Non tutte le prime vengono col buco

di TBWA-admin

Vi è mai capitato di dover soffocare una risata durante un momento serissimo? Trattenere il ghigno con la mano perché la tempistica era completamente sbagliata? Insomma, apparire fuoriluogo.

E’ successo a un nostro vicino durante la visione di L’isola dell’angelo caduto, il debutto in regia del romanziere Carlo Lucarelli, un noir surrealista ambientato nell’Italia fascista del 1925.

Sullo schermo la scena vedeva coinvolto il cattivo di turno (Gaetano Bruno) intento a consumare con foga il suo pasto sotto gli occhi affamati dei suoi commilitoni. A pochi passi dalla nostra postazione un signore, con l’impermeabile ancora zuppo di pioggia e da poco entrato, scoppia in una fragorosa e rumorosa risata senza motivazione valida. Il suo suono ha un effetto osmotico sulla platea; si diffonde e ci coinvolge come fosse il canto di una sirena ulissiana.

Siamo certi che l’intento di Lucarelli, nel raccontare quel frangente della complicata storia giallista, mentre ormai sullo schermo scorrevano altre scene, non fosse di diffondere ilarità. Ma la sala ride, per colpa o per merito del nostro vicino ‘inzuppato’.

Nonostante si tratti della trasposizione di uno dei suoi romanzi più belli, nonostante lo sforzo dietro la macchina da presa, Lucarelli non convince i presenti in sala. Un pubblico molto attento e competente (“Ho letto tutti i suoi romanzi”, ci svela una signora all’uscita) che però rimane con l’amaro in bocca, peccato.

Lo stesso autore, molto candidamente, ci tiene a sottolineare in sala stampa: “E’ un film volutamente sopra le righe, visionario e surreale. Ma se non vi piace vuol dire che l’ho fatto male”.
Chapeau per l’onestà.

Vorremmo strappargli un sorriso, ma forse il momento non è il più opportuno.
Forza Carlo, non tutte le prime vengono con il buco.

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