Natale col Boss – La produzione di Luigi e Aurelio De Laurentiis

di Gianni Canova

È uscito il 16 dicembre in più di 600 sale. 10 giorni dopo – passate le feste di Natale – era ancora in programmazione su quasi 500 schermi. Non ha fatto gli incassi dei “cinepanettoni” dei tempi d’oro, ma si è difeso bene. Anche perché, a ben guardare, Natale col Boss non è affatto un “cinepanettone”: mantiene il richiamo al Natale nel titolo, ma poi non ha più nessuna delle caratteristiche che per più di 15 anni hanno fatto la fortuna del genere. Merito del produttore Aurelio De Laurentiis, che dopo esser stato l’artefice produttivo della formula di maggior successo del cinema italiano contemporaneo, ora – fiutato il lento ma inesorabile declino di quel modello di intrattenimento popolare – ha avuto l’intelligenza e l’astuzia di cambiare strada. Via dunque la struttura a episodi, con storie che si intrecciano sulla base di un’ostentata unità di luogo (di volta in volta l’India o l’Egitto, Miami o i Caraibi), via l’impianto narrativo da tour operator, via le gag e le battutacce corporee-escrementizie, via l’istrionismo un po’ greve di personaggi e situazioni. Al loro posto, un action comedy che fila via a ritmo sostenuto, fa il verso al mafia movie d’importazione e diverte senza più ricorrere al trito repertorio di frizzi, rutti, peti e lazzi.

Il “vecchio” cinepanettone si basava su una squadra di ferro: Neri Parenti alla regia, Christian De Sica e Massimo Boldi come interpreti, De Laurentiis – appunto – alla produzione. Il team – come è noto – si è sciolto ormai da tempo, ma mentre Neri Parenti e Christian de Sica cercano stancamente di ripetere quel modello ormai consunto dandogli una riverniciata vintage con Vacanze ai Caraibi, De Laurentiis e la sua Filmauro si sono inventati un modello nuovo. Se il cinepanettone lavorava sull’infinita riproposizione degli stereotipi, Natale col boss invece li rovescia e li svuota dall’interno: in una Napoli piena di cassonetti per la raccolta differenziata dei rifiuti (!!!!!!!), va in scena una sorta di parodia di Gomorra in cui si incrociano nella medesima azione ben tre coppie comiche: due poliziotti “de-fi-cien-ti” (Paolo Ruffini e Francesco Mandelli) che danno la caccia a un pericoloso camorrista, due chirurghi plastici (Lillo & Greg) che dovevano cambiar faccia al boss in questione ma hanno capito male e invece di farlo uguale a Di Caprio ne hanno fatto un sosia di Di Capri (nel senso di Peppino, il grande crooner della canzone partenopea) e infine il boss con la faccia rifatta che sequestra il vero Peppino Di Capri (bravissimo nel doppio ruolo di se stesso e del camorrista con la sua faccia).

Il risultato? Un film che sorprende, irride e deride, ma fa ridere. Senza bisogno di volgarità. Senza ostentazioni di machismo. Senza sketch di grana grossa. Senza doppi sensi tardo-goliardici. De Laurentiis ha messo in piedi una nuova squadra che funziona: un regista al contempo colto e popolare come Volfango De Blasi (Come tu mi vuoi, Iago), un team di sceneggiatori in cui spiccano i bravissimi Lillo & Greg, una cast spregiudicato quanto basta e anche – a suo modo – “creativo” (a cominciare dalla scelta di costruire una nuova coppia comica fra Mandelli e Ruffini, dopo la rottura del sodalizio storico fra i due “soliti idioti”, fino all’azzardo vincente di coinvolgere un non-attore come Peppino Di Capri in un doppio ruolo tutt’altro che facile). Fra un equivoco e uno scambio di persona, Natale col boss si concede perfino lo sfizio di citare un autore colto come Matteo Garrone nella scena in cui i due poliziotti “de-fi-cient-ti” se ne vanno in giro in mutande e mitraglietta per i quartieri di Gomorra, riuscendo a rendere ridicolo finanche l’inferno di Scampia.

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