Love, Rosie

di TBWA-admin

Adattamento cinematografico del best seller “Scrivimi ancora” di Cecelia Ahern, Love, Rosie ha portato sul grande schermo di Roma due beniamini dei giovanissimi: Lily Collins (nella parte di Rosie) e Sam Clafin (famoso per essere l’interprete di Finnick Odair in Hunger Games) nelle vesti di Alex.

La commedia, in concorso nella sezione Gala e diretta dal tedesco Christian Ditter, è una miscela da copione, ovvero il mix di commozione ed ironia, in stile british, della storia dei due personaggi principali. In pratica, è l’esempio di una commedia sentimentale per le nuove generazioni (erano moltissime le giovanissime ad attendere gli attori sul red carpet con le rose in mano…) che dai tempi dei vampiri di Twilight non ha cambiato molto il cliché, anche se in questo caso non ci sono adolescenti innamorate di ragazzi con i denti a punta.

 

Rosie e Alex sono miglior amici dall’età di 5 anni. Come tanti loro coetanei sognano di viaggiare per il mondo, lasciare la loro città natale e trasferirsi in America per frequentare insieme l’università. Ma nella realtà, quando si affrontano le scelte giuste da fare, i due adolescenti sono i peggiori amici di loro stessi e si allontanano inerosabilmente (la causa sarà una notte in albergo passato con un partner particolare). In alcuni tratti ha ricordato il romanzo Un giorno di David Nicholls, portato sul grande schermo da Lone Scherfig con Anne Hathaway nel ruolo di Emma Morley.

Come nel romanzo di Nicholls, solo una continua corrispondenza, fatta prima di lettere, poi di mail e sms, riesce a preservare il loro speciale legame. Ma può un’amicizia resistere al passare degli anni, alla distanza e a una serie infinita di relazioni disastrose, specialmente quando si capisce che forse è qualcosa di più? L’interrogativo è anche può semplice e antico come la notte dei tempi: può esistere l’amicizia tra uomo e donna?

Il film sorprende per essere per i giovani ma non diventa l’ennesimo prodotto Made for teenagers, nonostante il cast abbia un’età media molto bassa, regista compreso. La sceneggiatura di Juliette Towhidi (Calendar Girls) fa in modo che la pellicola non debba finire nella categoria “mediocrità giovanile”. Certo, l’hastag posto davanti al titolo italiano #ScrivimiAncora può aiutare nell’operazione commerciale ma allontana l’idea della “corrispondenza” del film: il rapporto tra i due giovani è vecchio di dodici anni e si basa molto sulle lettere scritte a mano per poi trasformarsi, con l’evoluzione della storia e della tecnologia, in scambi via chat dai propri smartphone.

 

L’umorismo inglese allontana la pellicola da un lavoro melasso americano, in cui luoghi comuni e scene ampiamente ipotizzabili si susseguono nei minuti di proiezione. In Love, Rosie la verve british propone scene divertenti e non stucchevoli, grazie soprattutto al carisma di Lily Collins.

Un Il matrimonio del mio miglior amico con qualche anno d’anticipo. E poco più.

 

 

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