Gnocchi al sugo, con Carlo

di TBWA-admin

L’occasione era ghiotta, non solo per l’orario. Ebbene si, abbiamo mangiato due gnocchi al sugo con un ospite d’eccezione: Carlo Verdone. Il padrone di casa della seconda giornata della rassegna. Non con un suo film, bensì un film su di lui.

“Nessuna celebrazione” – ha però voluto precisare, non c’è bisogno di celebrare nulla. Raccontare sì, dagli esordi fino alle ultime pellicole. Le commedie purtroppo non attirano i Festival.

Felicemente malinconico nel suo abito scuro, sorridente ogni volta che incrocia lo sguardo di conoscenti (e non). Carlo! di Gianfranco Giagni e Fabio Ferzetti rappresenta anche uno specchio della società italiana che cambia.

“Vedete, ci dice, agli esordi era bello raccontare i personaggi, da quelli di borgata ai più sofisticati. Ora è impossibile, l’omologazione della società conduce tutti allo stesso simbolo di rappresentanza, come il tatuaggio. Guardate i calciatori! Sembra che se non porti la cresta ora non puoi giocare perché non ti riconoscono.”

“Carlo” – replichiamo – “tu vivevi di sogni e speranze in un Paese che aveva voglia di crescere. Avevi talento. Cosa puoi dire ai ragazzi che si buttano nel cinema ma si trovano davanti muri spesso insormontabili?”

“La casualità puoi darti l’occasione che non ti aspetti” – risponde con un sorriso degli occhi, nascosti dietro al paio di occhiali con lenti scure graduate – “poi devi confrontarti con il pubblico: è lui il giudice finale. Se non avessi portato un ragazzo irlandese di passaggio per Roma (Steve) a uno spettacolo di mimo in un teatro della Capitale di fine anni 70 non avrei incontrato i registi e gli autori di domani.”
Tradotto: grazie Steve! “Che fine ha fatto, vogliamo ringraziarlo!” “È dal 1979 che non lo vedo”.

Un Carlo dai diversi colori dell’anima. “È vero, mi sento un prisma di sfumature, fanno parte di me. C’è la parte ironica di Gallo Cedrone, quella sociologica di Viaggi di nozze e quella più riflessiva, come la pellicola contro la spettacolarizzazione del dolore di Non perdiamoci di vista.”

La folla di giornalisti e curiosi si avvicina. “Grazie Carlo, ti lasciamo andare a mangiare prima di altre interviste.”

“Grazie a voi e buona fortuna”

p.s. Vox Populi, Vox Dei:
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=0vuX3Bds0Xk]

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