Lettere d’amore al cinema. Così scrivevano, quando non c’era l’e-mail

di Laura Delli Colli

Oggi non si scrivono più lettere e comunque non più a mano”.

Sarà per questa considerazione che Gian Luigi Rondi premette subito nell’introduzione del libro che ha fatto parlare di sé alla Festa di Roma che quelle cento lettere scritte spesso sul foglio di carta di un grande albergo profumano di un fascino antico, ma anche di passioni, di scambi, di ‘grazie’. E di considerazioni che ci insegnano a leggere il cinema anche da un altro punto di vista: quello di un tempo in cui la critica con la ‘C’ maiuscola aveva un fervido, intenso, abituale scambio con chi, quelle critiche, le firmava -anche quando il giudizio non era troppo positivo- amando incondizionatamente il cinema.

Per questo, il libro in cui Rondi ha voluto consegnare ai suoi lettori -ben cento lettere uscite dai suoi cassetti, primo capitolo di una seconda pubblicazione internazionale- dedicandole al cinema italiano diventa una miniera di curiosità, piccoli segreti, confidenze personali che aiutano a guardare il cinema da un altro punto di vista, quello dello scambio che la freddezza -e magari la rapidità -di tante mail di oggi hanno archiviato per sempre.

Non sapremo più cosa si scrivono autori e attori, critici e cronisti, non conosceremo, dal chiuso di una mail che sembra in realtà lo strumento ideale per archiviare la storia con un taglio meno privato, cosa può far vivere un film oltre o dietro la sua stessa storia pubblica.

Questo fa, certo, parte del costume di un tempo che corre, senza troppe soste e che non lascia spazio alla discussione, al confronto, alla riflessione autentica e magari anche alla qualità di un rapporto interpersonale non sempre ‘di amicizia’.

Facile immaginare la commozione di un decano della critica (e non solo) come Rondi nel riaprire archivi con i carteggi del passato: Isa Miranda e Francesca Bertini seguite fino alla loro morte in miseria quando non c’era ancora la Legge Bacchelli.

O immaginare l’emozione rileggendo una lettera di Antonioni, Suso Cecchi D’Amico, Visconti, Monicelli, Carlo Lizzani, De Sica, Fellini, Blasetti, Zavattini e perfino Carla Del Poggio Lattuada o Mariangela Melato.

Presentando il libro come in un grande dazebao collettivo Stefano Rulli, Carlo Verdone, Pupi Avati, Walter Veltroni ne hanno parlato come di una biografia epistolare, storia di una brillante carriera non solo giornalistica iniziata per Rondi tra i Quaranta e i Cinquanta e mai finita come critico militante ma anche con la passione del cinema poi esercitata attraverso festival, premi, manifestazioni doc come, prima tra tutte, quella dedicata ai David di Donatello.

Calligrafie preziose oltre l’autografo, carte intestate di alberghi che raccontano un lusso perduto nel mondo dei festival e dei grandi set, qualche mugugno, molte considerazioni rendono la lettura di quest’epistolario preziosa come se Rondi ci lasciasse entrare con la complicità dell’editore (Simone Casavecchia) e del Centro Sperimentale di Cinematografia che ha collaborato alla raccolta dell’epistolario, in un mondo davvero intimo, dove il privato diventa pubblico, come si diceva un tempo perché lo schermo diventi improvvisamente trasparente come un vetro.

Una lettera per tutte da’ il senso del valore di un epistolario che racconta un mondo perduto ma anche molto sincero, aperto al confronto e comunque oggi importante perché lei, l’autrice, è stata e continua ad essere nella sua distanza dal mondo, non solo del cinema, un’assenza molto amata. È di Monica Vitti, 1986, firmata solo ‘Monica’, su una carta con un logo prezioso, che incornicia con un fregio liberty una semplice M.

Dice: “Caro Gian Luigi, non so proprio cosa sia successo per incrinare i nostri rapporti… tengo moltissimo al tuo affetto e alla tua amicizia perciò mi manchi molto…Sii generoso, voglimi bene…”.

Sappiamo con certezza che oggi Rondi risponderebbe ancora, come tutti, che anche noi, che di cinema ci occupiamo tutti i giorni perché teniamo sempre tutti molto a una donna, una grande attrice, che ci ha fatto sorridere e piangere, ridere e riflettere con leggerezza.

Sì, oggi è lei , con quella scrittura così semplice e personalissima, con la sua firma dalla M importante e decisa, pur nel tratto che sfugge oltre la pagina, che ci manca davvero molto… e leggerla, in una breve lettera scritta con affetto commuove e ci fa sorridere ancora una volta.

(Photo: EdizioniSabinae)

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