Maria per Roma come Jeeg Robot? A Roma è nata una nuova regista

Niente toga da avvocato, meglio il precariato creativo del cinema per Karen Di Porto, autrice rivelazione della Festa del Cinema 2016 che, oggi, con il terzo titolo italiano in selezione ufficiale, si candida a scendere sul red carpet con il film sorpresa di quest’edizione. Autobiografico e sinceramente dedicato al racconto di Roma, città del cinema anche per chi lo sogna e lo insegue in motorino, Maria per Roma è la storia di una regista che interpreta se stessa nel ruolo di un’aspirante attrice, confusa ma certamente molto testarda, che si perde in città morettianamente…‘vedendo gente e facendo cose’ in un piccolo viaggio d’autore attraverso continue corse in motorino, tra un lavoro legato al turismo (si è laureata in legge ma preferisce accogliere gli stranieri nelle case vacanza), e le file per quel provino che potrebbe finalmente essere la svolta.

Il film, prodotto da Galliano Juso, è il racconto di un’ affannosa quotidianità – quella di tanti aspiranti attori- attraverso gli incontri con molti personaggi spesso come la protagonista incalliti sognatori, che cercano il proprio sé in una città apparentemente frettolosa e distante. La Di Porto, regista e protagonista del film racconta di aver fatto realmente questa volta per un lungo periodo del suo precariato continuo: “Una vita buffa, forse. Che ho pensato a un certo punto potesse essere lo spunto per parlare di quanto sia importante anche vivere in modo così frammentato e confuso cercando l’opportunità di una realizzazione”.

Karen Di Porto, nella vita un’ avvocata mancata, è nata in una famiglia romana di commercianti, e a 25 anni ha deciso di mettere la laurea nel cassetto per iscriversi ad una scuola di recitazione. Ha già diretto alcuni corti ma con questo film esordisce alla regia: “Questo è un piccolo film” racconta emozionata di essere alla Festa “ma è esattamente quello che volevo fare e il Festival è la mia occasione”

Altri tre i film proposti oggi in selezione ufficiale: Noces di Stephan Streker, liberamente ispirato al “caso Saida”, accaduto in Belgio nel 2007 quando Zahira, 18 anni, molto legata alla sua famiglia, fu obbligata dai genitori di seguire la tradizione pakistana per scegliersi un marito. Con La caja vacía di Claudia Sainte-Luce la Festa ha raccontato poi la storia di Toussaint, haitiano che a 60 anni sceglie di trasferirsi a Città del Messico dalla figlia trentenne per la quale è un estraneo. Con Hell or High Water di David Mackenzie infine la storia di due fratelli che programmano una rapina in banca in una piccola città e vengono perseguitati da un leggendario Texas Ranger, alla vigilia del suo pensionamento. Un vecchio West – che la Festa quest’anno omaggia con particolare cura, fatto di uomini tutti d’un pezzo come quelli che interpretano Jeff Bridges, Ben Foster e Chris Pine.

Ancora festa per Gregory Peck, per chiudere la giornata, ma alla Casa del Cinema con il documentario A Conversation With Gregory Peck di Barbara Kopple e si terrà un incontro con I figli del grande attore Cecilia e Anthony. Nel programma di Alice nella città per bambini e ragazzi infine da segnalare Goodbye Berlin, il nuovo film di Fatih Akin dedicato questa volta agli adolescenti.

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