Gli ultimi saranno ultimi – La scenografia di Sonia Peng

di Gianni Canova

Ci sono tre spazi – tre scene – che restano impressi nella memoria dopo la visione di Gli ultimi saranno gli ultimi. Il primo è l’angusto appartamento in cui vive la coppia protagonista formata da Paola Cortellesi (Luciana, operaia in una fabbrica di parrucche rimasta senza lavoro in coincidenza con l’agognata gravidanza) e Alessandro Gassman (Stefano, marito refrattario al lavoro e con inguaribile vocazione da macho sciupafemmine). Il secondo è la camera ammobiliata in cui prende alloggio, in affitto, il poliziotto Antonio Zanzotto (Fabrizio Bentivoglio), trasferito “per disonore” dal Veneto ad Anguillara, nella provincia laziale. Il terzo è il palazzo in cui ha sede la Greenlife, l’azienda in cui lavorava Luciana prima di essere lasciata a casa, e dove convergono nel finale tutte le storie che si intrecciano e si alternano nel bel film diretto da Massimiliano Bruno.

Sono spazi, questi, che restano impressi più degli altri perché la scenografa Sonia Peng – che in passato ha lavorato in film come Basilicata coast to coast, Fortapasc, Che bella giornata, Cha Cha Cha e tanti altri – riesce a farli parlare. Riesce a far sì che siano essi stessi portatori di senso. L’appartamento dei coniugi Colacci ha come segno distintivo l’angustia: in tinello, tra lo schermo del televisore (che peraltro non funziona quasi mai…) e lo poltrona/divano da cui lo si osserva c’è meno distanza che fra i sedili anteriori e quelli posteriori di un Smart. Stipiti verdini, stampe popolari alle pareti, uno pseudo-caminetto in salotto: sono i tratti connotativi di un “gusto” piccolo-borghese largamente egemone nelle case della provincia italiana. Ma quando all’improvviso il marito deve stipare in quello spazio abitativo già così “costretto” anche le decine e decine di sedie che ha comprato senza più riuscire a rivenderle, ecco che l’appartamento diventa una sorta di spazio cubista, dove salta ogni riferimento razionale e dove l’ingombro pervasivo e l’intasamento quasi soffocante diventano segni e sintomi della condizione esistenziale dei due protagonisti.

In modo analogo, anche la camera (senza vista) in cui prende alloggio il poliziotto gentile e con cognome da poeta (Zanzotto) interpretato da Fabrizio Bentivoglio è quasi il correlativo oggettivo del carattere démodé del personaggio. La stanza è “antica” come lui, è quasi lo specchio del suo linguaggio aulico e del suo gusto d’antan: piena com’è di santini, ex-voto e ritratti di famiglia, rispecchia il suo essere “fuori tempo”, il suo inguaribile anacronismo. Il fatto stesso che in bagno, dal WC, arrivino le trasmissioni della Radio Vaticana che trasmette la Santa Messa dà l’idea di uno spazio “penetrabile”, indifeso proprio come il personaggio che vi abita.

Infine, l’azienda: tutta in vetro, esibisce una semiotica della trasparenza che in realtà nasconde un’imponente teatralità. Lì dentro si recita un dramma in cui le decisioni che contano vengono prese in segreto, e di notte. Ma proprio il vetro della struttura architettonica fa sì che l’interno sia visibile anche all’esterno, rendendo l’edificio penetrabile come l’appartamento di Zanzotto e consentendo a tutti i personaggi che nell’epilogo convergono sul luogo di avere una visione “teatrale” di quello che sta accadendo all’interno dell’edificio.

Se Gli ultimi saranno gli ultimi funziona, coinvolge e commuove, riuscendo a diventare quasi una sorta di epopea dei vinti nella ferocia dei tempi in cui ci è dato di vivere, è anche perché i luoghi trasmettono segni, le case comunicano, le piazze parlano. Anche la scelta di un borgo medievale affacciato sul lago di Bracciano come Anguillara una volta tanto non è solo una furbata cineturistica da Lazio Film Commission ma un’ambientazione efficace che pone in contrasto l’austera bellezza anche architettonica del passato con la frivola miseria anche architettonica del presente. Ma senza moralismi. Come dice la bravissima Paola Cortellesi, difendendo la propria dignità umiliata ed offesa: “Era la vita che ci era capitata, e ci piaceva così”. Perfetto: case piccolo-borghesi e camere in affitto comprese.

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