IL POSTINO

di TBWA-admin

E’ stato il suo testamento cinematografico d’addio. Il Postino, film interpretato da Massimo Troisi nel ruolo di Mario Ruoppolo, ispirato a Il postino di Neruda dello scrittore cileno Antonio Skàrmeta, fu l’ultima pellicola della “Pulcinella triste”, prima che un attacco di cuore lo strappasse alla vita terrena.

 

L’attore di San Giorgio a Cremano era molto di più che un esponente della comicità napoletana. I suoi sguardi, le sue smorfie così come l’amore per la vita sul set avevano colpito tutti. Nato da una famiglia umile, il padre macchinista ferroviario e la madre casalinga, visse fin da subito la vita di “gruppo”: in casa, oltre ai genitori, anche cinque fratelli, due nonni e i vari figli, così da condividere lo stesso tetto con diciassette persone (che per un napoletano non era certo un numero fortunato…). Ecco perché il suo senso di comunità non ha fatto fatica a trasferirsi tra le luci e le macchine da cinepresa.

 

I suoi esordi a teatro o meglio, dentro un garage ribattezzato Centro Teatro Spazio dove vennero messi in scena spettacoli in stile pulcinellesco. Poi il passaggio al grande schermo con il trasferimento nella Capitale e l’incontro con il produttore Mauro Berardi. Il debutto non poté essere dei migliori: con Ricomincio da tre l’attore napoletano si fece conoscere dal pubblico ma soprattutto conquistò premi e critica.

 

A fianco di Benigni, nel 1984, ottenne un invidiabile successo al botteghino con Non ci resta che piangere nonostante i tempi cinematografici dei due protagonisti fossero diametralmente opposti: lento e riflessivo Troisi, frenetico e ricco di gestualità il comico toscano. Collaborò con Ettore Scola, recitò in due occasioni accanto al grande Marcello Mastroianni, diresse e fu protagonista con Francesca Neri di Pensavo fosse amore…invece era un calesse.

 

Nonostante dovette ritornare negli Stati Uniti per i controlli cardiaci post operazione, non rinunciò all’inizio delle riprese a Procida e Salina de Il postino, diretto dall’inglese Michael Radford (padre dell’adattamento cinematografico di 1984, il romanzo capolavoro di George Orwell). La sua interpretazione gli valse una candidatura postuma all’Oscar due anni più tardi dopo la presentazione della pellicola alla Mostra del Cinema di Venezia.

 

Il 22 settembre del 1994 il film uscì per la prima volta nelle sale italiane. Domani Roma gli rende omaggio con una versione restaurata del lavoro, dalla pellicola al digitale. Mario è pronto a rimettersi il cappello in testa e salire in sella alla sua bicicletta, desideroso di coltivare la sua amicizia con Pablo Neruda, in fuga dal Cile ed esiliato in un’isola delle Eolie e conquistare l’amore di Beatrice Russo (Maria Grazia Cucinotta).

 

Il ricordo del talento dell’attore di San Giorgio a Cremano non si è mai appannato. Nessuna ha dimenticato i suoi successi, nessuno ha dimenticato la sua originalità, nessuno ha dimenticato la profondità dei suoi occhi. Ha incarnato la napoletanità fuori dagli stereotipi, intellettuale ma mai altezzoso. Profondamente religioso, timido anche con sè stesso, tifoso dalla passione sfrenata, con Totò è Napoli.

 

E il Festival gli rende giustamente omaggio.

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