Mobile Film Festival: incontri ravvicinati con giurati e protagonisti

Martedì 28 febbraio si è tenuta nel cinema MK2 Bibliothèque di Parigi la serata di premiazione della dodicesima edizione del Mobile Film Festival, di cui BNP Paribas è partner e del quale l’ideatore Bruno Smadja è anche attento organizzatore.

Nonostante il clima all’interno della struttura sia ancora tranquillo e rilassato nel primo pomeriggio, Bruno è già attivo e indaffarato quando lo raggiungo per il nostro incontro, che mi propone di spostare al piano superiore per invitarmi a seguire le prove generali dell’attesa premiazione.

Dopo aver assistito alle prove nella grande sala dove di lì a poco si sarebbero riuniti registi, attori, giuria e pubblico, lo lascio per spostarmi nella stanza dedicata alle interviste in attesa della giuria tecnica, composta quest’anno da Jalil Lespert, Kim Chapiron, Maïmouna Doucouré, Émile Dequenne, Laurent Grégoire, Aïssa Maïga, Julie Gayet e dalla presidente Emmanuelle Bercot. Il primo ad arrivare è Lespert, attore premio César e regista, al quale ho l’occasione di rivolgere qualche domanda.

Jalil, cosa ne pensi della missione del Mobile Film Festival?

‘È un modo grandioso per scoprire nuovi registi e narratori, alcuni dei quali quest’anno hanno presentato film molto maturi. Questo festival dà a tutti la possibilità di esprimersi, indipendentemente dalle loro possibilità economiche.‘

Come è stato collaborare con gli altri giurati? Avete avuto contrasti?

‘Ovviamente abbiamo punti di vista differenti; il cinema è così, ad ognuno arriva qualcosa di diverso e perciò è difficile convincere gli altri, quindi alla fine ognuno ha votato ed ha vinto la democrazia.‘ (ride)

Credi che ci sia un tema principale fra i corti in gara?

‘Ho notato che molti giovani registi si sono interessati ad una questione politica, ovvero alla condizione di rifugiati e migranti, e questo mi ha fatto molto piacere.’

Dopo Jalil arriva il giovane regista e sceneggiatore Kim Chapiron, che da un collettivo di artisti fondato a soli 15 anni è arrivato a dirigere Vincent Cassel nel suo primo lungometraggio e a vincere il premio per il Miglior nuovo regista al festival di TriBeCa. Chapiron è stato anche tra i più acclamati dal pubblico quando è salito sul palco, alla serata di premiazione.

Kim, come hai vissuto il ruolo di giurato?

‘Molto bene, anche se ho dovuto prendere in poco tempo decisioni difficili. Infatti i corti erano molto diversi fra loro, non saprei indicare quello che mi ha colpito di più. In più amo l’idea fondante del Festival, ovvero la facilità di accesso al mondo del cinema, che mette in luce chiunque abbia da raccontare una storia.’

Anche tu hai iniziato girando cortometraggi, senti una connessione con i giovani registi che hai scoperto?

‘Certo, mi auguro che tutti loro abbiano la possibilità di continuare per la loro strada, so come ci si sente durante il processo creativo di un film, e so cosa vuol dire avere un obiettivo specifico e riuscire a raggiungerlo, ed è fantastico. ‘

Anche Maïmouna Doucouré, attrice, sceneggiatrice e regista che, dopo aver trionfato al Toronto Film Festival e al Sundance Film Festival ha ottenuto la scorsa settimana il suo primo César, è dello stesso parere. ‘Questa iniziativa lascia spazio al talento di ognuno, indipendentemente dalle sue condizioni di partenza’.

Maïmouna Doucouré mi deve lasciare, per le foto di rito sul red carpet (ogni festival importante ne ha uno, e il Mobile Film Festival non è da meno!). Ma proprio in quel momento arriva Nadia Richard, giovane attrice che, assieme a Sébastien Frit, Patrick Mendy, Jeremy Nadeau e Jigmé Théaux, ha fatto parte della giuria degli Youtubers. È solare e radiosa.

Nadia, è la tua prima volta in una giuria?

‘Sì, lo è, non avevo mai avuto l’occasione prima. È stata un’esperienza bellissima ma che mi ha messa in difficoltà. Ho sempre avuto il sogno di fare l’attrice ma non sapevo assolutamente come farmi notare, così un giorno ho aperto un canale YouTube, sono stata notata da un produttore importante ed eccomi qua. Anche i corti dei registi in gara sono stati condivisi tramite YouTube, per questo sento di avere una storia comune con tutti loro, ed è strano adesso trovarmi dall’altra parte, dalla parte di chi giudica e decide le sorti qualcuno. ‘

Quindi cosa pensi di internet come mezzo per raggiungere il successo?

‘Penso che sia il modo migliore: non serve avere denaro e si può fare quello che si vuole, liberamente e senza imposizioni dall’alto. Si può vedere il talento autentico e senza filtri di un artista.’

C’è stato un corto che ti ha colpita in modo particolare?

‘Sono una persona molto romantica e adoro le storie d’amore, ma il film in gara che più mi ha impressionata è stato ‘Nos Plus Belles Années’, che affronta il tema del bullismo. Persone a me molto care ne hanno sofferto in prima persona, e credo sia un tema molto sottovalutato oggi; inoltre l’attore diciannovenne Hugo Chaure è stato così vero, bravissimo.’ (il film ha poi vinto il premio proprio per la migliore interpretazione maschile, ndr).

Com’è stata la collaborazione coi tuoi colleghi?

‘È stata difficile, sai, ero l’unica ragazza nella mia giuria [ride]. Ma è stato molto divertente confrontarsi e scoprire i loro punti di vista, anche se molto diversi dai miei.’

Sono le 20:00 ormai, ed è tempo della premiazione. Prima di vedere i 51 film da 1 minuto in shortlist e l’assegnazione dei premi, però, è il momento di celebrare alcuni registi che negli anni scorsi hanno vinto qui al Mobile Film Festival e ricevuto dei contributi da BNP Paribas per sviluppare la loro carriera.

Tra questi, non posso non citare “Raynaud’s Phenomenom”, un corto mozzafiato che narra di un’attrice durante una pausa sul set, confrontarsi all’interno di un’auto di scena con una giovane assistente di produzione – che poi si rivelerà essere nient’altro che lo specchio della sua anima. Una recitazione intensa delle due donne, che ha fatto scaturire emozioni intente a tutta la sala.

Dopo la fine della premiazione, tra un cocktail e l’altro, saluto e ringrazio Bruno, visibilmente soddisfatto della serata e del suo progetto in generale che, dice lui “sebbene includa già registi da tutto il mondo, sarebbe bello portare anche fisicamente al di fuori della Francia”.

Un pensiero sul quale concordiamo, perché promuovere e mettere in luce le capacità creative e realizzative dei giovani di ogni Paese è il modo migliore per far crescere il Paese stesso.

Di Vittoria Meoni

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