Guardare oltre l’orizzonte

di TBWA-admin

L’immensità degli spazi, le tradizioni e le regole di un paese sperduto.

Abbiamo chiuso gli occhi e siamo sfuggiti dalla quotidianità. Ci siamo imbarcati in un viaggio tragico già dai suoi primi passi, anzi, dalle sue prime onde. Consapevoli che il nostro biglietto poteva portare verso il naufragio.

Il vincitore del Leone d’argento di Venezia del 1993, Bakhtiar Khudojnazarov, ha lavorato molto all’opera. I suoi 6 anni di ideazione si ritrovano nel ritmo e nei dialoghi.

Un viaggio al contrario dove la parola Marat viene spesso pronunciata. E’ il nome del protagonista, di un uomo solo contro tutti. Il capitano dell’imbarcazione naufragata in una tempesta di sabbia, una tormenta che ha portato via il mare e lasciato desolato un paese.

Quel paese che non perdona. Marat è responsabile unico della tragedia, sapeva che non doveva partire ma l’ha fatto comunque, lasciando sole madri senza figli.
La tragedia e la follia spingono Marat verso un’impresa del non-senso. Ritrova, grazie all’amico Balthazar, l’imbarcazione dispersa nel deserto ingiallito in uno scenario a cavallo tra il lunare e il western. Aiutandosi solo con dei grandi tubi, cerca di spostare personalmente la nave.

Un piccolo puntino nel deserto, il vero co-protagonista del film. Gli spazi e i sospiri, più che i rumori, dell’immensità. L’infinito che ricerca se stesso, ovvero il mare. Un concetto molto utopico quello espresso dal regista: il non-luogo tanto caro a Tommaso Moro.

La forza della determinazione, di un uomo che, ruotando da solo un timone, cerca di spostarecentimetro dopo centimetro il peso delle sue colpe, la nave.

Quello che ci ha colpito di più, oltre alla bellezza della pellicola, è stata la presenza del pubblico.
Non immaginatevi la visione del film in una piccola sala, colma solo di antichi (di età e di cultura).
Immaginatevi una sala che ha deciso di scoprire il film d’autore. Che ha atteso e compreso gli sforzi utopici di Marat. Che, leggendo le righe finali, ha respirato guardando il ritorno delle acque.

Guardando l’orizzonte, per scoprire l’immensità.

 

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