una donna-robot. E perché inventa un mondo e lo rende credibile. Che è poi quello che io chiedo al cinema. Portarmi ai confini della realtà. E magari anche fuori. Ma la maggior parte degli spettatori si aspetta invece, legittimamente, che il cinema immerga ancor di più dentro il mondo reale. Per questo, credo, vincerà Spotlight.

 

Miglior sceneggiatura non originale

Emma Donoghue (“Room”)

Drew Goddard (“The Martian”)

Nick Hornby (“Brooklyn”)

Adam McKay and Charles Randolph (“La grande scommessa”)

Phyllis Nagy (“Carol”)

Tra le sceneggiature realizzate come adattamento di un’opera già esistente, l’Oscar 2016 se lo giocano – stando alle previsioni degli esperti – The Martian di Ridley Scott (basato sul romanzo L’uomo di Marte di Andy Weir) e La grande scommessa, avvincente analisi della crisi finanziaria 2007-2010 narrata a partire dall’omonimo libro di Michael Lewis. A ben guardare, sono entrambi disaster movie, uno virato sul registro science fiction, l’altro sul registro reality fiction. Quale dei due vincerà? I bookmaker danno favorito il film di Adam McKay, se non altro per il fatto che la sua sceneggiatura è a sua volta una “grande scommessa”: come rendere narrativamente avvincente un crack finanziario e, soprattutto, come raccontare in modo semplice e comprensibile ciò che è invece tremendamente complesso. La grande scommessa ci riesce prendendo tutti in contropiede: vincesse, sarebbe un oscar meritato. A me non dispiace neppure la sceneggiatura di Carol, dal romanzo omonimo di Patricia Highsmith. Per come sa entrare in profondità nei segreti e nei fantasmi del femminile. Per come ricostruisce un’epoca, gli anni Cinquanta, anche nei suoi modelli linguistici, emozionali e comportamentali. Per come delinea due personaggi – la femme fatale di Cate Blanchett e la ragazzina-cerbiatta di Rooney Mara – che non si dimenticano facilmente. Ma la storia lesbo potrebbe urtare i giurati più moralisti (e ce ne sono…!).  Temo che Carol abbia poche chances.

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