Il racconto dei racconti – Le location scelte da Gennaro Aquino

di Gianni Canova

Tre re, tre castelli. Tre luoghi “reali”: tre gioielli dell’architettura storica italiana che il location manager Gennaro Aquino ha scovato in giro per l’Italia dopo otto mesi di sopralluoghi e ha proposto al regista Matteo Garrone e allo scenografo Dimitri Capuani per farne, in un certo senso, il cuore di pietra del film (i cuori di carne, come capirete dopo aver visto il film, stanno altrove). “I luoghi – ha dichiarato Garrone – spesso suggeriscono la drammaturgia”. E Il racconto dei racconti non sarebbe quel film potente, visionario, carnale, unico e delirante che è se le tre storie che si intrecciano sullo schermo non si svolgessero – appunto – in questi tre luoghi. Il re nano (Toby Jones), quello che alleva di nascosto una mostruosa pulce gigante e che dà in sposa l’unica figlia a un orco gigantesco, ripugnante e belluino, vive tra le mura di Castel del Monte, l’imponente edificio a pianta ottagonale fatto costruire da Federico II nel XIII secolo, a pochi km da Andria, in Puglia: lo scenografo Capuani l’ha innalzato su una collina che non esiste nella realtà, ma è proprio questo mix di finzione e realtà, di veridicità e di photoshop, che conferisce al luogo un’energia simbolica ancora più potente.

Il re lungocrinuto ed erotomane (Vincent Cassel), che vive ossessionato dal sesso e che introduce nel suo letto una vecchia decrepita e quasi ripugnante pensando si tratti di una ragazzina dalla voce celeste, vive invece nel Castello di Roccascalegna, edificio romanico del XII secolo, in provincia di Chieti, abbarbicato sulla cima di una sporgenza rocciosa che sta in miracoloso equilibrio sopra un precipizio sospeso nel vuoto. E proprio questa collocazione, questa verticalità sospesa, avrà un ruolo determinante nello svolgimento della storia. Infine la regina interpretata da Salma Hayek, quella che divora il cuore rosso pulsante di un mosto sottomarino e partorisce un figlio albino costretto a fare i conti da subito con il suo doppio, vive in un luogo ibrido generato dalla fusione filmica di più luoghi reali: si riconoscono – se abbiamo visto bene – alcuni interni del Castello di Sammezzano di Reggello, in provincia di Firenze, e di Palazza Chigi a Ariccia, nei pressi di Roma, con gli esterni del castello di Donnafugata, a pochi minuti da Ragusa. Ed è proprio nel labirinto di muri a secco che sta davanti al castello che la Regina si perde, inseguendo il figlio e il suo sosia.

Location come queste, a Hollywood, le avrebbero prima disegnate e poi costruite artificialmente in studio. Oppure le avrebbero realizzate con i pixel del computer. In Il racconto dei racconti, invece, sono luoghi reali scenografati in modo da renderli fantastici. E le loro austere geometrie, la loro imponenza architettonica, sfida e fa attrito con la deperibilità dei corpi che le abitano: se i corpi invecchiano, si spelano, bruciano, deperiscono o impazziscono di desiderio e di cupidigia, le architetture invece sono lì, imponenti e immutabili, a ridimensionare le passioni umane e a ricondurle a più ragionevoli proporzioni. Non è un caso che il film si chiuda con tutti i personaggi dei tre racconti (quelli – almeno – che sono sopravvissuti….) riuniti nel cortile centrale di Castel del Monte e intenti a guardare in alto, su verso il cielo, dove un funambolo cammina in equilibrio su una fune in fiamme che attraversa da lato a lato le mura del castello. Metafora potentissima della precarietà e della fragilità della natura umana.

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Il racconto dei racconti | Vulcano Statale 3 anni fa

[…] a tutte le più famose fiabe, Garrone preferisce lo splendore di castelli e borghi italiani, tutti veri . E perché non siano poi troppo realistici, vi incastona le principesse, le regine, i draghi, gli […]

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