Jackie, Kennedy regale per Natalie Portman

di Laura Delli Colli

È già, per molti, il miglior film visto fino ad oggi alla Mostra 73 Jackie di Pablo Larraìn, struggente racconto in prima persona dei quattro giorni vissuti da Jacqueline Kennedy tra l’omicidio di JFK, fino al suo funerale. E nelle mani del regista cileno Pablo Larraìn Jackie, tra incredulità e dramma, è una fantastica Natalie Portman che emoziona e commuove, da grande protagonista.

“Ho pensato ai sentimenti che deve aver provato la vera Jacqueline” racconta l’attrice, “madre e moglie tradita e in un lampo giovane vedova con un dramma e molte nuove responsabilità sulle spalle. Sì, ho cercato raccontarla immedesimandomi nel suo stato d’animo, preparando un personaggio che non volevo assolutamente fosse il frutto di un’imitazione” racconta ancora. Si è soprattutto chiesta l’attrice “come una donna, in quella situazione delicatissima, immaginasse di andare avanti, come pensasse di continuare a vivere e di farcela con due figli ancora piccoli”.

First lady regale e altera, la Kennedy che il film racconta è una donna decisa nonostante la fragilità apparente del suo aspetto, forte anche quando la famiglia vorrebbe che non fosse così autonoma. E alla fine, inevitabilmente, molto sola, anche nella sua determinazione.

Larraìn, al Lido, applaudito anche in conferenza stampa ricorda il primo giorno di riprese quando chiese alla Portman di avvicinarsi sempre più alla macchina da presa . “Il film era lei” dice “volevo inquadrarla da molto vicino, perchè tutto fosse più intimo, per sentire e far sentire ancora meglio allo spettatore quello che Jackie ha passato”. E Natalie Portman è perfetta nel raccontare una first lady vedova poco più che trentenne (aveva realmente 34 anni Jacqueline, quando ‘Jack’, come lo chiama nel film, fu assassinato) ma soprattutto la sua sofferenza in un mondo e una famiglia che la dimentica, in questa versione della storia, davvero in fretta.

“Ci sono donne che cercano potere nel mondo e altre che lo cercano a letto” dice nel film la sua Jacqueline. Facile capire da che parte sia la Jackie di Natalie Portman: sulle indicazioni di Larraìn il film risponde con una Jackie elegante, intelligente, riservata, una donna che sa aprire la Casa Bianca alla cultura, moglie fedele di un marito che la tradiva e con il quale non dormiva quasi mai la notte. La sua immagine nel film, perfetta anche nel tailleur rosa, sporcato dal sangue di Dallas, che indossa con classe e dignità è quella di una donna alla quale questo racconto offre un’occasione di riscatto nell’immaginario mondiale che l’ha presto archiviata nella realtà insieme alla sua seconda vita, lontana dal potere politico, più vicina al lusso e alla mondanità dell’incontro con Onassis.

Schiacciata dalla macchina di una famiglia potente, Jackie riesce nonostante tutto a pretendere un imponente funerale di Stato dell’uomo che ha segnato comunque una svolta con la sua politica liberal. E nel film sfila da sola, come una sposa in nero, con il feretro portato da un carro trascinato dai cavalli come accadde per il presidente Lincoln, anche lui assassinato nel 1865.

“Benché non sia americano ho vissuto la storia di Jackie come una grande opportunità. C’era nei documenti una donna davvero inedita e sconosciuta, in un ritratto tra mistero ed emozione”. Chiude la Portman: “Non avevo mai interpretato una donna realmente esistita e avevo paura del confronto con l’originale”. Ma Venezia le ha già fatto passare ogni timore. Ci si può scomettere…

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