La tenerezza – La scenografia di Giancarlo Basili

di Gianni Canova

Scale, androni, terrazzi, piazzette, cortiletti. E poi corridoi, sale d’attesa, disimpegni. La tenerezza di Gianni Amelio si svolge per lo più in luoghi di transito: spazi di confine fra pubblico e privato, luoghi in cui non si abita ma si passa. O si consuma quella parte della vita che è fatta di passaggi, movimenti, traiettorie. È cosa non da poco in un film che assegna la sua “morale” al verso di un poeta arabo secondo cui la felicità dipende nientemeno che da una traiettoria: “non una meta da raggiungere, ma una casa a cui tornare”. È indietro, non avanti, che bisogna guardare. Tutti i personaggi, infatti, si guardano indietro, ma non sono felici. Forse perché non lo trovano, là, quel posto a cui tornare?

La scenografia di Giancarlo Basili gioca un ruolo di primo piano nella costruzione di quel delicato equilibrio fra pubblico e privato, individuale e collettivo, presente e passato, avanti e indietro su cui il bel film di Gianni Amelio tesse e struttura il proprio senso. A cominciare dalle due case unite da un terrazzo in comune, in un bel palazzo della vecchia Napoli, in piazza Ecce Homo, in cui abitano l’anziano avvocato interpretato da Renato Carpentieri e la famiglia dell’ingegnere venuto dal nord (Elio Germano) con la giovane moglie (Micaela Ramazzotti) e i due figlioletti.

La contiguità spaziale è propedeutica a un’intimità più personale, esistenziale quasi: come se quel terrazzo mettesse in comunicazione non solo due case ma anche due destini. Per questo Basili – che aveva già lavorato con Amelio in Così ridevano, Le chiavi di casa e L’intrepido – ha scelto con cura il luogo, e ha costruito una scaletta con ringhiera per fare in modo che quel terrazzo fosse davvero lo spazio-cerniera del film: di là la vecchia casa del vecchio avvocato, piena di libri, di mobili di mogano e legno scuro, sempre immersa nella penombra, nobile e decrepita e scontrosa come l’uomo che la abita; di qui invece, un po’ rialzato rispetto al terrazzo, l’appartamento della famiglia dell’ingegnere: più arioso e luminoso, con un divano color carta da zucchero, un grande televisore a schermo piatto, mobili più leggeri e provvisori.

Le case, si sa, assomigliano a chi ci vive (o chi ci vive finisce per assomigliare alla casa?) e Basili riesce a costruire una corrispondenza molto forte fra personaggi e ambienti. Non solo: mentre la casa della famiglia dell’ingegnere ha spesso la porta chiusa (all’inizio l’avvocato aiuta Micaela a rientrare in casa dal terrazzo comune perché lei è uscita lasciando dentro le chiavi!), la casa dell’avvocato è sempre aperta, e c’è spesso un elemento scenografico (una porta, una finestra…) che apre un passaggio (una traiettoria?) fra dentro e fuori.

La tenerezza è un film pieno di stipiti, spiragli, fessure, porte che si chiudono, serrature che si aprono: la drammaturgia del cuore è prima ancora una drammaturgia spaziale. Si pensi anche solo al contrasto fra le due case “comunicanti” della prima parte con gli ambienti asettici, sterili, astratti, pulitissimi dell’ospedale nella seconda parte: come per una sorta di chiasmo, i personaggi sono anaffettivi quando vivono in spazi carichi di affetti e di memorie, mentre ritrovano la loro affettività negli spazi anonimi e sterilizzati della seconda parte. Paradossi del sentire, miracoli del cinema. Perché La tenerezza è un distillato di cinema limpido e prezioso: la radiografia di un’anima che all’inizio sale ansimando una scala, si muove raminga per tutto il film, vaga avanti e indietro, sale e scende, corre e salta, sbraita e impreca, giarda avanti e indietro, e solo alla fine si siede, stremata. In una piazza, non in una casa: un luogo sociale. Lì troverà chi, in fondo, aveva sempre cercato. Soprattutto, troverà il senso del proprio essere padre: il più tenero, forse, fra i tanti padri che il cinema di Gianni Amelio ci ha regalato.

Tags

, , , , ,

Condividi quest'articolo

Commenti

Per poter lasciare il tuo commento devi essere registrato

CLICCA QUI PER
REGISTRARTI

Segui welovecinema

We Love Cinema