La sedia di legno

di TBWA-admin

Quanto è difficile scrivere un film. Trovare le parole giuste per descrivere in immagini un’idea di pellicola.

L’ispirazione può arrivare da un romanzo, ma il rapporto con le righe è da sempre conflittuale: può dare spunti d’ispirazione ma non deve essere “scimmiottato”, può indurre alla trasposizione della storia sul grande schermo ma non deve essere banale.

La regista Susanna Nicchiarelli, con il suo La scoperta dell’alba, ha voluto andare incontro a questo rischio, riscrivendo il primo romanzo di Walter Veltroni. Una storia italiana ambientata a cavallo tra gli anni di piombo e il periodo attuale.

Con qualche distinguo: rispetto al libro cambia il sesso del protagonista, che ora è donna (interpretato da Margherita Buy). Si spostano leggermente negli anni le telefonate tra Caterina e lei stessa bambina: dal 1977 al 1981. “Volevo dare un po’ più di spensieratezza – ha detto la Nicchiarelli – i primi anni ’80 sono stati duri ma con elementi di spensieratezza, il punk-rock su tutti”.

L’idea universale del ‘ritorno al passato’ per rimediare ai propri errori o per salutare un padre scomparso piace al pubblico. La regista è, al tempo stesso, coprotagonista del film: stare davanti e dietro la macchina da presa per esprimere con più forza le proprie idee.

Non è sempre facile, anzi. Molti registi non credono sia necessaria la loro presenza “in scena”. Altri, da attori, fanno fatica a sedersi sulla sedia in legno. Susanna Nicchiarelli, dopo aver diretto “Cosmonauta”, sceglie la via della doppia personalità:
brava, parlare di quegli anni non era semplice.

Apprezzata.

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