Hidden beauty

Premio: Premio del pubblico
Artista: de With Elham Taseh

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Marco Grasso 5 mesi fa

L’essenzialità è lo strumento scelto da With Elham Taseh per fotografare una condizione umana quanto mai odierna, quella dell’asservimento muliebre a un sistema sociale prevaricante e androcentrico, che assoggetta l’espressione femminile del sé a un rigido modello precostituito – imponendo condizioni duramente coercitive. Nella totale assenza del montaggio, l’unica inquadratura di “Hidden Beauty” instaura un muto dialogo tra l’esaltazione della bellezza e la sua conclusiva castrazione: un segreto racchiuso nell’imperscrutabile sguardo in camera della protagonista, specchio antropico di milioni di donne senza voce. Premiato dal pubblico della dodicesima edizione del Mobile Film Festival, il cortometraggio individua – attraverso l'impiego di due iconici elementi culturali, quali il trucco di matrice occidentale e il caratteristico velo orientale – uno stato discordante dell’essere e dell’apparire, che trascende qualunque limitazione di natura geopolitica per divenire assoluto, in una semplicità abrasiva dal potere taumaturgico e universale.

Lisa Personeni 5 mesi fa

Per raccontare e per capire una storia si dà sempre per scontato che siano necessari molti e forse anche troppi minuti, dialoghi e tempo. Insomma, molto… e di tutto. Ma non in questo caso. Non quando hai a disposizione poco più che un minuto per fare centro. Per colpire. One shot. Ed il colpo c’è stato, per me, quando ho scelto di dare una possibilità al video vincitore del premio pubblico: “Hidden beauty” di With Elham Taseh al Mobile Film Festival del 2017. Il video in sé, è molto semplice: nessun suono, un sfondo bianco e una ragazza. Una ragazza bellissima, dai lineamenti orientali che si avvicina. Si siede. Ti guarda. Tutto ciò che puoi vedere è solo il suo viso. Ad un certo punto lo spettatore si tramuta in uno specchio e la ragazza comincia a fare una cosa comunissima: truccarsi. Un’ azione banalissima, di cui non si riesce a comprendere il significato solo fino alla fine: quando copre il suo volto. E in quel momento capisci che tu, spettatore, sei uno dei pochi fortunati ad aver visto la bellezza di quella ragazza, nascosta da un velo nero. È un patto, una sorta di muto accordo tra di voi. Tra la giovane e tu, fortunato spettatore. Un solo minuto, un minuto per raccontarti non solo la storia di una ragazza, ma di quella di tutte le donne del mondo. Il tema della bellezza non è mai stato così forte e così sentito. Ed in questo video appare in tutte le sue sfaccettature. Ogni donna, ogni persona può rivedersi negli occhi di quella ragazza. Ed immaginare la sua storia. C’è spazio per immaginare, grazie alla scintilla, al colpo lanciato dal regista. E forse è proprio questa la “bellezza segreta” non solo della ragazza ma del video, perché alla fine un po’ in fondo tutti siamo quella ragazza e possiamo comprendere la bellezza, quella vera, quella che sta al di sotto della superficie, non solamente di un semplice velo.

Mariantonietta Pace 5 mesi fa

Una ragazza qualsiasi, potrebbe essere chiunque, non ha nessun simbolo, la sua provenienza i suoi gusti, i suoi pensieri sono sconosciuti. Esegue le azioni che tutte le ragazze, prima o poi, compiono nella loro vita: si trucca. Gesti lenti, precisi fatti per assaporare quegli istanti. Nasce così una domanda perché sono così lenti. La risposta è negli occhi: gli occhi sono lo specchio dell'anima; la sua anima è rassegnata a un successivo gesto che, invece, tante donne non sono costrette a compiere, indossare un velo nero che copre il viso. Nel nero sono inglobati tutti i colori, i colori con cui esaltiamo il nostro Io, la speranza che si possa mostrare il nostro Es senza veli neri.

Amalia Santiangeli 5 mesi fa

Video all'insegna dell'essenzialità: di essere malgrado gli sguardi di chi ci può vedere, di trasmettere valori ed emozioni attraverso una quotidianità semplice ma non scontata, soprattutto laddove la libertà ed il rispetto hanno confini molto diversi e limitati rispetto a quelli occidentali, di riempire un video breve con silenzio, fruscio, quasi un monocolore, uno sguardo, un volto,una mano, un velo. Video che merita un giudizio altrettanto essenziale di plauso.

Elsa Naddeo 5 mesi fa

Sfondo bianco, luce opaca, sguardo in camera, macchina fissa ed un semplice ragazza. Pochi secondi che vede un comune gesto quotidiano trasformarsi in una bellezza nascosta. Non c'è dialogo, non c'è musica, c'è un solo ronzio che ripercorre tutto il corto in modo da concentrare tutta l'attenzione sui gesti della ragazza e sul suo viso. L'atto di truccarsi avviene in modo semplice, un mascara, un phard ed un rossetto. Occhi, guancia e bocca, tre parti del viso che ti permettono di guardare, di accarezzare e di definire chi sei con la parola. Ma qui la parola non c'è, in questo corto c'è la voglia di rendersi bella davanti allo specchio. Uno specchio che è la macchina da presa ed una macchina da presa che diventa lo spettatore, perchè è qui che diventa fondamentale il suo ruolo. Mostrare la ragazza truccarsi per rendersi perfetta mette in scena una relazione intima tra la protagonista e colui che guarda. E come se la ragazza si mostrasse per ciò che lo specchio vuole, bella e determinata; ma dopo un attimo si nasconde perchè in realtà quel riflesso non è il suo vero io interiore.Una metafora che racchiude un senso profondo, dove mette in contestazione una società dove ti vuole perfetta ma che allo stesso tempo pretende di nascondere la parte più vera di te, il tuo ruolo sociale, la tua appartenenza religiosa e tutto ciò che fa di te un essere umano e pensate. Perchè in fin dei conti, la verità fa paura a tutti.

Marta Borucinska 5 mesi fa

Nascosta è non solo la bellezza della protagonista,ma anche il messaggio forte di questo cortometraggio. Quando si affrontano temi del genere, politici e sociali, non c'è un modo giusto di farlo. L'unico modo è farlo onestamente e con sensibilità, due caratteristiche che si percepiscono nella semplice naturalezza do Hidden Beauty. Quando non fai caso all'estetica di un prodotto, è perche il suo contenuto è più coinvolgente e rilevante. Questo non solo è ciò che è riuscita a fare W.E.Taseh, ma è anche il messaggio che arriva forte.

Annalia Asti 5 mesi fa

Dal momento che non posso cambiare tutto, cambio ciò che posso sembra incalzare la ragazza. La libertà si esprime in modi diversi; in conflitto é la domanda quando compiamo un gesto lo facciamo per gli altri o per noi stessi? La risposta stá nello sguardo della ragazza

Mariaelena Romeo 5 mesi fa

La scena preponderante con la quale il cortometraggio si apre è quella della protagonista intenta a truccarsi, ma questa accentuazione esteriore non fa altro che configurarsi come la vigorosa espressione di uno stato interiore. Non è il concetto di bellezza esteriore in quanto tale ad essere stressato da Taseh, quanto la consapevolezza che c’è sempre qualcosa al di sotto di una qualsiasi superficie, sia essa un velo nero oppure una spennellata di mascara. Lo spettatore diventa protagonista di un percorso a ritroso il cui insegnamento si basa su un messaggio potentissimo, ossia quello secondo cui ciò che conta per davvero non è la bellezza che mostriamo agli altri, ma quella che si adatta a noi stessi. Per quanto il velo nasconda il viso della ragazza che quindi diventerà virtualmente invisibile agli occhi del mondo, ella non rinuncia al trucco che in questo caso assume un ruolo di rilievo nel far trasparire un messaggio potente e, mai più di oggi, attuale: la bellezza non è negli occhi di chi guarda, ma in tutto ciò che si nasconde attraverso di essi.

Caterina Castellana 5 mesi fa

Destabilizzante il cortometraggio realizzato da With Elham Taseh, che ha meritatamente ottenuto il premio del pubblico al Mobile Film Festival. E' davvero incentrato tutto sulla bellezza? Può la bellezza accompagnare e sostenere la sicurezza? Questi i due interrogativi che ci si pone al termine della visione di "Hidden beauty". E probabilmente sì, la bellezza ha in sé delle caratteristiche che possono aiutare un individuo o una società, perché è questa idea astratta che viene percepita per prima quando si guarda o quando si ascolta. L'autore invita, quindi, a riflettere sul significato della bellezza che regola il mondo, purché intesa sempre in termini soggettivi.

Francisco Jaén Martos 5 mesi fa

Le donne. Non tutte le donne si vestono, si truccano uguale, ognuna sceglie come fare di sé stessa la migliore, la più bella, e la più attraente, il problema di questo, che tante donne soffrono di inferiorità, pensano che non sono sufficienti per la società e devono truccarsi o vestirsi di una maniera in cui non rappresentano dopo di questo evento, vengono pure quelle che soffrono di più, quelle che tacciono in silenzio, forse perché soffrono di lesioni causate dai compagni e si truccano per coprire i colpi e continuare con la sua vita come se niente fosse, ma in realtà dopo questo trucco sono quelle cui la sofferenza si vede di più nei suoi occhi. E le ultime sono quelle che non hanno scelta, si truccano per sentirsi belle ma purtroppo per la loro religione non possono farsi vedere solo in privato e senza nessuno guardando perché è vietato per loro. Le donne sono le persone più importanti in questa vita. Sono quelle cui dobbiamo dare più appoggio e più importanza visto che senza una donna non possiamo venire al mondo. Va rispettata in tutte le azioni che fanno e farle sentire belle anche senza trucco.

lorenzo vitrone 5 mesi fa

Due sono le chiavi di lettura che possono essere date al cortometraggio "Hidden Beauty" di With Elham Taseh, opera la cui semplicità mostra la sua grandezza: la prima, la più lineare, è quella che emerge in maniera decisamente intuitiva dopo la visione del corto: una ragazza, dall'aria spenta ed un espressione impassibile, guarda dritto in camera. Si trucca, prima con il mascara, poi passa quasi distrattamente il pennello da fondotinta, infine applica il rossetto alle labbra carnose. Gesti consueti, legati ad un'apparente quotidianità. Sappiamo che qualcosa dovrà accadere, lo capiamo dall'immagine statica, dalla durata brevissima del corto, dal titolo enigmatico, "bellezza nascosta". Sappiamo che ci sarà un evento, un gesto, un elemento anche impercettibile che fungerà da epifania e ci rivelerà il significato intimo di queste azioni fino ad ora normali. È l'infallibile tecnica della suspense, dell'imminente arrivo dell'acme, che conferisce un tono vibrante anche ad una ragazza che si trucca. Ed ecco, negli ultimi secondi, la protagonista che con la sua impassibilità prende da fuori campo un velo nero, e, ancor prima che lo possa indossare, abbiamo compreso tutto: il motivo della sua espressione cupa, il perchè della "bellezza nascosta". Tutto torna, il corto finisce con il volto della ragazza interamente velato, anonimo, coperto e allo stesso tempo spogliato di ogni tratto somatico, di ogni accorgimento cosmetico. Il messaggio finale è forte, non ha bisogno di parole di mediazione, il suo tono "attuale", se non politico-culturale, arriva forte e chiaro, senza averlo mai palesato. La seconda chiave di lettura emerge in un secondo momento, da una riflessione più accorta: riguardando il corto, questa volta senza dover seguire i dettami della suspense, si presta attenzione al significato "tutto" della scena, presa nella sua interezza: chi lo dice che la "bellezza nascosta" sia solo quella dell'ultima parte, dove la ragazza indossa il velo? Chi può negare che anche la "bellezza" della prima parte, con i suoi canoni e le sue imposizioni, non sia altro che un celamento di una bellezza più autentica? La tendenza ad osservare ciò che ci circonda con occhi immersi nel mondo occidentale, può modificare la nostra conseguente considerazione circa valori che sembrano saldi ed indiscutibili, ma che messi a confronto con altre realtà, possono crollare. Così al forte messaggio di critica (rivolta a delle realtà dove le donne ancora non possono godere dei diritti più essenziali) si aggiunge una riflessione sul modo "occidentale" di intendere il bello, ossia uno sguardo spasmodico che tende esclusivamente verso l'immagine, la perfezione, il superlativo. Le due chiavi di lettura si armonizzano, il messaggio diviene duplice: tutto ciò avviene senza declamazioni moraliste o immagini esplicite, evitando quel binomio spesso incorretto per cui a messaggi importanti debbano corrispondere mezzi ed immagini pesanti. Una ragazza che si trucca, poi si copre con un velo. La bellezza nascosta. Una grandiosa semplicità.

Tania Sabatino 5 mesi fa

Appena si comincia a vedere il corto "The Hidden Beauty (letteralmente Bellezza Nascosta)" ci si sente investiti da un soffio di tristezza. La stessa che spira dal viso della protagonista. Il suo viso è inondato da una sorta di aura scura, anche se non se ne comprende ancora il perché. Il suo aspetto è quello della classica ragazza della porta accanto: tratti lineari, non privi di imperfezioni, e capelli raccolti solo in parte. Lasciati scivolare, per il resto, liberamente lungo le spalle. In un gesto di trascurata vezzosità. Nulla lascia intuire dove la ragazza si trovi. L'ambiente in cui è immersa è anonimo, privo di elementi identificativi e sembra essere congeniale allo stato d'animo della protagonista, che trabocca dai suoi occhi privi di espressione. Davanti allo specchio la ragazza, osservando il suo sguardo spento e la pelle lievemente ambrata, afferra un astuccio di mascara e, con un gesto stanco e lento, se ne passa un velo lungo le sopracciglia. Un gesto che solo in un breve frammento d'immagine aumenta la velocità, in maniera innaturale, quasi che la giovane voglia completare l'operazione prima che qualcuno possa strapparle il pennellino di mano, negandole questo semplice momento di autodeterminazione. Le palpebre sono già "velate" da un colore scuro, che si riverbera sul viso. Infine "rinfresca", con un gesto quasi feroce, il belletto sulle labbra. Un tocco così tremulo che sembra che quel rosso debba, da un minuto all'altro, uscire fuori dai contorni delle labbra ed inondare quel viso smunto, donandogli, forse, un po' di colore. Quel colorito che nemmeno il fard è riuscito a restituire all'ovale. O disegnare, piuttosto, sul suo pallore, una sorta di graffio sanguigno. Dopo aver compiuto queste operazioni con gesti meccanici e privi di energia, la ragazza afferra un velo nero e se lo pone sul capo e sul viso, con una rabbia altrettanto "smorzata" e repressa, che non ha il coraggio di trasformarsi in gesto concreto di ribellione e in riaffermazione di sé e della propria bellezza, da mostrare, senza paura né vergogna, alla luce del sole. La rabbia è solo intuibile da come la parte inferiore del velo viene tirata in avanti, quasi a volerla strappare. Ma è un gesto, incompiuto, com'è incompiuta la sua operazione di truccarsi, dato che non la porterà a vivere momenti spensierati, dove il suo sorriso ed i suoi occhi si riempiranno di una luce generata da un'autentica condivisione. Dopo questa operazione il viso appare definitivamente celato. La ragazza perde la propria identità. Un essere anonimo, come è anonima la stanza in cui la scena, volutamente, si svolge.

Daniela Santissimo 6 mesi fa

Tutorial di bellezza nuda e debole. Sotto il Chador la ragazza gioca col trucco. Essere ed apparire l eterna indecisione.

Valentina Piras 6 mesi fa

Femminilità s-velata Bellezza nascosta, occultata, avvilita in un involucro tessile. Il significato del cortometraggio Hidden beauty, ideato dell’iraniana Elham Taseh e premio del pubblico al Mobile Film Festival 2017, sembrerebbe esaurirsi nel titolo. La sequenza prende avvio da un’attività di cosmesi. La protagonista intensifica lo sguardo stendendo il mascara, colora labbra e guance. Compie gesti volti ad esaltare la propria bellezza, ma allo stesso tempo si prepara a negarla. L’ espressione, seria e malinconica, denuncia questa consapevolezza. L’ abbellimento cosmetico, propedeutico all’uscita al di fuori delle mura domestiche, dove ciò che è privato diventa pubblico, ciò che è intimo diventa espresso e rivelato, è volto ad affermare la singolarità della protagonista. Questa qualificazione estetica però, paradossalmente, anticipa il travisamento a venire. Il trucco, il makeup, sono già, di per sé, forme di velamento, di alterazione e di inganno. Poco hanno a che fare con l’autenticità di un’ identità. La cosmesi decorativa, consapevolmente auto praticata per esaltare la propria bellezza, si basa su canoni condivisi, ma spesso stereotipati e ingannevolmente imposti. La protagonista, dunque, prima indossa una maschera sociale, nella quale l’uniformità alle mode e alle convenzioni tende a prevalere sull’ espressione della propria singolarità, e poi si cala in un involucro tessile, violento e reprimente, che la annienta totalmente nella generalizzazione. Ma cosa accade alla bellezza femminile dopo il velamento? È evidente che il velo non sia un semplice indumento, ma un particolare dispositivo in grado di attivare la dicotomia tra visibile e invisibile, tra ostentazione e occultamento, tra invito e proibizione. Nella sua materialità tessile, il velo confina il soggetto in un complesso universo che induce un particolare rapporto tra soggettività e oggettività: in quanto involucro che disegna il soggetto, il velo, da oggetto materiale, si trasforma in soggetto. La decifrazione della femminilità velata può avvenire solo attraverso l’attenzione al dettaglio, può essere catturata esclusivamente nello stretto legame con il tessuto, con la sua forma, con la sua trama. Il velo inoltre, modulando la percezione del soggetto, attira lo sguardo proprio su ciò che vorrebbe coprire e, poiché ciò che è nascosto affascina, il sistema del velo, l’utilizzo di maschere e di artifici di occultamento, sono strategie largamente utilizzate nella rappresentazione visiva occidentale. In contrapposizione alla pulsione allo s-velamento, alla rappresentazione sempre più anatomica dei corpi, dilagante nella nostra società contemporanea, le arti occidentali - cinema fotografia pubblicità - scoprono, o riscoprono, il fascino di ciò che viene nascosto. Fascino del tutto estraneo al sentire della protagonista di Hidden beauty, dove Il punto vista si ribalta: il travisamento del velo diventa unicamente sinonimo di repressione e di alienamento della femminilità.

giada aversa 6 mesi fa

A volte non servono parole per esprimere un’idea, un concetto; certe volte, semplicemente, bastano le immagini, che possono avere un impatto ancor più incisivo, perché trascendono il limite comunicativo della comprensione della lingua: un’immagine può comunicare a qualsiasi persona in qualsiasi parte del mondo. Non solo: non distratti dalle parole, possiamo focalizzarci totalmente su ciò che vediamo e sul messaggio che si nasconde nei fotogrammi che scorrono silenziosi sotto i nostri occhi. È questo che accade con “Hidden beauty”, che riesce però ad andare ancora oltre, poiché affidandosi solo al concettuale non sfrutta nemmeno la comunicabilità del volto umano e delle espressioni, ma si affida a uno sguardo fisso che non comunica nessuna emozione, mentre le mani danzano in movimenti eseguiti quasi meccanicamente. Sorprendentemente, questi pochissimi elementi, risultano pregni di significato, indagando un argomento che nella nostra società risulta quanto mai attuale: la paura del diverso, dello sconosciuto, di quel che non possiamo vedere; ma con “Hidden beauty” possiamo finalmente osservare e quel che i nostri occhi percepiscono è qualcosa di assolutamente conosciuto e familiare, un volto femminile come tanti. E quando alla fine cala il velo, nero e per molti spaventoso, poiché cela qualcosa che non ci è permesso osservare, un velo metaforico si solleva, poiché adesso, finalmente, sappiamo che un semplice pezzo di stoffa nero non fa che nascondere qualcuno che è esattamente come noi. E con amarezza ci rendiamo conto che tutta quella perizia per truccare gli occhi, le guance, le labbra, non avrà un riscontro col resto del mondo, perché starà li, nascosta agli occhi di tutti, come se non meritasse di lasciarsi ammirare.

Federica Bellini 6 mesi fa

Lo trovo veramente interessante come corto . Si trucca ma rimane impassibile , non accenna alcuno sguardo o smorfia e non fa trasparire alcuna sensazione come se ci lasciasse un velo di mistero e usasse il trucco per mostrare qualcosa di diverso da se stessa ma poi mette un velo per nascondersi secondo me per non far vedere chi é lei realmente e ci mette come alla prova . Lo spettatore rimane colpito dall'assenza di dialogo , non c'è mimica facciale nulla , la ragazza lascia tutti con un grande dubbio e non si fa conoscere e ne si fa capire fino in fondo .

Ivana Dezulovic 6 mesi fa

Quando delle semplici e umili immagini sono in grado di trasmettere un messaggio con tale potenza, non servono parole. Il volto della giovane ragazza accompagna colui che guarda in un breve momento del quotidiano apparentemente superficiale: la ragazza applica del trucco sul volto, ma come il titolo del cortometraggio “Hidden Beauty” suggerisce il suo lavoro andrà nascosto da un velo nero. Impressionante come in pochi secondi possano essere trasmesse così tante emozioni capaci di lasciare chiunque perplesso e incuriosito. Il viso rimane apparentemente inespressivo per l’intera durata del cortometraggio, eppure proprio questa inespressività suscita mistero e anticipazione; è infatti inevitabile avvertire il desiderio di conoscere meglio la ragazza e scoprire di più, anziché essere limitati e abbandonati a soli pochi secondi della sua vita.

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