Joe Dante racconta il cinema gotico italiano

di TBWA-admin

Fu una stagione brevissima, nemmeno due lustri. Eppure il cinema gotico italiano, con le sue streghe bellissime, le vampire seduttrici, gli spiriti dall’oltretomba, segnò un’epoca sul grande schermo a cavallo degli anni ’60. Gli spettatori potevano ritrovare nei lavori di Mario Bava, il maestro del cinema horror, eccesso e trasgressione, sfida alla censura e attenzione alla sensualità. La bellissima attrice inglese Barbara Steele, diretta da Federico Fellini in, fu l’icona femminile del genere, protagonista di due lavori molto importanti come Danza macabra e I lunghi capelli della morte, pellicole firmate dal regista Antonio Margheriti nel 1964.

 

Il Festival Internazionale del Film di Roma dedica quest’anno la sezione retrospettiva a questo genere, poco conosciuto ma che ha fatto scuola nelle accademie. L’Italia dei castelli e dei manieri si trasforma in un fantastico set, dove le leggende di vampiri e streghe dagli abiti scuri popolano gli incubi degli spettatori. Riccardo Freda, regista italiano nato in Egitto da una famiglia napoletana, autore di lavori come L’orribile segreto del Dr. Hichcock (1962), ebbe la fortuna di lavorare con budget abbastanza elevati paragonati ai suoi colleghi. Per Freda “l’orrore vero è quello radicato dentro di noi fin dalla nascita. Questo è il vero terrore, l’angoscia di ciò che non si vede, il rumore che scatena il terrore fino ad allora represso. Il picchiettare di un ramo contro un vetro che sembra la mano scheletrica di un fantasma.”

 

Il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale presenta una breve retrospettiva all’Auditorium con Freda, Margheriti, Pupillo, Mastrocinque, con le incursioni nel genere di Damiani e Vernuccio e un lavoro giovanile di Corrado Farina, Il figlio di Dracula. Parallelamente si rende omaggio, nel centenario della nascita, a Mario Bava con un ciclo di cinque film, scelti tra il gotico e il successivo thriller all’italiana.

 

A Roma è sbarcato anche Joe Dante, regista americano appartenente alla generazione formatasi alla New World Pictures. Nel dialogo con i partecipanti ha ricordato l’importanza che ha avuto in America la proiezione di I tre volti della paura. “Senza Bava non ci sarebbe Dario Argento e alcune forme di comunicazione dello stesso Bava hanno influenzato anche i lavori di Tarantino e Scorsese”.

 

“L’horror è un genere famoso in tutto il mondo – ha continuato il regista americano di Morristown – ma solo grazie ad autori come Bava si è passati dal considerarlo un cinema di serie B, con solo morti, sangue e un budget minimo, a un genere di tutto rispetto, al pari della commedia. Non a caso un’attrice colta e splendida come Barbara Steele ha lavorato tanto con Fellini come con Bava.”

 

Per apprezzare il gotico italiano, Roma propone cinque opere del regista originario di Sanremo e altre dieci pellicole restaurate degli anni d’oro dell’horror del Belpaese.

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