Irrational Man – La scenografia di Santo Loquasto

di Gianni Canova

Non sono mai stato nel Rhode Island e non so come siano davvero le case della borghesia americana del New England.

Per come le disegna lo scenografo Santo Loquasto nell’ultimo film di Woody Allen Irrational Man, sembrano una sfacciata imitazione dello stile british di una volta.

Niente design, niente plastica e metalli, solo legni e tessuti pregiati.

Quei salottini un po’ retrò, quelle poltroncine damascate e quei divanetti vellutati, quei caminetti presenti in ogni stanza (ce n’è uno perfino nell’aula in cui fa lezione il prof. protagonista…) contribuiscono a delineare un mondo sobrio ed elegante, composto e accogliente, tipico di chi conosce il valore delle cose e ha imparato a dominare le emozioni.

Il film poi ci suggerisce -è vero- che le emozioni di fatto non le controlla nessuno, ma questo fa parte del gioco (e delle rivelazioni che Woody Allen ci consegna ad ogni suo nuovo film…).

Ma torniamo alle case: quel che colpisce nel décor è la scenografia della luce: Santo Loquasto -che collabora con Woody Allen da almeno trent’anni, e che è stato candidato all’Oscar per le scenografie di tre capolavori come Pallottole su Booadway, Radio Days e Zelig–  illumina praticamente tutti gli interni in cui si svolge il film usando quasi solo lampade da tavolo: quelle col paralume a forma di tronco di cono, presenti in modo ossessivo sia nell’abitazione del professore protagonista interpretato da Joaquin Phoenix sia in quella della famiglia della bella studentessa interpretata da Emma Stone che si invaghisce di lui e dell’aura “maledetta” che emana.

Appoggiate su tavoli, credenze o comodini, le lampade disegnano una strategia della luce molto precisa: nessun ambiente è illuminato in modo sfacciato, prevale ovunque la penombra, tutti i luoghi sembrano invitare al raccoglimento o alla discrezione.

Non so se questa scelta sia attribuibile prevalentemente all’arredamento disegnato da Loquasto o alla strategia della luce impostata dal direttore della fotografia, l’iraniano Darius Khondji.

Comunque sia, è una scelta azzeccata: perché in un film così pieno di riflessioni filosofiche e di interrogativi morali, ti sembra di vivere in una penombra quasi ecclesiastica, in spazi e ambienti che stimolano e sollecitano la riflessione e la meditazione a cominciare proprio dal piano luministico.

La luce come co-protagonista?

Non c’è dubbio.

Anche perché è la luce a determinare almeno due delle tre scene madri del film.

Una è quella dell’omicidio dello “spregevole” giudice Spengler, le altre due sono quella della visita al luna park e la scena finale.

Nella visita al luna park del professor Abe Lucas -devastato, alcolizzato ma fascinoso- e della sua bella allieva Jill -giovane, fresca, curiosa- la luce è protagonista non solo per le fantasmagorie tipiche di ogni luna park di notte, ma perché è proprio lì che i due vincono quell’oggetto che tornerà nel finale e irromperà nella loro relazione determinando l’esito tragico e inatteso della vicenda.

Lì, al luna park, i due “amanti impossibili” incontrano il caso: e il caso ha la forma di una piccola torcia elettrica portatile.

Cioè un oggetto che produce luce.

Dopo tante lampade fisse e austere, compassate, quasi consapevoli della propria importanza, è proprio una piccola lampadina da nulla, una piccola fonte di luce che si intrufola dove non dovrebbe essere, che segna il destino della coppia e porta Irrational Man a un epilogo che lo rende -fra i tanti film di Woody Allen- quello più vicino a un capolavoro filosofico sul caso, sul destino e sulla fortuna come il bellissimo Match Point.

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‘Irrational man’ e la scenografia di Santo Loquasto. – JustPink 1 anno fa

[…] Gianni Canova per Welovecinema […]

Simone Guadagnin 2 anni fa

Veramente bel film!! Fa riflettere!

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