La verità vi spiego sull’amore – Il casting di Marilù Paguni

di Gianni Canova

Facciamo un gioco. Semplice in apparenza, complesso nella sostanza.
Proviamo a dare un volto a un ruolo. A più ruoli.
 
Ruolo n.1: matura signora ancora piacente, che non vuole essere chiamata “nonna” ma “zia” dal nipotino, e non disdegna l’abuso del push up per rimorchiare uomini molto più giovani di lei.

Ruolo n. 2: collega di lavoro antipatica e impicciona, di quelle che ti guardano e ti controllano a vista, e non perdono l’occasione per farti sapere che loro “sanno”, e che non si sfugge al loro controllo.

Ruolo n. 3: omaccione corpulento dal cuore d’oro, bidello di professione, poeta per passione, baby sitter per vocazione.

Ruolo n. 4: madre di due figli ancora piccoli, mollata dal marito dopo 7 anni di matrimonio, alle prese con la difficoltà di conciliare il lavoro, l’educazione dei pargoli, l’irruenza dell’amica del cuore e l’interrogazione su cosa diventa l’amore dopo l’amore…

Il film di Max Croci La verità vi spiego sull’amore gioca con i suoi personaggi in maniera spregiudicata e si affida a un casting che assegna i ruoli in modo inatteso ma efficace.

Ruolo n. 1: la scelta va su un’attrice drammatica come Giuliana De Sio, qui in una parte che le consente di riattivare il lato più sfacciato ma anche autoironico (e meno conosciuto) della sua personalità di attrice.

Ruolo n. 2: è il personaggio di Arisa, cantante e giudice di X-Factor, che regala al film una bellissima canzone, ma anche una figurina di rara antipatia. Scelta anche in questo caso decisamente coraggiosa.

Ruolo n. 3: Edoardo Pesce, reduce dalla serie Tv Romanzo criminale, qui fa un salto mortale carpiato e si ritrova nel panni di una sorta di “orso buono”, impagabile nella relazione con i bambini. Riesce perfino a improvvisare un “m’ama/non m’ama” con la carta igienica.

Ruolo n. 4: è quello della protagonista, e viene assegnato a Ambra Angiolini. È il ruolo più difficile, quello per cui i soliti critici schizzinosi arricciano il naso. E invece Ambra colpisce per la capacità di reinventarsi ogni volta, di mettersi in gioco. Può non piacere agli inguaribili nostalgici del realismo ad ogni costo (che se hanno tanta fame di realtà non si capisce perché non la cerchino nel mondo, invece di ostinarsi a cercarla nel cinema…) ma non può non stuzzicare chi sa (e noi che ci ritroviamo qui su We Love Cinema lo sappiamo bene!) che Ambra è – fin dai tempi di Non è la Rai – un’icona vivente dell’artificio e della messinscena.

Complimenti a chi ha fatto il casting di La verità vi spiego sull’amore.

Perché nella sua coraggiosa e spiazzante attribuzione dei ruoli rivela di fatto quella che potrebbe essere la vera anima del film: il piacere – appunto – dell’artificio. Il gusto del gioco. Il mescolamento di linguaggi, di codici e di ruoli.

Basato sul fortunato blog di Enrica Tesio (poi divenuto romanzo), il film di Max Croci, sceneggiato da Federico Sperindei e prodotto da Notorius, si smarca con decisione dai modelli per lo più “realistici” perseguiti dalla commedia italiana per avvicinarsi invece – attraverso un’operazione coraggiosamente transmediale – al modello della commedia sofisticata americana.

Croci mescola i linguaggi più diversi (web, spot, videoclip, fumetto, blog), lavora in chiave antirealistica sul colore, danza liberamente col montaggio e confeziona un prodotto pop, allegro e pungente, che può piacere o no (questo è legittimo….) ma che non è liquidabile – come sul web ha fatto qualcuno – perché “troppo radical chic” (????), troppo poco “realistico” o – ho letto anche questo – “meno immediato” di quanto non fosse il blog di Enrica Tesio. E allora?

Il bello di un film come La verità vi spiego sull’amore è che il titolo è ironicamente antrifrastico perché il film non spiega nulla e non regala nessuna verità, tranne forse un piano sequenza – questo sì da brivido – che vede faccia a faccia i due protagonisti della storia, il “lui” e la “lei” che si sono lasciati senza avere un altro o un’altra, e che si rinfacciano senza rete il nulla della vita e dell’amore. Ma è troppo pretendere che un piano sequenza così venga colto e apprezzato da coloro che da un film pretendono Spiegazioni e che ancora credono – beati loro, o peggio per loro – che davvero esista la Verità.

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