L’EXODE-DE-PÉTULE

Autore: Charles Cheval

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Annibale Di Leo 10 mesi fa

Un roditore in fuga, penso che la storia del cinema sia piena di tale plot ma c’è una caratteristica che sorprende, l’elaborazione del corto: dell’interagire con animali veri ( un po’ come Babe maialino coraggioso) l’uso di un montaggio sapiente in pochi secondi a disposizione, il contesto volutamente goliardico anche nella drammaticità della situazione. Geniale far sfociare la voce del pappagallo in una sirena d’allarme per aumentare l’ansia, l’attenzione verso la storia. Insidie ovunque ma la libertà è dietro la porta la libertà è anche sfrecciare via coupè. Alè Pétule. Charles Cheval ci fa sorridere anche in un contesto drammatico dove ci sono tutti i registri e timbri di un’avventura che parte dalla restrizione di un libertà, per poi attendere l’attimo giusto per assaporarla, magari pianificata da tempo dovendo dire addio ai propri compagni di fuga. Tutto questo in poco più di un minuto, ci sono film d'avventura di oltre 3 ore che non raggiungono tale intensità. à bientôt Pétule.

Marta Cons 10 mesi fa

In un minuto questo "Escape- thriller" versione animalesca mi ha riportato all' infanzia, facendo riaffiorare in me le immagini dei prime due cartoni animati che vidi da piccolina il che lo rende divertente e "drammatico" allo stesso tempo. Un misto tra il famoso "Tom and Jerry", dove il povero topolino è in perenne fuga dal suo acerrimo nemico gatto, e l' altrettanto conosciuto "Galline in fuga" trasmesso al cinema negli anni duemila e che narra la vicenda di un gruppo di galline che decidono di fuggire dall' allevamento nel quale erano detenute, questo corto ha riportato alla luce le stesse sensazioni che rimasero impresse nella mia mente di bambina in quegli anni ma con in più la consapevolezza della complessità che richiede girare un tale corto con un semplice telefonino. Dei due amici topi solo uno riesce a coronare il suo sogno di fuga mentre l' altro perisce nel tentativo di evasione, questo riporta, in un certo senso, alla condizione umana attuale nella quale siamo costantemente immersi: la fuga per una situazione migliore. I giornali e le televisioni ci bombardano (giustamente) con immagini forti, di uomini in fuga verso quella che per loro è la libertà eppure l' opacità dell' animo umano ne rimane spesso indifferente, nascosta dietro il velo sottile dell' abitudine, eppure questo corto ci fa capire che non è così. Quando le immagini cambiano, i protagonisti si invertono, le sirene della polizia o delle ambulanze diventano lo stridio di un pappagallo e le persone in carne ed ossa diventano animali è più facile coglierne la drammaticità perché una volta usciti dallo schema della routine quotidiana tutto si fa più limpido, vivido e soprattutto reale.

Maria Verdiana Rigoglioso 10 mesi fa

Un’atmosfera vintage, una veloce carrellata di inquadrature che sembra presentare un corto per bambini. Non inganna ma attrae da subito Cheval, definendo in pochi istanti i ruoli di ogni animale: i topi-prede, i gatti-cacciatori, il pappagallo-spia, l’umano assente e temuto. L’Exode-de-Pétule ha un ritmo sostenuto e ci mostra l’eroico tentativo di fuga di due topini. Tra uno strillo del pappagallo, una zampa del gatto che si insinua dentro la tana dei malcapitati topi, questi ultimi tentano il tutto per tutto prima dell’arrivo dell’”umano”. Uno dei due rimane vittima del suo sogno di evasione, mentre l’altro, Pétule, lascia indietro il “cadavere” dello sfortunato compagno, correndo fuori dalla casa e mettendosi alla guida di un’auto sportiva verso la libertà. Darwin ci ha insegnato che “Non è la specie più forte a sopravvivere e nemmeno quella più intelligente, ma la specie che meglio risponde al cambiamento”. Un topo in grado di guidare un'automobile è l’emblema di un adattamento che può concretizzarsi solo nella fantasia; eppure tutti abbiamo sognato di essere Pétule, Cheval lo sa bene.

Antonio Sarti 11 mesi fa

Una sorta di “fuga per la vittoria” in salsa animale: l’unica salsa che realmente appare sullo schermo tuttavia è quella del povero topolino domestico che viene sacrificato dal compagno prima di gettarsi alle spalle la vecchia vita e fuggire a bordo di una fuoriserie in perfetto stile Thelma e Louise. La prontezza di riflessi, che da un lato condanna il topolino e invece regala la salvezza al topo del deserto, è una delle capacità essenziali nella vita: saper cogliere l’attimo e le occasioni che si presentano, a costo di dover sacrificare qualche compagno meno svelto.

Andrea Paracchini 11 mesi fa

Un cortometraggio sui generis che fa della sua ironia la sua forza. Il tono è leggero, giocoso e un po’ grottesco. In poco più di un minuto, Charles Cheval ci presenta una storia di evasione di un piccolo topo che, grazie alla sua astuzia, riesce ad approfittare di una situazione sfavorevole e ribaltarla a proprio vantaggio. Il twist che rappresenta anche la forza di questo cortometraggio è l’utilizzo di animali come protagonisti in cui ognuno ha un ruolo ben definito. Il pappagallo è la sentinella, i gatti sono i predatori e il topo e il criceto i prigionieri che devono fuggire. È l’uomo a rappresentare l’intruso. Il padrone di casa, al suo rientro, con la pesantezza delle sue scarpe, spalanca inconsapevolmente la via di fuga per il piccole Pétule che ci insegna l’eterna lezione de “sui muscoli e le costrizioni l’intelletto e l’astuzia vincono sempre”. Infatti, non solo si sottrae alla morte, destino da cui non riuscirà a fuggire il suo compagno di viaggio, ma nascondendosi dalla vista del padrone riesce a conquistare l’agognata libertà. Questo cortometraggio dallo stile un po’ retrò, rivela un’ultima brillante trovata in grado di stimolare il sorriso. Infatti, il topolino non solo si libera dalla prigionia, ma per fuggire lontano, con una beffa, s’impossessa dell’auto del padrone per viaggiare verso nuovi orizzonti. Charles Cheval crea un mondo surreale e fiabesco in cui il lieto fine ha un sapore gradevole: il nostro piccolo eroe ce l’ha fatta!

Matteo Abrami 11 mesi fa

E' possibile girare un escape-thriller in un minuto? E' possibile farlo utilizzando un telefonino? E soprattutto, è possibile ottenerlo facendo recitare due topi, un gatto ed un pappagallo? La risposta ce l'ha data Charles Cheval con il suo "L'Exode de Pétule", presentato alla scorsa edizione del Mobile Film Festival. Un criceto ed un topo, la cui gabbia è caduta, sono attanagliati dall'attacco di due gatti, sotto l' occhio vigile di un pappagallo che osserva la scena dall'alto. Il guardiano alato annuncia improvvisamente l' arrivo del padrone di casa: i felini si ritirano, i roditori tentano la fuga, ma solo uno dei due riesce ad innalzarsi a versione gerboa di Steve McQueen, raggiungendo la libertà. Il corto di Cheval è divertente e ben realizzato, ma forse non è il migliore dei sei presentati sul sito WeLoveCinema.it. "No-Sense" e "L' Acte", ad esempio, sono probailmente superiori (non a caso il il primo è stato premiato con il Grand Prix France 2016, il secondo col Screenplay Award 2015). A mio avviso però, "L'Exode de Pétule" ha centrato pienamente quello che credo sia lo scopo del MFF. Il regista è riuscito a rappresentare una piccola realtà, utilizzando perfettamente la "piccola telecamera" che aveva a disposizione. Essa non è più un limite, ma diventa anzi un punto di forza: entra nella gabbietta, va in soggettiva sugli oggetti e segue l' azione dalla prospettiva dei minuti protagonisti. La fotografia si sporca intelligentemente, evocando nostalgicamente quell' atmosfera della Troma e delle Grindhouse anni '70 ed annullando di conseguenza il deficit imposto dal non-utilizzo di una cinepresa. Nonostante (come già detto) gli altri lavori siano intelligenti e ben congeniati, quello di Cheval, divertente e divertito, risulta più interessante da un punto di vista essenzialmente filmico, punto di vista dove il contenente sovrasta il contenuto.

Massimiliano Carvelli 11 mesi fa

Se non fosse per la macabra e cruenta fine di uno dei topolini,il corto potrebbe tranquillamente essere destinato anche ad un pubblico di bambini....peccato....Ben diretto,carino,avvincente ed anche educativo...non è facile rendere gli animali protagonisti e senza farli parlare....Il reale protagonista si scopre solo alla fine,che non sveliamo....diciamo solo,dopo Ratatouille w Pètule il nuovo eroe stavolta non animato,ma in baffi,coda e cartilagine!

Beatrice P. 11 mesi fa

La convivenza tra specie diverse, in particolare quando gli "umani" di casa non sono presenti, non sempre è all'insegna dell'amicizia e della pace. Charles Cheval, nel suo corto, propone un approccio originale a uno degli spunti narrativi più utilizzati nella finzione - basta pensare a grandi classici come i cartoni con protagonisti Titti e Silvestro o al recente Pets - quello dell'odio potenzialmente mortale tra animali differenti, in questo caso addirittura coinvolgendo roditori, felini e un pennuto. Utilizzando una tecnica che permette di andare oltre la tradizionale animazione, il regista segue con un certo grado di (sur)realismo la svolta inaspettata che accade nella vita di Pétule quando, da un terribile dramma, emerge l'occasione di trovare la propria libertà e vendetta. L'umorismo caustico e il ritmo incalzante trasformano L'exode de Pétule in un inaspettato ritratto di una liberazione fisica ed emotiva, raggiunta lasciandosi alle spalle un passato di soprusi e di prigionia fisica ed emotiva.

Ali cetta 11 mesi fa

In un minuto e ventire Cheval riesce a costruire un escape movie avvincente. Pétule è una gerboa, un roditore chiamato topo del deserto. Non ama essere rinchiuso nella sua casetta, e soprattutto non ama gli altri animali con cui è costretto a convivere: i due gatti senza pelo che farebbe cibo di lui e il pappagallo, troppo in alto per condividere qualcosa con lui. L'unico amico che ha sembra essere il suo simile, un topo domestico. Li troviamo nel giorno in cui hanno deciso di evader, ma non tutto andrà nel giusto verso. Cheval realizza un corto ben scritto e divertente, che godrebbe di uno sviluppo in una durata più lunga.

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