Last summer

di TBWA-admin

Quattro giorni per dirsi addio, nello spazio minimalista e raffinato di una barca a vela. Last Summer di Leonardo Guerra Seràgnoli, al suo primo lungometraggio, scritto con la collaborazione dell’autrice giapponese Banana Yoshimoto e dal fumettista-scrittore IgorT, ha sorpreso per intensità, costumi e regia.

 

In una lussuosa imbarcazione, concessa dall’ex marito, Naomi, una donna giapponese dal passato burrascoso, interpretata dalla bravissima Rinko Kikuchi (candidata all’Oscar come attrice non protagonista in Babel) attende il figlio Ken per poter passare con lui gli ultimi quattro giorni insieme prima del totale affidamento all’ex marito. La donna, sorvegliata dall’equipaggio, viste le voci sul suo passato, avrà solo novantasei ore per costruire un rapporto con il piccolo, per fare in modo che, nonostante l’assenza forzata, il bambino avrà qualcosa di lei per sempre.

 

Al suo debutto alla regia (il film è nella sezione Prospettive Italia ed è stato finanziato da BNL Gruppo BNPP all’interno delle norme del tax credit, ndr), Guerra Seràgnoli sembra un veterano del mestiere soprattutto per le scelte di ripresa e l’assonanza tra immagini e stati mentali dei protagonisti. Rinko Kikuchi è indubbiamente il valore aggiunto dell’ottimo lavoro del regista italiano. Semplice nei suoi lineamenti e nei suoi sguardi, tanto sul set che durante le interviste all’Auditorium, ricorda una diva del passato del grande schermo. Perfetta per rappresentare una donna di classe che soffre l’assenza completa della comunicazione e del rapporto con il figlio. La metafora dell’ancora di salvataggio potrebbe rappresentare al meglio il concetto principe del film: una donna che ha perso tutto e che focalizza il suo punto di ripartenza negli occhi (e nei riccioli) del bambino. Un rapporto madre-figlio molto complicato, che vive di consuetudini, ben rappresentate da una scena particolare che ruota intorno ad uno spazzolino.

 

Per una madre lasciare il figlio è un dolore diverso da quello che può succedere con un partner o un altro familiare perché è una violenza non-naturale. Un film pericolosamente umano, come ha detto lo sceneggiatore, proprio per questo motivo. Senza sparatorie o effetti speciali ma molto reale. Uno dei film di nicchia della nona edizione del Festival si rivela davvero una bella sorpresa, ecco il red carpet!

 

Tags

, , , , ,

Condividi quest'articolo

Commenti

Per poter lasciare il tuo commento devi essere registrato

CLICCA QUI PER
REGISTRARTI

Segui welovecinema

We Love Cinema