Lady Macbeth – La distribuzione di Teodora Film

di Gianni Canova

Cosa fanno i mariti quando la moglie è in vacanza?

Negli anni ’50 Billy Wilder immaginava che perdessero la testa per le vicine di casa – quelle bionde e un po’ svampite – che tenevano gli intimi al fresco in frigorifero.

Aveva ragione? A volte. Ma altre volte anche no.

A volte, quando la moglie è in vacanza, i mariti vanno al cinema. Per lo meno: ci andrebbero, se i cinema offrissero qualcosa.

In America, offrono.

In Francia, offrono.

In Gran Bretagna, offrono.

In Italia, boh.

In Italia, un marito con tanto di moglie in vacanza che volesse andare al cinema in una calda serata di fine luglio, non in uno sperduto borgo appenninico ma in una grande metropoli come Milano, non troverebbe che una profluvie di supereroi sudaticci, di mummie riesumate, di Transformer che non sanno più in cosa trasformarsi, di spiderman che non sanno più cosa inventarsi per fingere di iniziare un’altra volta daccapo, e via con questo trend.

Solo titoli per ragazzini che nelle sere d’estate – si spera per loro – hanno di meglio da fare che andare al cinema. Per il marito con moglie in vacanza, invece, non c’è niente di niente. Solo qualche saldo di stagione e qualche possibile repechage in una delle arene estive della città. Punto.

Così, avendo già visto The war – Il pianeta delle scimmie ed essendo alla ricerca comunque di un titolo capace di saziare la mia atavica fame di cinema, mi sono infilato in una delle poche sale non ancora chiuse per ferie a vedere Lady Macbeth, ed è stata una piacevole sorpresa.

Una dark lady in costume, una storia bella come un quadro fiammingo. Venature noir per una storia senza concessioni che assume a poco a poco sempre più marcate sfumature di lucida follia. Bello trovare un film così nel deserto cinéphile di fine luglio. Merito di uno dei marchi più coraggiosi e indipendenti della distribuzione italiana, la Teodora Film: fondata nel 2000 da Vieri Razzini e Cesare Petrillo, quest’anno ha già distribuito Adorabile nemica con Shirley MacLaine e in autunno distribuirà i due film trionfatori di Cannes (la Palma d’Oro The Square dello svedese Ruben Ostlund e il vincitore del Gran premio della Giuria 100 battiti al minuto di Robin Campillo).

Quando si dice l’anticonformismo: pochi altri distributori hanno osato uscire in piena estate con titoli che non siano popcorn movie. Ricordiamo Notorius con Black Batterfly, Bim con Quello che so di lei, Altre storie con Cane mangia Cane del sempre sorprendente e inafferrabile Paul Schrader, infine Eagles Pictures con il bellissimo Civiltà perduta. Poco altro, quasi nient’altro.

Poi da settembre saranno tutti lì a cercare di spartirsi la torta, in un sovraffollamento di uscite che obbligherà molti spettatori potenziali a rinunciare a vedere in sala film che se fossero usciti in un altro periodo forse avrebbero avuto maggiori chances. Solita storia, all’insegna di un conservatorismo davvero impressionante.

Meno male che c’è Lady Macbeth: il marito con moglie in vacanza è uscito dal cinema appagato nelle sue pulsioni cinefile. E – soprattutto – non ha rischiato di restare a casa e di invaghirsi di una serie tv. Col rischio di restare a casa a vedere le puntate successive anche quando i cinema – finite le ferie – riapriranno dopo l’estate.

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