Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet – La fotografia di Thomas Hardmeier

di Gianni Canova

Mentre viaggia su un treno merci che lo porta dal suo sperduto ranch in Montana verso il prestigioso Smithsonian Institute di Washington, dove riceverà uno dei più importanti riconoscimenti scientifici di tutta l’America, il piccolo T.S. Spivet – 10 anni, baby inventore di genio, fuggiasco e ramingo come un novello Tom Sawyer o Huckelberry Finn – assiste allo spettacolo del sole che inonda di luce il mondo. Siccome il fanciullo è anche un genio della chimica, in piedi su una carrozza del treno in corsa si mette a declamare la composizione chimica del sole: idrogeno, magnesio, zolfo, silicio, e così via… È una sequenza importante e a suo modo rivelatrice. Lo è, se non altro, perché ci dice come questo nuovo film di Jean-Pierre Jeunet (il regista dell’indimenticabile Il favoloso mondo di Amélie) sia anche (soprattutto?) una sorta di grande, tenero e incantato poema lirico sulla luce. Luce al magnesio, luce al silicio, luce all’idrogeno, appunto: luce che si declina quasi scomponendo gli ingredienti che tutti insieme compongono il sole.

La fotografia in 3D di Thomas Hardmeier enfatizza e sperimenta – per ognuno dei luoghi che fanno da sfondo al viaggio del piccolo protagonista –  una diversa modalità di declinazione e di composizione della luce. Nella parte iniziale, quella che si svolge attorno al rosso ranch in Montana in cui Spivet vive con la famiglia, Hardmeier colloca quasi sempre fonti di luce artificiale dentro l’inquadratura: sono lampade, fari, lampadari, pile, lampioni sempre accesi. La luce naturale si fonde e si amalgama con quella artificiale, in un effetto iperrealista che spesso fa pensare alla luminosità di certi quadri di Hopper. Quando il piccolo Spivet fa tappa in Wyoming, invece, la luce cambia. Il cielo è grigio, i colori sono smorti, la luminosità è monocroma, senza ombre, piatta e piuttosto fredda. In Nebraska Spivet arriva di notte, è da poco piovuto, l’asfalto è bagnato e luci giallastre o azzurrognole si riverberano sull’umido della strada.

Nei laboratori scientifici e negli studi televisivi di Washington, infine, dominano le luci al neon, anonime e grigiastre, e fanno rimpiangere la calda luminosità della luce della terra da cui Spivet è fuggito.  L’effetto complessivo è quello di un film visivamente strepitoso, coloratissimo, di volta in volta immerso in una luminosità diversa, e capace di scolpire proprio con la luce i tratti più caratteristici della personalità dei personaggi, e di illuminare i loro desideri più intimi e segreti.

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