Habemus Jude, finalmente a Venezia The Young Pope…

di Laura Delli Colli

C’è il profumo del potere di The house of cards ma anche il protagonismo assoluto e il tormento interiore del Divo nel Papa giovane e molto americano inventato da Paolo Sorrentino per il debutto alla regia nella sua prima grande fiction internazionale. Un Papa da Oscar®, ma soprattutto da evento, il suo Pio XIII, bello e spregiudicato quanto misterioso e diffidente, attento e apparentemente annoiato dalle regole (se sono quelle degli altri, però…) fin dal suo primo giorno in Vaticano.

Decisamente più affascinante, a proposito di grande fiction, del Frank Underwood di The House of cards, umano fino al punto di infilarsi sotto la doccia meravigliosamente nudo sotto gli occhi degli spettatori e uscirne con accappatoio (ovviamente bianco) e candide ‘hawayanas” di gomma, Lenny Berardo ha lo sguardo tagliente e l’aria annoiata di Jude Law ma soprattutto è The Young Pope, il Papa surreale di Paolo Sorrentino sul quale sono calamitati oggi gli occhi e l’attenzione del popolo della Mostra di Venezia.

Dopo Michael Fassbender, Jake Gyllenhall, James Franco, in una passerella che regala al pubblico soprattutto un divismo al maschile, la star del giorno è proprio lui, Jude Law, due volte nominato all’Oscar e ora protagonista nei panni di Pio XIII, di un cast internazionale molto cinematografico: l’attrice premio Oscar® Diane Keaton (Suor Mary, che lo ha cresciuto in orfanotrofio), Silvio Orlando (il Cardinal Voiello che am ail potere quasi quanto il Napoli), Scott Shepherd (il Cardinal Dussolier) e ancora Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier,Toni Bertorelli (il Cardinal Caltanissetta che alterna le inalazioni al cortisone alle sigarette) e James Cromwell (Michael Spencer,il Cardinale Americano che voleva il Papato).

Paolo Sorrentino ha voluto raccontare The Young Pope come un Papa preso certamente dal suo ruolo ma anche dalla noia di viverlo: proprio come si vedrà Su Sky Atlantic dal 21 ottobre in 10 puntate e poi nel Regno Unito dal 27 Ottobre, in Germania, Irlanda e Austria da fine ottobre e in Francia su Canal + da fine ottobre.

A Venezia, intanto, con la fila e gli applausi fin dalla prima proiezione del mattino, l’anteprima delle prime due puntate in un autentico debutto per la grande fiction internazionale che qui ha timbrato per la prima volta il suo passaporto nel mondo del cinema più importante, più attento all’autorialità, più globale nel suo messaggio di quell’ intrattenimento ormai da grande cinema che innalza il livello della qualità internazionale attraverso la formula delle serie da consumare anche on demand.

Facile pensare ai grandi o piccoli Papi raccontati dal cinema, inevitabile il ricordo di Habemus Papam, di Nanni Moretti. Anche il Pontefice di Sorrentino, oltre i dubbi, deve sopportare il peso della solitudine e della diffidenza. Ma è anche un uomo ambizioso: “Accontentarsi è come morire” dice in una delle sue battute fulminanti. E sa bene, prima ancora di tenere la sua prima omelìa, che non si accontenterà di farsi amare dal popolo terreno se ilpopolo cattolico non decider soprattutto di amare incondizionatamente il suo Dio.

Sacro e profano insieme si fondono nel terreno affascinante e contraddittorio della sua spudorata laicità. Lenny è insieme sognatore e onirico fino a vedere la casa di Dio al culmine dell’Orsa Maggiore, Papa per fiction perfetto nelle sue imperfezioni terrene: fuma, beve Cherry Coca Cola a colazione e tiene la radiosveglia accesa anche se in Vaticano le interferenze disturbano la musica.

Un Papa diverso, da Grande Bellezza (fin troppo) moderno e provocatorio, insomma. A Venezia non abbiamo scoperto, nelle due puntate iniziali svelate alla Mostra, se e quanto, alla fine, riuscirà a cambiare la Chiesa e le sue regole che esercitano evidentemente un fascino irresistibile come il potere su Paolo Sorrentino. Ma una cosa è certa: questo Papa cresciuto in orfanitrofio da una suora che non ha mai chiamato ‘Ma (è una grande Diane Keaton) avrà molto a che fare proprio con Venezia (che lo affascina nel film come affascina nella realtà, ancora una volta, Paolo Sorrentino). Molto poco, invece, con l’immagine del prete, mercante non solo d’anime che, proprio in questa stessa giornata, il film di Edoardo De Angelis Indivisibili racconta nella storia delle gemelle siamesi sfruttate dalla famiglia a Castel Volturno o con gli esorcisti di Liberami, di Federica Di Giacomo – presentato nella sezione Orizzonti – ch racconta la pratica dell’esorcismo oggi nel ritratto dei sacerdoti che la Chiesa forma nei suoi corsi specializzati.

Lenny, il Papa di Jude Law e Sorrentino non può assomigliare nè all’uno nè agli altri. E’ come lo immagina il regista, con gli sceneggiatori che lo hanno affiancato in questa nuova avventura, “Scaltro e ingenuo, ironico e pedante, antico e modernissimo, dubbioso e risoluto, addolorato e spietato, Pio XIII prova ad attraversare il lunghissimo fiume della solitudine dell’uomo per trovare un Dio da regalare agli uomini. E a se stesso.”. Un Papa contraddittorio, insomma. Immaginario ma al tempo stesso così terreno da assicurare comunque alle tv che lo trasmetteranno un’audience assolutamente ecumenica, e planetaria come l’Angelus.

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