La grande bellezza a Cannes

di TBWA-admin

Applausi calorosi in sala per l’anteprima dell’atteso La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Un film che accompagna lo spettatore lungo la ricerca, faticosa e disperata, del protagonista, un giornalista ex scrittore, che decise di smettere di scrivere proprio per l’impossibilità di rintracciare barlumi di bellezza a questo mondo. Scorre sullo schermo tutta la volgarità a cui questo Paese ci ha abituati: labbra e seni rifatti, una Serena Grandi irriconoscibile e sfatta, e ancora attrici narciso, donne altoborghesi ipocrite e lacerate, uomini mediocri e frustrati (Carlo Verdone su tutti, in un ruolo finalmente drammatico). E nel mezzo, l’irresistibile Gep Gambardella / Toni Servillo che fellinianamente, tra visioni e attraversamenti multipli del reale – tra chiese e discoteche, sacro e profano – scopre per contrasti istanti di bellezza nella figura di una spogliarellista naif ma saggia (Sabrina Ferilli), e in una santa di poche parole che, nel volo di fenicotteri sospesi su un cielo mozzafiato romano, dispiegano il loro senso.

Una pellicola memorabile, non priva di difetti (la lunghezza, l’ampollosita’ di certe scene, la volonta’ di inserire tutto dentro, troppo forse per un solo film), ma capace di puntare al cuore dello spettatore e portarlo lontano, lungo le sponde di un Tevere mai cosi’ malinconico.

Paolo Sorrentino, per la quinta volta a Cannes, racconta la decadenza dei nostri giorni, e lo fa con mano sapiente, una regia matura e uno stile inconfondibile, che fa dell’ossessione ai dettagli da un punto di vista visivo, e dell’introspezione dei personaggi da quello narrativo, il suo punto di forza. Impeccabile il binomio forma/contenuto: le immagini raccontano piu’ e meglio delle parole, i silenzi fanno riflettere, il pensiero scivola lungo le acque del biondo Tevere.

In altre parole, un film da Palma d’oro.

di Claudia Catalli per Oggi al Cinema

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