Maternity day? Piuma vola controcorrente in concorso…

di Laura Delli Colli

Due ragazzi (simpaticamente) scombinati e una maternità inattesa che piove sull’incoscienza dei loro diciott’anni: sarà perché siamo in piena polemica sul fertility day o forse perché questa storia va decisamente controcorrente nel tempo in cui le madri cercano i figli sempre più fuori tempo massimo, ma Cate, la ragazzina incinta raccontata da Roan Johnson in Piuma, secondo film italiano oggi in concorso a Venezia, assomiglia tanto all’irresistibile protagonista di almeno altri due film che hanno avuto a che fare con l’ansia e l’incosciente felicità di una maternità molto anticipata: Juno per esempio o – quello che preferisce il regista, Roan Johnson- Little Miss Sunshine. Piuma è il suo terzo film “E non è proprio il caso di meravigliarsi” dice subito Roan Johnson, italianissimo (e, anzi, toscano) nonostante il nome anglofono, “se in mezzo a tanti applausi e alle risate questa commedia leggera come il suo titolo, ha scandalizzato qualcuno suscitando anche qualche reazione diversa alle proiezioni in anteprima dove, con la stampa, è ammesso di prima mattina, in ogni festival, il popolo variegato degli accreditati “Qualcuno ci ha contestato? Pazienza” dice tranquillo Roan Johnson, spalle rese ancora più forti, oggi, a Venezia dai produttori del suo film- Palomar con Sky e Lucky Red- che racconta di aver cercato di raccontare soprattutto “una storia piena di emozioni che parlasse delle speranze ma anche dello scoramento dei nostri tempi”. Cosa pensa del risultato? “Una commedia diversa, ne siamo convinti”. Anche il Direttore Alberto Barbera, con i suoi selezionatori, lo è stato visto che ha voluto fortemente in concorso Piuma scegliendo una strada forse provocatoria ma assumendosi così anche la responsabilità di portare in selezione, piaccia o no, una commedia di nuovissima generazione.

“Proprio l’assunzione della responsabilità è del resto il tema del film” dice Roan Johnson. Un film che non racconta solo l’arrivo di un figlio perchè viviamo in un tempo pieno di contraddizioni e difficoltà” proprio come dimostra il contorno familiare nel quale si muovono Cate e Ferro, i due protagonisti, con quattro genitori dei quali finiscono per essere loro, come accade soprattutto a Cate, i ‘parental children’, più responsabili delle loro madri e anche dei padri che, nonostante l’età, continuano a volare squattrinati con l’ottimismo dell’incoscienza e di sogni che non realizzeranno mai. Come gestiranno la gravidanza i due protagonisti del film? E le loro famiglie? E loro sono davvero pronti per crescere un figlio? “Abbiamo voluto raccontare una storia d’amore fuori dai clichè e dagli stereotipi, cerca di di ricordare come eravamo noi a 18 anni. Luigi e Blu, gli attori protagonisti, ci hanno aiutato nella scrittura, e anche se nel film nessuno dice ‘ti amo’ tutto è più vero e ci si promette magari un amore che significa so stare al tuo fianco”.

Il messaggio è chiaro, insomma, e il popolo della Mostra avvisato: di affetti ‘veri’ da condividere non solo in coppia, oltre Piuma, parla anche Per sempre con il quale, in corto, proprio oggi Paolo Genovese affronta il tema dell’affido. E in coppia a ricordarci cos’è la violenza domestica, silenziosa e strisciante come un ‘mobbing’ sono arrivate a Venezia anche le ‘ragazze’ di Doppia difesa Michelle Hunziker con l’avvocato Giulia Bongiorno e le attrici Michela Andreozzi, Mia Benedetta, Claudia Potenza, Maria Elettra Gorietti insieme a Giulio Berruti e al regista Gabriele Pignotta. Il loro corto si intitola L’amore che vorrei. E non è difficile immaginare che tipo di amore ci sia nei sogni di tante donne prigioniere di una storia infelice.

Tags

, , , , , , , , ,

Condividi quest'articolo

Commenti

Per poter lasciare il tuo commento devi essere registrato

CLICCA QUI PER
REGISTRARTI

Segui welovecinema

We Love Cinema