Il ragazzo invisibile – La fotografia di Italo Petriccione

di Gianni Canova

Le scelte operate da Italo Petriccione, direttore della fotografia, per il film Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores.

 

Come una bottiglia di latte. Come la panna di un cappuccino.

Trieste, nella prima parte di Il ragazzo invisibile, appare così.

Il direttore della fotografia Italo Petriccione usa toni morbidi e luci poco contrastate, puntando tutto sulla gamma cromatica dei bianchi.

Bianco-sporco, bianco-panna, bianco-avorio, bianco-schiuma.

Del resto, nella prima parte le immagini devono rendere la vita ordinaria di un ragazzino qualsiasi in una qualunque città di mare, d’inverno.

Nella seconda parte invece anche la luce cambia: quando Michele smette di essere un ragazzino qualunque e diventa un baby hero con il potere dell’invisibilità anche la fotografia si accende, gioca sui contrasti, accosta colori sgargianti e ambienta le scene più complicate in spazi illuminati da una luce al sodio molto netta che fa del giallo la tinta cromatica dominante.

I flashback ambientati in Russia o comunque nel passato sono caratterizzati invece da una fotografia decolorata e fredda, che agisce sui toni del blu-metallico o del grigio-verde per rendere l’idea di un mondo oppressivo e totalitario.

È la luce che crea le atmosfere del film, che accentua o attenua i contrasti cromatici, che conferisce profondità o superficialità ai volti e ai corpi dei personaggi.

Nessuna gelatina è usata a caso, ogni focale ottica è scelta in funzione dell’effetto che si voleva ottenere.

Il risultato è un film che raccontando la storia di un ragazzo dotato di un particolare super-potere gioca tutto sul visibile per ottenere l’impossibile: far vedere l’invisibile.

 

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