L’Italia a Venezia dalla A alla Z, a cominciare dall’amicizia di Mastandrea con Caligari

di Laura Delli Colli

C’è un nome in più e in un ruolo speciale nel cast di Venezia 2015, svelato come sempre con la fine di un Luglio rovente ed è quello di Valerio Mastandrea che con sincera amicizia e impegno assolutamente generoso porta alla Mostra il film incompiuto di Claudio Caligari, scomparso solo pochi mesi fa, Non essere cattivo. Mastandrea non fa parte del cast ma a Caligari era particolarmente legato fin da quando insieme avevano girato L’odore della notte: ha finito il film, rendendo possibile che vedesse la luce dello schermo, non solo di uno schermo importante come quello di Venezia. Ed è importante pensare, proprio  intorno al progetto di questa Mostra, che il cinema italiano cominci ad essere, un po’ come accade tra gli attori più impegnati e indipendenti americani, anche una factory, sì una vera fabbrica di progetti, idee, collaborazioni, che abbia il sapore di uno scambio di talento ed esperienze, non solo di una convivenza negli stessi titoli di testa o di coda.

 

Mastandrea per Caligari significa un segno importante di stima e anche di complicità. E anche questa – speriamo – sarà la Mostra ormai prossima, con uno sguardo sull’Italia che riesce già sulla carta ad anticipare davvero che annata sarà, tra i quattro titoli in concorso e i molti autori e protagonisti nelle diverse sezioni, e anche alle Giornate degli Autori o nella Settimana Internazionale della Critica.

 

L’attesa e la suspense che accompagnano regolarmente l’annuncio del titoli è finita  da qualche ora e c’è ancora più Italia – come dice il direttore della Mostra Alberto Barbera “perché i film valgono, non perché siano italiani” – nel panorama di quest’edizione che dalla A di A bigger splash (il film di Luca Guadagnino in  concorso) alla W di Lina Wertmuller (se non alla Z di un produttore che si chiama Flaminio Zedra e che arriva a Venezia con Blanka di Kokhi Hasei, in Biennale College…) con il ritratto Dietro gli occhiali bianchi di Valerio Ruiz, costruisce un percorso di visioni in parte attese ma anche di spunti decisamente originali.

 

Uno per tutti il documentario su L’esercito più piccolo del mondo, quello del Papa, firmato da Gianfranco Pannone, un piccolo film che certamente non sfigura tra le ‘chicche’ di un programma. E Franco Maresco con Gli uomini di questa città io non li conosco o Orizzonti Pecore in erba di Alberto Caviglia e Italian Gangsters di Renato De Maria. O, sempre in Venezia Classici, con la Wertmuller per i Documentari sul Cinema l’originale ritratto di Alfredo Bini, ospite inatteso nel film che gli dedica Simone Isola.

 

Tutto questo e molto altro oltre il concorso: i titoli, ormai svelati definitivamente, con il film di Luca Guadagnino che è un rifacimento de La piscine di Jacques Deray, sono Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio e Per amor vostro di Giuseppe M. Gaudino. E, con Juliette Binoche, L’attesa dell’esordiente Piero Messina, formazione al Centro Sperimentale e già assistente alla regia di Sorrentino per This must be the place e La grande bellezza. “Attendere una persona è un atto di fede” è il senso del suo film “E l’attesa di due donne, in un luogo sperduto nell’entroterra siciliano diventa anche un atto di amore e di volontà”. Donne anche negli altri film del concorso, con Tilda Swinton per Guadagnino e Valeria Golino protagonista di Gaudino, che a distanza di 17 anni torna a un film di finzione, girato tutto in banco e nero fra Napoli e Pozzuoli: è Anna (lo stesso none della protagonist di Messina), che deve rivoluzionare la propria vita dopo che negli anni ha accettato, per amore degli altri, “talmente tante cose che la sua vera natura si è ‘appannata’, fino a smarrirsi”.

 

Da segnalare infine Al centro del cinema – proiettato nello spazio nuovo “Il cinema in giardino” – che racconta gli 80 anni del Centro sperimentale attraverso il repertorio della Cineteca nazionale e dell’Archivio Luce e grazie alle testimonianze di quanti l’hanno frequentato. Con la supervisione di Gianni Amelio e Roberto Perpignani. Largo anche agli ex giovani in un film realizzato dagli studenti di oggi.

 

 

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