Il mio amico Nanuk

di TBWA-admin

Ambientare un film sulla calotta artica e far recitare insieme un bambino e un cucciolo di orso polare. Il mio amico Nanuk, co-diretto da Brando Quilici e Roger Spottiswoode, è l’esempio ben riuscito di un lavoro molto complesso, soprattutto per le condizioni climatiche e la veloce crescita dell’animale principe dei ghiacci.

 

Il piccolo Luke (Dakota Goyo), quattordicenne appassionato di hockey con un rapporto conflittuale con la madre, esperta ricercatrice di balenotteri bianchi, scopre che un giovane cucciolo di orso polare è stato separato dalla propria madre e intrappolato nel garage. Il suo obiettivo è quello di trovare un modo per ricongiungerli; grazie all’aiuto dell’esperta guida locale Mutkut, mezzo Inut e mezzo canadese, decide di fare di tutto per poter riportare il piccolo quattrozampe bianco nella sua casa naturale. Ma per portare a termine la missione, Luke dovrà imparare a proteggere se stesso e il cucciolo dai pericoli della natura selvaggia (la pellicola è stata interamente girata in Canada).

 

Tratto dall’omonimo romanzo di Brando Quilici (documentarista per Discovery Channel e National Geographic), riesce a commuovere per l’amicizia che s’instaura tra il ragazzo e il piccolo orso. Roger Spottiswoode (padre di 007Il domani non muore mai e Sotto tiro) è riuscito a girare le sue sequenze in soli 32 giorni, un record. Il perché è presto detto: la rapida crescita dell’animale e le difficile condizioni climatiche, il freddo su tutte. L’intera troupe infatti è dovuta rimanere chiusa nelle tende per dieci giorni a causa di una tempesta di neve.

 

Il lavoro ha due anime, quella documentarista di Quilici e quella cinematografica di Spottiswoode, in perfetta armonia. Affronta, oltre alll’amicizia bimbo-orso, anche quella del surriscaldamento globale.  “Purtroppo gli orsi polari e i loro cuccioli, nella disperata ricerca di cibo, si spingono fino ai villaggi dell’Artico avvicinandosi pericolosamente agli uomini. Il mondo moderno sta prendendo il sopravvento su questa terra e speriamo che questo film riesca a farci capire che lassù, nel Grande Nord, c’è un mondo da proteggere, il mondo degli orsi bianchi” ha detto Quilici, figlio del grande documentarista Folco.

 

Luke pensava di salvare l’orso, in realtà è l’orso che ha salvato lui. Un progetto cinematografico che unisce natura, amicizia e territorio e permette una riflessione sulle strategie economiche della politica internazionale che pensano di trasformare l’Artico in una nuova Mecca per l’estrazione di gas e petrolio.

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