Motori & adrenalina in sala. E il cinema italiano corre veloce…

di Laura Delli Colli

Il cinema italiano riparte dall’adrenalina. E dalle idee più giovani, quelle di una squadra che arriva proprio questo week end in sala con una storia che appassiona, diverte e commuove e da un film (assolutamente inedito per il mercato italiano) che reinventa il mondo delle corse più ‘povere’, proprio quelle che si corrono per il piacere di correre, di andare, Veloce come il vento. Proprio come dice il titolo del film.

E’ cinema giovane: anche se il protagonista – Stefano Accorsi – ha qualche anno in più del regista, Matteo Rovere, anche qui una sceneggiatura non solo adrenalinica (come ha fatto Gabriele Mainetti, dando corpo al supereroe borgataro di Claudio Santamaria) Matteo Rovere spinge forte sull’acceleratore del mondo dei rally e punta sul botteghino raccontando la passione di due fratelli – Accorsi e la giovanissima Matilda De Angelis – per l’automobilismo e la velocità. Il film riesce ad essere melò e spettacolo, mettendo insieme più di un segnale fin dalla sceneggiatura ispirata dai racconti di Antonio Dentini, un meccanico che gli ha raccontato la storia di Carlo Capone, campione di rally che nel 1984 vinse il Campionato europeo ma ebbe poi una carriera breve, entrando nel tunnel della droga, fino alla completa auto-emarginazione.

Il regista, anche autore della sceneggiatura insieme a Filippo Gravino e Francesca Manieri, ha raccontato di essere stato molto colpito dalla realtà così intensa e piena di storie delle competizioni su pista, un mondo nascosto e segreto, che fa da sfondo, qui, alla vicenda di due fratelli che si ritrovano a distanza di tempo dopo l’improvvisa morte del padre: lui, Loris, 40enne tossicodipendente, ex pilota ormai inaffidabile e fuori dal giro; lei, Giulia, 17enne che concorre già al Campionato GT e ha ereditato il talento alla guida.

Obbligati a stare insieme, cercheranno di ricostruire il rapporto facendo leva sulla grande passione in comune: correre in auto. E Loris allenerà la sorella insegnandole tra adrenalina ed emozioni forti, anche il valore dell’essere uniti e del sentirsi parte di una famiglia.

Qualcosa che fa pensare, con inedito ottimismo, anche all’avventura del cinema italiano in questa stagione di ripresa: dal primo gennaio al 31 marzo sono stati staccati circa 40 milioni di biglietti, quasi il 25 per cento in più rispetto a un anno fa. E in sala i film italiani  hanno raggiunto una quota eccezionale, fino al 46 per cento del mercato, aumentando considerevolmente la percentuale dello stesso periodo 2015, non solo grazie a Quo vado? ma anche a Lo chiamavano Jeeg Robot. Tutti in sala dunque. E fino al 14 il cinema costa meno…

 

 

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