Glamour e denuncia, evasioni e storie vere

di TBWA-admin

Glamour e vetrina non mancano mai a Venezia, tanto meno quest’anno, con star del calibro di Nicolas Cage e James Franco pronte a calcare il tappeto rosso e firmare le solite migliaia di autografi. Ci sono anche le dive evergreen, come Judi Dench, memorabile protagonista di Philomena, nuovo film di Stephen Frears, scritto e interpretato da Steve Coogan. Una storia di ingiustizie, di decisioni altrui sul corpo di donna, di una madre in cerca di un figlio strappatole alla nascita, di 50 anni di silenzio e soprusi subiti da una chiesa tiranna che di cristiana sembra mantenere solo il nome.

Ad aiutarla nella ricerca, un giornalista ateo, ironico e molto umano (Coogan, appunto) che indagherà per lei, sostenendola nella scoperta di tristi verità. Gran parte della stampa è impazzita per questo film, sono fioccati applausi a fine proiezione, noi ci limitiamo a dire che indubbiamente si tratta di un film ben scritto e interpretato, ma il capolavoro è altrove: umoristico e strappalacrime, insieme, rischiano di far rima con furbo/cerchiobottista, a noi piacciono le pellicole che scelgono un’anima e rischiano fino in fondo.

Più audace James Franco, che con la sua opera seconda da regista Child of God firma il ritratto di un necrofilo psicopatico che resta impresso e che annovera il semi-sconosciuto Scott Daze nella rosa degli attori più notevoli del panorama attuale. A lui Franco lascia libero spazio: l’attore e regista hollywoodiano ritaglia per sè giusto una particina nel finale, anche se il suo segno è chiaramente riconoscibile in quella raffigurazione della natura selvaggia, sovrastante, con cui l’uomo si sfoga, si confronta e sceglie di isolarsi ferocemente giá raccontata nel meno riuscito As I Lay Dying (Daze c’era anche lì) presentato a Cannes. Viene da pensare che sia fan di un tipo di cinema diluito che si prende del tempo per spiegarsi (e, in qualche caso, annoiare), come anche dell’impatto brutale sullo spettatore (nel primo film sangue e ferite putrescenti, qui feci, muco, sudiciume in gran quantitá).

E l’Italia in tutto questo? Dopo il primo film in gara, Via Castellana Bandiera, nella sezione Orizzonti è stato proiettato Il Terzo Tempo di Enrico Maria Artale, mentre Alba Rohrwacher ha bissato tappeto rosso e incontri con la stampa per Con il fiato sospeso, mediometraggio firmato dalla documentarista Costanza Quatriglio, con Michele Riondino in qualitá di voce narrante. Un felice intreccio tra finzione e scioccante realtá: la storia di un’immaginaria Stella, studente universitaria appassionata che nota stranezze nei laboratori di chimica (gli stessi che, nella realtá, furono chiusi nel 2008), si intreccia attraverso un diario con quella di Emanuele, dottorando della stessa università, morto pochi anni prima per un tumore al polmone.

Così Michele Riondino: “Dar voce a Emanuele è stato drammaticamente semplice, perché la sua storia è quella della nostra generazione. Ci arrivano verità giuridiche a distanza di troppi anni: quanto ancora dobbiamo morire per poter raccontare la verità?”

Di Claudia Catalli e foto di Federica De Masi © per Oggi al Cinema

 

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