L’estate addosso – La colonna sonora di Lorenzo Jovanotti Cherubini

di Gianni Canova

Ce l’avrai addosso per sempre. Appiccicata alla pelle, ai ricordi, alla memoria, l’estate dei tuoi 18 anni sarà sempre lì, nella storia del tuo corpo e del tuo cuore, a dirti l’energia che hai avuto, la vita che hai divorato, gli amori che hai vissuto e quelli che hai sprecato, e tutto quel mix di sensazioni, vibrazioni, speranze ed illusioni che ti hanno fatto sentire giovane e vivo.

Ci dice un po’ tutto questo, il nuovo film di Gabriele Muccino. Ce lo dice raccontando la lunga estate calda di due 18enni romani – Marco (Brando Pacitto) e Maria (Matilda Lutz) – che subito dopo l’esame di maturità partono per San Francisco, dove restano ospiti per più di un mese di una coppia di amici gay, che li aiutano a trovare e a superare (forse…) la loro linea d’ombra e a diventare adulti.

Come già ai tempi di Baciami ancora (2010), il film nasce dalla collaborazione di Muccino con il suo amico Lorenzo Cherubini. Ma se allora, 6 anni fa, Jovanotti si era limitato a regalare all’amico la canzone che avrebbe dato il titolo al film, qui firma invece l’intera colonna sonora e fa della canzone del titolo – uscita prima del film, nell’estate 2015 – il leitmotiv ricorrente che fornisce alla storia non solo la sua anima sonora ma anche il suo ritmo e il suo respiro. Fin dalla prima scena, quando è accennata solo dagli accordi di una chitarra acustica, mentre la voice over del protagonista Marco ci dice “Spesso mi immagino come sarà il mio cadavere”, la canzone appare e scompare più volte, declinata in generi e stili diversi, di volta in volta variata e ripresa, in un raffinato gioco di variazioni sul tema che prelude all’unica scena (a parte i titoli di coda) in cui la canzone vibra e risuona a piena voce sullo schermo, a segnare il climax di armonia amicizia colleganza e sintonia che i quattro giovani protagonisti (“Non è tre il numero perfetto, è quattro!”) stanno vivendo in quel preciso istante. “Respira questa libertà”, intona la voce di Jovanotti: e in effetti il brano musicale trasmette al pubblico del film, nello stesso tempo, sia un senso di libertà compiuta e appagata, sia il piacere di un respiro narrativo che in quel momento soffia a pieni polmoni e si inebria del piacere di essere giovani, e di aver fame di vita, e di stare bene con le persone che hai accanto e di aver voglia che quella perfezione non finisca mai. Da semplice hit inserito nella colonna sonora, il brano diventa insomma quasi il tappeto musicale del film, che diventa per certi versi anche un film di Jovanotti. “Prima che il vento si porti via tutto / e che settembre ci porti una strana felicità / pensando a cieli infuocati / ai brevi amori infiniti / respira questa libertà”: recita così il testo della canzone, scritto da Jovanotti con Vasco Brondi. Ed è una di quelle canzoni da cantare in auto, col braccio fuori dal finestrino, col volto bagnato di gioia e di luce. È questa, in fondo, l’atmosfera che si respira anche nel film, e che il film trasmette e ti appiccica sulla pelle: una sensazione di energia, di vitalità, di pienezza, che è raro trovare in un film italiano, e che Paola Casella – a ragione – ha paragonato alle sensazioni trasmesse dal film di Richard Linklater Tutti vogliono qualcosa, uscito in Italia proprio prima dell’estate e recensito (per il lavoro sui costumi…) anche qui su We Love Cinema. Certo, la colonna sonora non si esaurisce nelle variazioni sul tema della canzone del titolo: c’è la versione di Pieno di vita cantata dalla vocalist Ashley Rodriguez (Full of life), ma soprattutto c’è l’inedito Welcome to the World, scritto a quattro mani da Jovanotti con Jack Jaselli, che lo interpreta. Tutti insieme, contribuiscono a trasmettere quell’ebbrezza e quello slancio che possono piacere oppure no, ma che fanno di questo film un oggetto più vitale, assolutamente più vivace e vigoroso, di tanti altri mesti e fiacchi film che la critica ha osannato.

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