Nos plus belles années

Premio: Premio per la migliore interpretazione maschile
Artista: de Alexia Bourne-Maison

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Gianluca Gervasoni 4 mesi fa

Nos plus belles anneés. Gli anni più belli, gli anni più fragili. Agrodolce, feroce, si intitola così il corto-denuncia di Alexia Bourne-Maison sul bullismo giovanile, ma avrebbe potuto chiamarsi anche Rièn, "niente". Niente come quella tipica negazione, quella che per tacita convenzione ogni ragazzo del mondo oppone alle preoccupazioni della madre: niente a che hai fatto a scuola, niente a come è andata la giornata, niente a cosa ti ha rubato la giovinezza. Niente come quello che i coetanei fanno per aiutare il più debole, lasciandolo sfilare tra loro come un fantasma o una buffa visione. Caratterizzato da un sapiente uso dell'essenzialità, la potenza di questo corto è tutta dovuta alla carica dei sottintesi. Quello che percorre il "viale della vergogna", dalla scuola all'uscita in strada, sembra un semplice ragazzo sino a quando non viene messa a fuoco, poco a poco, la sua reale natura di bersaglio. Nervi a fior di pelle, lacrime ingoiate, scarabocchi in faccia, jeans fradici di paura, così il protagonista si allontana, un passo dopo l'altro, dall'ennesima violenza subita. Grande risalto viene dato alle emozioni, alla mimica dell'attore e alla sua capacità di far trapelare la vergogna e lo sgomento pur nascosti sotto l'instabile corazza di cui il suo alter ego si ammanta mentre incede a testa alta - sforzo che vale all'interprete Hugo Chaure il premio per la miglior interpretazione maschile. Particolarmente destabilizzante poi il finale, quel sorriso amaro che esce di scena e che lascia a noi, spettatori e società, il compito di chiederci cosa accadrà adesso; se il ragazzo stia solo tornando dalla madre con una maschera rassicurante o se in quel suo ghigno, in quelle sue amorevoli menzogne sussurrate, non si celi piuttosto la decisione estrema di sottrarsi finalmente anche ad un solo altro giorno degli anni migliori.

Marco Grasso 4 mesi fa

Un titolo antifrastico, quello scelto da Alexia Bourne-Maison, per una tematica controversa e profondamente attuale: “Nos plus belles années” edifica tramite lo scarto dello scibile, decretato da un abile uso del campo/controcampo, il dramma appena consumato all’interno di un edificio scolastico. L’incisivo Hugo Chaure – che per il suo contributo attoriale ha ricevuto il Premio alla miglior interpretazione maschile al Mobile Film Festival 2017 – personifica un giovane studente, ripreso nell’atto apparentemente ordinario di uscire da scuola. Ma esaminati da vicino, il suo corpo e i suoi effetti personali rivelano gradualmente i segni stigmatici di una violenza puerile, scaturita da una mancata accettazione da parte dei coetanei – asserviti al subdolo conformismo del branco. Al palesamento progressivo dello spettro di un meschino abuso quotidiano, si accompagnano i passi scalzi e mortificati di un figlio scisso tra la famiglia e la scuola, che rassicura una madre ignara con la sua versione edulcorata della realtà, distillata attraverso lo schermo umbratile e incrinato di uno smartphone.

Francesco De Salvo 4 mesi fa

Il cortometraggio segue la strada di un ragazzo, evidentemente, vilipeso da alcuni suoi coetanei prepotenti, che si vede costretto a mentire alla propria madre circa la propria situazione, raccontandole di una giornata allegra e tranquilla per rasserenarla, nascondendo ciò che è stato, con ogni probabilità, un vero e proprio inferno. Quando si trattano tematiche inerenti il bullismo risulta sempre abbastanza complicato non risultare scontati, Alexia Bourne-Maison ci riesce alla grande, in poco più di un minuto, rilasciando un messaggio che non dovremmo mai sottovalutare: non è tanto il primo piano sullo schermo rotto, da cui parte la narrazione, né il pene disegnato in faccia e neppure le scarpe sottratte o gli occhi lucidi, tristi, tantomeno il pantalone bagnato ciò che indigna fortemente, quanto l'indifferenza generale della "folla solitaria", raccontata prima da tre persone, poi in una passante che incrocia con lo sguardo per qualche istante il cammino di Hugo Chaure (il nome dell'attore protagonista del breve film) e poi da altri tre studenti.

Amalia Santiangeli 4 mesi fa

Il tema trattato è delicato, ma carico di ferocia disumanità. Ogni volta che una persona subisce un ingiustizia, una violenza, un furto meriterebbe di essere protetto, sostenuto e difeso. Spesso le violenze che si subiscono, soprattutto se si è giovani tendono a passare attraverso, silenzio, vergogna, mistificazione e si è soli di fronte al male ed alla sua manifestazione. Questo film pone di fronte alla solitudine ed alla sofferenza di chi vive il trauma del bullismo. Toccante e preciso come dettagli di denuncia sociale, picologica e morale. Molto ben reallizzato, coinvolgente, significativo ed educativo.

Elsa Naddeo 4 mesi fa

Nos plus belles années film diretto da Alexia Bourne-Maison con protagonista Hugo Chaure che per questa performance ha vinto il premio miglior interpretazione maschile al Mobile Film Festival. Una trama dall'apparenza semplice che racconta una telefonata che un figlio fa ad una madre dopo essere uscito da scuola. Domande di routine, voti presi ai compiti, un '' non ti preoccupare non è niente di che'' ed un '' ti voglio bene'' finale. La forza di questo corto sta nel mettere in scena la dicotomia tra parole e gesti. Le parole rassicuranti del ragazzo nel tranquillizzare la madre vanno in contrasto con ciò che il suo corpo mostra. Disegni sul viso, scritte dietro lo zaino, risate, sguardi, pantalone bagnato ed infine lacrime agli occhi; occhi che vanno man mano che la camminata prosegue ad intensificarsi di quel dolore e di quel velo di vergogna che rende fragile un ragazzo ma allo stesso tempo forte perchè non può far soffrire l'unica persona che lo ama davvero, la madre. Anche la dicotomia a livello d' inquadrature tra soggettive ed oggettive enfatizza lo stato di forte turbolenza che prova il giovane. Oggettive che mostrano i segni subiti e soggettive invece che mostrano come lui viene visto dagli altri. Lo sguardo di chi giudica senza alzare un dito, senza riuscire a dire basta, senza rendere quegli anni belli. Un piccolo corto che racchiude, già dal titolo ,la forte opposizione di elementi tecnici, visivi, gestuali che non permettono alla vittima di sentirsi un essere umano, di sentirsi vivo. La sofferenza trapelata dalle immagini consente allo spettatore di comprendere che dietro ad ''non ti preoccupare'' si nasconde una storia di un ragazzo che sta cadendo a pezzi ma che ha ancora la forza di dire '' ti voglio bene'' alla propria madre.

Marta Borucinska 4 mesi fa

Non sempre un buon proposito implica un buon prodotto. In nos plus belles annees, si percepisce una tematica tanto conosciuta quanto ancora forte, il bullismo, nonché la sua figlia più crudele: la vergogna della vittima. Però, sebbene il messaggio sia chiaro, l'impatto emotivo resta piatto, a mio avviso, e quindi una denuncia giusta, ma poco incisiva.

Mariaelena Romeo 4 mesi fa

Un’opera violenta e radicalmente brutale nel suo andamento e nella sua rappresentazione visuale, Nos plus belles anneés di Alexia Bourne-Maison è un vero e proprio atto di denuncia contro l’intolleranza e la violenza. Questo cortometraggio è narrato senza alcun filtro e senza alcuna via di mezzo non attraverso le parole, poiché quelle celano e mentono, ma tramite le immagini, le espressioni e il linguaggio corporeo. Il ragazzino viene vessato costantemente e tutta l’angoscia subita dalla vittima è mostrata chiaramente in un climax di immagini che sono il risultato di un’inquadratura sequenziale che parte dal viso finendo per mostrare su tutto il corpo i segni di scherno e bullismo cui egli è sottoposto. Il corpo, appunto, diventa una tavolozza sulla quale i bulli hanno dipinto ogni genere di offesa e il percorso che egli compie, armato di uno sguardo sempre più ferito e terrorizzato, è l’analogo di una lapidazione o della pratica medioevale di dubbio gusto della cosiddetta camminata della vergogna. È crudo, ma è questo ciò che lo spettatore coglie: angoscia, tristezza e rabbia esattamente in tale ordine, mentre tutta la scena si consuma creando negli occhi di chi la osserva da spettare un tono di indignazione generale. Un aspetto inquietante è l’omertà che si evince negli occhi di coloro che osservano il personaggio mentre, nella sua condizione di disagio, mente telefonicamente a sua madre nel chiaro tentativo di rassicurarla. Il silenzio attorno a lui non è solo il silenzio dei compagni, che non fanno nulla per schierarsi contro l’ingiustizia annoverandosi anch’essi nella schiera dei carnefici, ma è un’allegoria del fatto che la maggior parte della società sembra essere immune al sentimento di pietà, poiché già contagiata da una cecità inquietante e dilagante.

Beatrice Sapio 4 mesi fa

"Goditi gli anni del liceo, sono quelli più belli!" Certamente, almeno che tu non sia diverso da tutti quelli che ti circondano. Corto veramente emozionante che vuole denunciare la realtà nella quale purtroppo molti giovani si possono rispecchiare. Molto spesso si tende a reagire come il protagonista: minimizzare il problema, fare finta di niente, rassicurare i genitori che tutto sta andando bene, non è successo niente, sono solo bravate tra ragazzi. In un solo minuto, Nos Plus Belles Annees, ci catapulta nella vita di questo ragazzo così fragile ma così forte allo stesso tempo che non possiamo far altro che sorridere con lui quando alla fine esce da scuola. Sorridere perché basta, è finita. Anche oggi abbiamo superato tutto ma domani andrà sicuramente meglio. Trovata molto intelligente quella di farci scoprire tutto poco alla volta. Una bugia, una scusa alla madre, un ostacolo che il protagonista ha superato senza farsi abbattere dai bulli.

Roberta Mei 4 mesi fa

Se l'argomento bullismo non viene trattato mai abbastanza, è anche vero che spesso è facile scadere nella retorica; non è il caso di "Nos plus belles années", dove questa tematica viene portata in scena con tatto e discrezione. Il corto non mostra alcun flash della violenza subita dal protagonista, eppure noi la vediamo tutta: sta nei suoi abiti spiegazzati, nei disegni offensivi sulla faccia, nella ferita che porta dentro gli occhi. Sentiamo la durezza e il freddo di quell'asfalto che è costretto a calpestare con le sole calze, il cinismo degli sguardi perplessi e diffidenti che gli vengono rivolti. Ma vediamo anche il suo bisogno di proteggere chi lo ama da tutto questo - il desiderio di gettarsi alle spalle, anche per oggi, quel microcosmo di dolore e umiliazione quotidiana. Concentrandosi non sull'atto di bullismo in sé, ma sui segni inferti da questo, il regista si avvicina alla storia del protagonista con delicatezza, lasciando alla sensibilità dello spettatore la libertà di immaginare, comprendere e farsi toccare da ciò a cui assiste. L'attore ci regala un'interpretazione credibile e sentita, un'elemento imprescindibile in una sceneggiatura costruita interamente sulle spalle del suo personaggio. Ci consegna un frammento del mondo di questo ragazzo, solo ma combattivo, al quale vorremmo poter dare un abbraccio e una pacca di sostegno. E dirgli che, presto o tardi, le cose cambieranno.

Antonia Lamanna 4 mesi fa

Nos plus belles années è l’antifrastico titolo dell’efficace corto di Alexia Bourne-Maison. In una manciata di secondi la regista si allontan, finalmente, dal coro dei nostalgici dell’adolescenza. Quelli che della maschera ne hanno fatto volto e comunemente vanno ripetendo agli “adó” che “beati voi, potessi avere io sedici anni”. E Alexia sussurra, invece che urlare, che avere sedici anni è un incubo. Ignorati da tutti nel bisogno e derisi da chiunque nella diversità. Io protagonista, vittima di bullismo, esce da scuola al suono della campanella, senza scarpe, con il volto sporco di pennarello nero ed un cartello, che si presuppone offensivo, appeso allo zaino. Cammina e rassicura, parlando al cellulare dallo schermo distrutto, la madre preoccupata. Intorno il vuoto. L’indifferenza, quella a cui gli ebrei hanno dedicato un muro al binario 21 della stazione centrale di Milano. La ragazza che incrocia Hugo Chaure, mirabile interprete della vittima,vede il cartello e non fa niente, non si affretta a buttarlo via, così come il crocicchio di giovani davanti al cancello si limita a guardarlo. Nessun gesto di aiuto, nessun movimento, solo occhiate vagamente curiose. Perché questa è l’adolescenza: incrocia gli sguardi del mondo invano, spesso incompresa, a tratti ignorata, quasi sempre insultata. I grattacieli sullo sfondo costituiscono la perfetta cornice di una solitudine metropolitana.

Pasqualino De Rosa 4 mesi fa

"I nostri anni più belli" Ossimoro lampante tra titolo e cortometraggio, una ragazzo esce da scuola e tramite telefonata con la madre le dice che la giornata è andata bene, tranquilla e piuttosto regolare. Nessuno gli ha più dato fastidio da quando il professore è intervenuto, o almeno così rassicura la madre, che almeno avrà il cuore tranquillo mentre il ragazzo si ritroverà a fine chiamata catapultato nell'oscuro mondo reale che dovrebbe rappresentare il periodo "migliore" della sua vita. NOS PLUS BELLES ANNÉES è una denuncia, una denuncia sociale verso il bullismo e le catastrofiche conseguenze dello stesso. La fotografia del corto è fredda e spenta, spenta forse come la speranza di un giovane ragazzo che non vede una soluzione ai suoi problemi e neanche lontanamente riesce a scorgere quella luce che lo porterà al di fuori del tunnel. Un finto sorriso è quello che più ci porta a capire nel profondo la situazione del protagonista, fingere ora è l'unica soluzione per evitare ulteriori problemi stavolta alla madre piuttosto che a lui, ma è con quel finto sorriso che un'altra vita soccombe silenziosamente mentre altri non se ne accorgono. I migliori anni della nostra vita!

anna paciello 4 mesi fa

Un corto curato nei minimi dettagli, in cui ogni piccola cosa, ogni piccolo sguardo ha un ricco significato, che ti colpisce dritto e che ti porta a riflettere e soprattutto a convincersi che non bisogna vivere di paura né di vergogna per ciò che si è. Vediamo un protagonista che al primo impatto ci fa tenerezza, ci porta tristezza, quasi rabbia nei confronti del mondo così ignorante e superficiale nel quale spesso ci troviamo a vivere, ma è proprio la sua stessa figura che porta a farci cambiare idea, che fa cambiare idea ai passanti che lo osservano con compassione, è fiero di ciò che è, a dispetto di tutto, sicuro di avere qualcuno che lo ama e consapevole di star vivendo gli anni più belli, tutto il resto passa in secondo piano.

Daniela Santissimo 4 mesi fa

Lo screenplay rotto del telefono ci catapulta tra i bulli. Il sorriso della vittima vince su tutto.

Domenico Rotelli 4 mesi fa

Distrugge il cuore in mille pezzi. Tocca le corde più sottili della sensibilità, portando un sentimento di tristezza e nello stesso tempo rabbia. Un ragazzo nel fiore della sua giovinezza si ritrova la sensibilità lesa, l'umiliazione ai massimi livelli, la personalità compromessa e gli occhi pieni di lacrime. Nonostante tutto questo dolore inflitto, gli sono rimasti quei venti secondi di forza minima di chiamare la mamma e rassicurarla della mattinata scolastica trascorsa. Sentire la voce della sua mamma è come un sollievo, se pur minimo nel suo cuore lacerato ma che comunque non riuscirà a far esternare quella sua richiesta di aiuto che la sua anima sta gridando, per paura e vergogna. "Ascoltiamo i silenzi dei giovani"

Federica Bellini 4 mesi fa

In poco più di 1 minuti nos plus belle années dimostra come gli anni più belli della nostra vita possono essere atroci e sofferenti. Oggi il bullismo é particolarmente diffuso e come tanti altri ragazzi come il ragazzo del video subiscono temendosi tutto dentro e senza parlarne con altri . Nel caso di questo video notiamo come questo ragazzo con la madre si dimostra forte in modo da non rendere preoccupata la madre e cercando di tenere duro cammina ma notiamo bene come la sua faccia sia sofferente . Dietro quel viso forte e sicuro c'è una persona che grida aiuto e che soffre e provare a sembrare capace di gestire la situazione non significa realmente riuscirci perché sappiamo bene che il ragazzo indossa una maschera e sotto quella maschera c'è una persona che si sente impotente di fronte alle cose che gli vengono fatte come i disegni sul viso , lo schermo del cellulare e infine il fatto di camminare scalzo . Questo é un video che apre gli occhi alle persone e ci sensibilizza in modo da farci capire le grida di aiuto delle persone . Non aspettate che siano loro a parlare perché loro non diranno mai di aver bisogno di aiuto perché come il ragazzo del video cerca di andare avanti e essere forte per se stesso e per sua madre .

giada aversa 4 mesi fa

Quanto si può riuscire a comunicare in un solo minuto? Si può dipingere un’emozione, si può creare empatia in poco più di 60 secondi? Si possono tracciare i contorni dello spaccato di vita di una persona, in un tempo così breve? Guardando “Nos plus belles annèes” non si può che rispondere: si. Il titolo amaramente ironico “i nostri anni più belli” ci trascina al centro della vortice che è la vita di un ragazzo qualsiasi: di lui non sappiamo nulla, né il suo nome, né il suo passato; ma con immagini calibrate con grande attenzione, ci vengono centellinati, in quel minuto abbondante, dei piccoli indizi su questo sconosciuto, che parla al telefono con la madre e gli racconta brevemente la sua giornata, mentre una parola dopo l’altra il sorriso sul suo volto si rivela per quel che è realmente: una maschera, indossata per nascondere la sofferenza agli altri e a se stesso. Al contempo, tanti piccoli dettagli, come uno schermo rotto di un telefono, delineano agli occhi dello spettatore un quadro ben più amaro di quel che le parole sembrano trasmettere; le immagini sono un grido silenzioso, ci prendono per mano e ci guidano in un viaggio lungo un minuto attraverso i dettagli, invitandoci a vedere le cose al di là dell’apparenza e a capire la vera storia delle persone, celata sotto le bugie che raccontano e i sorrisi che indossano. “Nos plus belles annèes” , in soli 75 secondi, riesce ad afferrare e trascinare le persone al suo interno e a liberarle poco dopo con una sorta di groppo in gola e una consapevolezza in più.

giada aversa 4 mesi fa


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