Lo scambio – La sceneggiatura di Salvo Cuccia, Marco Alessi e Alfonso Sabella

di Gianni Canova

La prima esecuzione avviene in un mercato, fra bancarelle della frutta e grappoli di pomodorini così rossi che sembrano quelli della Vucciria di Guttuso. I due ragazzi colpiti alle spalle si accasciano al suolo in mezzo alla gente che stava comprando cibo. Ambientazione non casuale.

Perché il cibo è – un po’ a sorpresa – uno dei protagonisti del film di Salvo Cuccia Lo scambio.

Tutte le scene-madri hanno a che fare proprio con il cibo: dai poliziotti che mentre attendono in auto l’apparizione del giovane che devono arrestare parlano di “carrubbe” e “caponi” alla moglie del commissario protagonista che si fa comprare frutta e trippa dall’autista del marito, dal killer che prima di entrare in azione mangia un panino con le “panelle” (frittelle di farina di ceci) e si unge le dita di olio fino alla trippa inquadrata dall’alto in soggettiva dalla moglie del commissario prima del tragico finale. L’insistenza è tale che non può essere casuale: ma qui – a dispetto delle apparenze – i discorsi sul cibo sono quanto di più lontano si possa immaginare dalle chiacchiere dei killer tarantiniani di Pulp Fiction che discettavano di ketchup e maionese. Lì la chiacchiera “gastronomica” serviva a perder tempo, o a prenderlo, qui – nel film di Cuccia – serve a inserire nel racconto un aggancio di solido realismo quotidiano con cui bilanciare ed equilibrare gli squarci surreali e iperrealisti della messinscena. Perché Lo scambio ha questo di bello e di anomalo e di unico: cerca di costruire un racconto di mafia (e sulla mafia…) che si discosti radicalmente sia dal modello Gomorra-la serie sia da quello della fiction televisiva in stile Il capo dei capi. Per questo la sceneggiatura – scritta dallo stesso regista in collaborazione con Marco Alessi (Immaturi, Italiano medio, Una famiglia perfetta) e con il magistrato antimafia Alfonso Sabella, già nel pool di Giancarlo Caselli – prende sì le mosse da alcuni fatti di cronaca avvenuti a Palermo nel 1995, ma poi li porta su un terreno di assoluta astrazione. Raramente mi è capitato di vedere un mafia movie in cui l’azione – se si esclude l’esecuzione iniziale – è relegata perennemente fuori campo, mentre il racconto procede scavando nei tempi morti, inseguendo inquadrature sospese e scivolando con lunghi camera car dal basso sui palazzi di Palermo. Il titolo Lo scambio allude così non solo a quel che nel film accade (una vittima scambiata per un’altra, un testimone scambiato per un altro…), ma anche a come accade, al continuo scambio fra reale e surreale, fra onirico e quotidiano, fra fisico e metafisico che incessantemente la sceneggiatura mette in campo.

Perché non è solo la mente disturbata della moglie del commissario a inventarsi spazi e luoghi che non esistono, ma sono un po’ tutti gli altri personaggi che vivono come sospesi in un loro mondo, inattingibile agli altri. Così Salvo Cuccia realizza un film enigmatico e misterioso, eppure attraversato da un’energia incontenibile: un film consapevole che raccontare la realtà vuol dire darle una forma che la allontani il più possibile da quella che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi.

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Commenti

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Dormerto Sonno 12 mesi fa

La moglie del commissario? Ha visto un altro film o è un antispoiler?? La storia è strettamente legata alla reale vicenda del boss Bagarella e della moglie Vincenzina.

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