NO-SENSE

Autore: Julien Lessi
Premio: Grand Prize France 2016

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Annibale Di Leo 10 mesi fa

Guardando No-sense ci si chiede in maniera corale in quale punto della storia umana abbiamo sbagliato per arrivare a questo risultato, in un futuro non troppo lontano. Il post-apocalittico è una tema molto utilizzato, sia in un futuro prossimo (delicatessen) che avanti veloce nella marcia del tempo. Qui Julien Lessi con poche pennellate e secondi ci dipinge tutta la paura del futuro con una sua forza poetica e mai patetica. La poesia di un bacio come atto di ribellione, un pericoloso e semplice bacio in riva al mare respirando odio e non più iodio. Di baci proibiti ne abbiamo visti molti; a volte messi a bando dal costume (come non ricordare la scena dei baci cinematografici tagliati di Nuovo Cinema Paradiso) invece adesso per No-sense non ci si può baciare perchè imposto dall'esistenza stessa, il binomio Esistere & Resistere non è più un atto naturale, come un bambino portato nel grembo … di un futuro pieno di dubbi per la vita stessa. In fondo però siamo su una spiaggia dove “si alza il vento…. bisogna osare di vivere”

Laura Pozzi 10 mesi fa

Un respiro affannoso, si confonde con il rumore del mare oscuro e minaccioso. Un luogo senza tempo, una spiaggia deserta, incorniciata da dune mosse e due corpi, che osano toccarsi e sfiorare il loro incerto futuro. Un futuro, che si preannuncia irrespirabile, dove la realtà sembra annientare i sensi come un gas letale, da cui proteggersi attraverso maschere, che imprigionano le emozioni. Chi sono? Da dove vengono? Sono forse alieni atterrati da qualche lontana galassia? Julien Lessi, non scioglie l'enigma e lascia scorrere i titoli di coda su due perfetti sconosciuti che lentamente mano nella mano si allontanano dal nostro orizzonte. Il contesto post atomico, che il regista francese sceglie di rappresentare è affilato come un corpo contundente, che va dritto al punto lasciando ferite aperte sulle nostre fragile certezze, creando un'inquietudine difficile da spiegare, se non con la forza delle immagini. Che appaiono perfette e sconvolgenti, come quel vento funesto, che selvaggiamente ci rincorre, facendo vacillare la nostra insignificante e fatiscente stabilità.

Andrea Paracchini 10 mesi fa

Il regista di “No Sense”, Julien Lessi, crea un cortocircuito semantico tra ciò che è mostrato e il titolo dell’opera. La prima inquadratura, che esibisce la natura, mette in evidenza l’acqua del mare, simbolo di vita, a cui viene subito connessa una tenera e stridente immagine di due innamorati, in cui l’uomo accarezza dolcemente il ventre della compagna, come per rassicurarla che andrà tutto bene. Le loro mani si sfiorano con leggerezza. I due si scambiano un lungo bacio, a cui lei vorrebbe dare un seguito, ma viene fermata, ne va della loro sicurezza. Devono, infatti, salvaguardare il bambino che la donna porta in grembo, proteggendolo da un mondo arido e ventoso, in cui ogni purità è stata soffiata via. È una lotta contro la sopravvivenza, in una natura che l’uomo ha trasformato irreversibilmente in un luogo privo di senso, dove non può più trovare rifugio, ma deve fuggire da esso riparandosi dietro a delle maschere anti-gas da cui nemmeno le lacrime possono sgorgare liberamente. Eppure in questo non senso generale, c’è ancora qualcosa che sostiene la coppia a procedere, ad inoltrarsi in quel deserto alla ricerca di un senso, poiché il loro amore è più forte di ogni elemento a loro avverso. Interiormente i loro respiri profondi e i loro battiti cardiaci sono uniti ritmicamente. Esprimono la stessa malinconia e il medesimo dolore. Il loro amore scorre nelle loro vene spingendoli contro-vento, mossi da una speranza futura custodita nel grembo materno, nonostante questo poetico universo semantico sembra non poter nulla contro le barriere insensate della vita.

Laura Da Prato 10 mesi fa

Il respiro è vita. E, come un figlio nel grembo materno, va preservato. Solo pochi secondi di amore, due baisers volés al mondo, deserto, forse ormai invivibile. E allora ecco che la maschera antigas, simbolo del male e dell'orrore (dell')umano, diviene l'unica via di salvezza per tornare a respirare, seppur infelici, chiusi, isolati gli uni dagli altri. No-Sense. Non ha (più?) senso, questa condizione di vita. Non ha più Sensi, questo rapporto umano.

Maria Verdiana Rigoglioso 10 mesi fa

Il tempo fa da protagonista in questo cortometraggio firmato da Julien Lessi, che si svolge in un presente soffocante e porta a riflettere sulle incertezze del futuro. Una vita che cresce nel ventre materno, l’eterno scorrere del mare e l’orizzonte di cui disconosciamo il confine. Una coppia siede davanti al mare, celebra l’arrivo di un figlio e suggella l’attimo con uno, due baci d’amore. L’uomo rifiuta un terzo bacio e, con il dolore negli occhi, porge alla sua compagna una maschera che le consenta di respirare, per poi indossare la propria. Non c’è senso apparentemente in tutto questo, se non l’amore di un compagno e di un padre che prova a preservare l’incolumità di coloro che ama, rinunciando ad un ultimo bacio e ritrovando il respiro artificialmente. Una denuncia silenziosa ma toccante che mostra uno dei pericoli peggiori per l’umanità: che l’aria diventi irrespirabile. Lo spettatore rimane senza fiato insieme ai protagonisti, partecipi di un presente asfissiante che ci costringe a rinunciare a quanto di buono potrebbe riservarci la vita. La lacrima della donna scende dentro l’orrenda maschera e manifesta la consapevolezza del doversi arrendere: non c’è più tempo, neanche per l’amore. Se un futuro ci sarà per chi, come il figlio della coppia, deve ancora venire al mondo, tocca a noi renderlo migliore, anche se il prezzo da pagare diventa ogni giorno più caro.

Pietro Lancello 11 mesi fa

Cielo, mare, spiaggia, vento, respiri e amore. Sembrerebbe tutto bellissimo, come la fotografia all’inizio del cortometraggio di Julien Lessi. Essi però non sono semplici elementi naturali all’interno del lavoro del regista francese, ma sono veri e propri messaggi visivi e uditivi che si scontrano allegoricamente con il significato di questo lavoro. Tutti elementi liberi, puri e incontaminati nell’immaginario collettivo ma non qui. Nell’opera vincitrice del Gran Prize France 2016, gli elementi naturali pur mantenendo la loro evidente bellezza visiva, sono diventati un pericolo per e a causa dell’uomo. La Terra può essere descritta come un’incantevole dimora resa inospitale dai suoi stessi ospiti, osservando le azioni e le espressioni dei due protagonisti, costretti ad indossare maschere anti-gas per sopravvivere; ma comunque senza rinunciare all’amore e al piacere di condividere un bacio, nonostante la spaventosa realtà. Dolorosa e incredibilmente significativa è la lacrima finale e l’impossibilità di poterla togliere da parte del protagonista. Una lacrima carica di tristezza, rassegnazione e incertezza, che potrebbe appartenere ad ognuno di noi in un futuro distopico ma purtroppo assolutamente realistico a cui ci stiamo avvicinando sempre di più. Nel documentario riguardo il cambiamento climatico del 2016 “Before the Flood”, l’attore e ambientalista Leonardo DiCaprio afferma che “se fosse un film potremmo riscrivere il finale della sceneggiatura, immaginando una possibile via di fuga. Ma la vita reale funziona diversamente, e nessuno può prevedere con certezza che cosa accadrà”. Sfortunatamente nella realtà non è sufficiente prendere in mano una penna per poterci sottrarre al pericolo, ma nonostante ciò siamo in possesso della consapevolezza di quello che potrebbe attenderci e proprio per questo motivo non abbiamo alcuna scusa.

Antonio Sarti 11 mesi fa

Lo sguardo aperto sul mare sembra quasi preannunciare le infinite possibilità che attendono la piccola creatura nella sua vita futura: la gioia iniziale dei genitori si tramuta però ben presto in un istante di paura che avvolge entrambi al pensiero di ciò che il mondo oggi offre ai nascituri. Ecco quindi l’esigenza di proteggere la vita dai pericoli, rappresentata dalle maschere che forniscono una ventilazione regolare e controllata, in antitesi con il soffio insistente e fastidioso del vento che avvolge i due protagonisti. Una volta messi apparentemente al riparo, si incamminano verso l’orizzonte, chiamato ancora una volta a rappresentare il futuro della famiglia.

Marta Cons 11 mesi fa

Il mare è il teatro più antico che il mondo possa ricordare, sulle spiagge che lo lambiscono sono stati messi in atto i più disparati scenari dell' umanità: dalle guerre alle storie d' amore, dalla vita alla morte. L' impassibilità delle onde che lo attraversano passa inesorabile attraverso i secoli e le storie, le cattura e le trascina con se dandogli un senso attraverso il rumore brusco dell' acqua che si infrange a riva e del vento che, da fedele amico, la accompagna. Pure in non senso ha un senso se si trova vicino al mare. C'è qualcosa in questo corto che porta con estrema malinconia a rivedere le sfaccettature più profonde dell' amore poiché esso passa dalla passionalità mista a tristezza delle prime scene ad un senso di smarrimento e paura verso la fine, come se quelle maschere rappresentassero, in un certo qual senso, la tossicità di un mondo non pienamente consapevole della portata di tale sentimento ma che, al contrario, alle volte cerca di rilegarlo nei meandri della vita di ognuno dei suoi abitanti e di soffocarlo con una realtà che non a tutti appartiene. Il senso di protezione che si evince in questo corto è la dimostrazione più pura dell' amore che una famiglia in crescita vuole conservare senza essere scalfita da quello che di brutto la circonda, vuole farsi scudo con le loro anime e le loro emozioni in costante crescita con l' arrivo di un figlio, una cosa talmente preziosa da meritare i sacrifici che compiranno per proteggerla. La lacrima della donna è il simbolo immutabile del cambiamento imminente, una corsa contro corrente spinta dal vento e dal battito di un cuore che non smetterà mai di pulsare di speranza.

ROSSANA SURIANO 11 mesi fa

"Eppure soffia"decantava Pierangelo Bertoli,cantautore italiano.Un respiro,i respiri dell'anima degli uomini,nati dalla natura,crudele e amorevole allo stesso tempo.Geniale il sottofondo centellinato del battito del cuore,accompagnato da inquadrature che danno un senso di sospensione tra Inferno e Paradiso nel binomio vita-morte.La sovrapposizione del suono di un corno inglese richiama l'arrivo della morte e della rassegnazione:grazie al livello mediato di questa pseudo colonna sonora,è possibile percepire l'aspetto emozionale di un uomo e una donna,per un attimo felici di vedere realizzato il loro amore con l'arrivo di un figlio e con un bacio,simbolo di unione, di completezza.Ma quelle maschere antigas impediscono tutto questo.Non si respira più la vita,ma un'aria che non ci appartiene,artificiale.Maschere pirandelliane come difesa dal mondo che ci sovrasta,dietro cui vorremmo rifugiarci.Maschere che indicano l'impossibilità di essere e dare amore per il troppo narcisismo e materialismo che divora l'uomo.Qui il battito accelera: come il vento porta via tutto e lascia traccia,così le varie tappe che l'uomo percorre per vivere appieno segnano un viaggio,un meraviglioso viaggio.La coppia rappresentata riecheggia il mito di Orfeo:un uomo che sceglie di amare,amare sino a compiere un viaggio immortale,ma Euridice deve morire.Non possono.C'è un limite che lo impone,una regola imposta.Un pò come i limiti e le regole che impediscono di realizzare ed essere noi stessi.E poi quella lacrima,di nuovo respiri,di nuovo sospiri:sullo sfondo il mare,ventre da cui la stessa bellezza è nata,ventre che può prosciugarsi se il cielo non versa lacrime.Proprio come la lacrima che quella donna ha versato alla fine,arida ormai di speranze e sogni infranti.

Stefania Tomatis 11 mesi fa

Mare del nord. Vento. Brevi respiri si mescolano con il vento che non da tregua. Un uomo e una donna. In silenzio, seduti con lo sguardo verso il mare. Senso di angoscia, lacrime, baci. Lei è incinta. Mettono una maschera anti-gas. Respirano. Il clima si calma. L'ansia scompare. La paura della genitorialità anche, in un mondo dove tutto cambia repentinamente come il vento del nord?

Massimiliano Carvelli 11 mesi fa

Il senso del no-sense ben racchiuso in questo corto....buon racconto,bravi ed espressivi gli attori,ad effetto le inquadrature,i suoni,i momenti,la lacrima,la donna incinta,gli sguardi,l'amore e le maschere ambientaliste...il senso?da trovare attraverso una ricerca personale....

Ali cetta 11 mesi fa

Ne i Figli degli uomini di Alfonso Cuaron, il mondo, in un futuro ancora distopico gli uomini erano diventati sterili.Nel corto di Lessi, la mancanza di dialogo non implica una mancanza di storia. I due protagonisti, al contrario di quelli di Cuaron, aspettano un figlio, ma è la natura questa volta a mettere a repentaglio la loro esistenza. Il messaggio del corto è nel dettaglio dell'occhio della ragazza, con una lacrima che commenta il presente, il passato perduto e il fututo incerto.

giulia sinceri 11 mesi fa

Il corto di Julien Lessi ricorda da vicino alcuni dei lavori di Banksy: nelle opere di quest’ultimo compaiono sovente figure con addosso maschere antigas, proprio come i due protagonisti di No-Sense. Sia i personaggi di Banksy che quelli di Lessi guardano dritto verso di noi, lanciandoci un guanto – o per meglio dire, una maschera – di sfida, incitando lo spettatore a proteggersi da un mondo malato che spera di sopravvivere grazie a una nuova vita. Messaggio malinconico e suggestivo come il mare d’inverno.

Pietro Lafiandra 11 mesi fa

Potrebbe far sorridere l’idea di riassumere un cortometraggio lungo poco più di un minuto con il suo titolo. Eppure il significato sta’ tutto lì, nella scritta “No-sense” che compare in fade in tra le onde di un mare plumbeo e che sembra una vera e propria dichiarazione di guerra ad un approccio romantico all’arte, a quelle generazioni d’autori che del mare hanno fatto poesia. Per Julien Lessi il mare non è più stereotipo di rinascita e il suono delle onde non è eco di libertà. La sua è una tragica presa di consapevolezza che ruota con diverse metafore attorno al perno di una domanda: qual è il senso di compiere un atto lirico come la messa al mondo di un figlio, che nell’acqua nasce e si forgia, quando questa non è più un simbolo materno, la culla amniotica che era per Virgina Woolf, bensì la cassa di risonanza dei cadaveri che vi marciscono dentro, dei disastri petroliferi, della devastazione delle onde anomale? Ad ogni immagine romantica il regista decide di contrapporne una de-poetizzante, così che l’acqua del mare muti in quella di una lacrima asettica e il respiro rotto di una donna incinta nell’angosciante inalazione d’aria attraverso una maschera anti gas; questa è l’elemento di rottura con il paesaggio attraverso il quale un futuro padre spera di poter decontaminare l’atto di speranza trasmessogli dal bacio della moglie, consumato mentre egli poggiava la mano sulla sua pancia gravida, come ad aspirarne le illusioni verso il futuro. Questa maschera la estrae, la stringe con furia attorno al volto della moglie, la calca attorno alla sua bocca. Ciò da cui si sta rifugiando, il morbo da cui ha paura di essere infettato, è però già stato trasmesso non dall'esterno, ma dall'interno, e anche quest’ultimo atto di forza non resta che un grande gesto no-sense in grado di creare solo ulteriori barriere al contatto umano, più vaste e profonde del mare che ristagna ora dietro lo schermo della maschera, senza possibilità di essere rimosso.

Gianluca Papadia 11 mesi fa

E’ tagliente l’elogio alla speranza di Julien Lessi. Tagliente come il vento del mare d’inverno. Lessi sceglie la natura come simbolo dell’inesorabile scorrere del tempo e su quella spiaggia erge il più classico dei totem contro la paura della morte: la donna incinta. I due protagonisti sono lì in pellegrinaggio e, con una carezza, chiedono l’ennesimo miracolo della vita. La stessa vita che mettono a repentaglio solo per scambiarsi un bacio. Perché, in un mondo senza senso, l’unica via di uscita è il coraggio della speranza.

Lina Cacarrone 11 mesi fa

C'è tutto il grigio del mondo. Quello della paura, dell'inadeguatezza, del tutto e del niente. Del troppo. Del poco. Poco più di un minuto è sufficiente al regista per farci assaporare l'angoscia, la passione. L'amore. L'amore... che non è forse anche lui, angoscia e passione? Non capita a chiunque di sentirsi travolto e sopraffatto dal sentimento e volersi difendere? E allora metti uno schermo tra te e quella forza. Per respirare meglio. Per provare ad amare.

Cate 83 11 mesi fa

Un cortometraggio che non ha bisogno di dialogo perché già chiaro. Le immagini esprimono tutto il malessere che può esserci intorno alle persone, in questo caso, ad una coppia innamorata costretta a salvaguardare il loro futuro e quello del loro figlio in arrivo. Un malessere che può essere quello ambientale o quello psicologico che induce paura e incertezza fino a togliere l'aria e a bloccare il respiro, costringendoli a "non-vivere" dietro a delle maschere antigas.

Stefano Sansoni 11 mesi fa

Che bello scoprire che il film muto abbia ancora molti estimatori Ne subiscono il fascino e cercano altre direzioni Magari anche rilanciando il disagio sociale come in questo caso Le immagini intense supportate da un messaggio unico ed universale supportano il valore umano Bene inestimabile

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