La Mummia – La produzione di Chris Morgan e Alex Kurtzman per Universal

di Gianni Canova

Che ci fa il dottor Jekyll nel reboot di La Mummia? Cosa c’entra lo schizofrenico personaggio inventato da Robert Louis Stevenson (e qui interpretato da Russell Crowe) nel bel mezzo dell’ultima avventura di Tom Cruise, alle prese con il risveglio di un’antica principessa sepolta viva nelle profondità del deserto egiziano?

La risposta è semplice: La mummia è il primo titolo che inaugura ufficialmente un progetto denominato Dark Universe con cui gli Universal Studios vogliono far concorrenza ai film dei supereroi nati sui fumetti Marvel e distribuiti al cinema dalla Disney (Iron man, Thor, Capitan America, Avengers, Guardiani della Galassia) e a quelli della DC Comics, al cinema con il marchio Warner (Batman, Superman, Wonder Woman…).

L’operazione, annunciata fin dal 2014, si propone di sviluppare i reboot (i nuovi inizi, le ripartenze…) di tutti i classici film di mostri che a partire dai primissimi anni Trenta hanno contribuito a costruire l’identità produttiva dello Studio hollywoodiano. Inaugurato proprio con La mummia, il Dark Universe proseguirà dal 2018 con La moglie di Frankenstein, seguìto da Dracula, L’uomo lupo, Il mostro della laguna nera, L’uomo invisibile, via via fino a Il fantasma dell’opera e Il gobbo di Notre Dame. Una vera e propria saga, insomma, unificata da un tema musicale comune composto da Danny Elfman (il compositore di fiducia di Tim Burton) e caratterizzato dalla condivisione dei personaggi, che potranno apparire anche in altri film oltre a quelli di cui sono protagonisti. La presenza del dottor Jekyll in La mummia si spiega così: strategia della condivisione, tattica dell’infiltrazione.

Il progetto produttivo è indubbiamente molto interessante per vari motivi. Innanzitutto perché cerca di contrastare il monopolio di supereroi approdati al cinema dal mondo dei fumetti con una saga di antieroi che nascono invece direttamente al cinema e che non hanno quindi quella natura un po’ spuria e un po’ ibrida che connota tanto i mutanti marveliani quanto i Batman e i Superman distribuiti col marchio Warner.

In secondo luogo perché contrappone agli eroi salvifici dei marchi concorrenti dei veri e propri antieroi: tutti i personaggi annunciati nel Dark Universe sono – ciascuno a suo modo – dei mostri, e nei film anni Trenta che oggi vengono rievocati e rigenerati non facevano quel che si dice una bella fine. Che strategia si cela allora dietro il progetto? La volontà di dare un respiro epico anche a dei personaggi inizialmente presentati come negativi? I mostri Universal, alla fine dei film che li vedevano protagonisti, morivano tutti: e ora? Resteranno in vita? Si coalizzeranno come fanno i supereroi nei film che celebrano i loro superpoteri? E con quale obiettivo? I due produttori incaricati da Universal di coordinare il progetto, Chris Morgan (suo il franchaise di Fast & Furious) e Alex Kurtzman (che – per inciso – è anche regista di La mummia) hanno annunciato l’intento di rispettare l’identità e l’eredità dei vari mostri, ma di volerli trasferire nella contemporaneità per renderli più appetibili per le nuove generazioni.

Cosa comporterà tutto questo? Che Dracula approderà nel nostro mondo invece che nella Londra tardo-ottocentesca o che continuerà ad agire nel suo mondo ma con comportamenti, stili, ritmi e valori di oggi? E ancora: i supereroi Marvel sono arrivati al cinema senza contare su star di prima grandezza (gli attori che li hanno interpretati sono diventati star dopo), mentre la Universal annuncia già una parata di divi che lascia a bocca aperta: Johnny Depp sarà L’uomo invisibile, Javier Bardem sarà Frankenstein, Russell Crowe – appunto – il dottor Jekyll. Scelta giusta? Non c’è il rischio che il carisma e la fama dell’interprete finisca per oscurare il personaggio che deve interpretare? Tutti i film previsti avranno ovviamente a disposizione budget consistenti ma anche su questo piano Universal pare intenzionata a sperimentare: almeno uno dei film della saga sarà affidato infatti – così almeno dicono le indiscrezioni – a Jason Blum e alla sua Blumhouse, specializzati in film low budget di grande successo come The Visit, Split e il recentissimo Scappa – Get Out.

Ho lasciato la domanda più difficile per ultima: cosa ci dice questo progetto sul destino e sul futuro del cinema? Che il cinema è un’invenzione senza futuro, senza più idee né fantasia, e che per sopravvivere ancora un po’ non sa far altro che cercare di riportare in vita le maschere e le icone che l’hanno fatto grande nel ‘900? Oppure, al contrario, che proprio questa inesauribile capacità di rinnovarsi anche riutilizzando il proprio passato fa del cinema un dispositivo ancora capace di proiettarsi nel futuro? Cos’è davvero il progetto Dark Universe? Un’operazione vintage e necrofila, priva di vera energia vitale, o una vampirizzazione del passato per iniettare una dose fresca di vitamine emotive nell’immaginario contemporaneo?

Certo, fra tutti i grandi mostri Universal degli anni Trenta, l’unico a cui – stando a quanto annunciato – non sarà dedicato un film specifico è proprio il dottor Jekyll. Ma il dottor Jekyll – lo si vede già in La mummia – sarà il filo conduttore della saga, alla guida della misteriosa organizzazione Prodigium, impegnata nella ricerca, nello studio e – quando necessario – nella distruzione del male presente nei mostri che popolano il nostro mondo. Che significa? Che assisteremo a una sorta di Olocausto dei mostri? Non sia mai! Jekyll ci potrà anche provare, ma non ce la farà, a patto di non distruggere anche se stesso. Al suo fianco, dentro di lui, non dimentichiamolo, c’è anche Mr. Hyde.

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