Giovanni Veronesi apre il Festival di Roma: “Il mio film è un premio all’onestà”

di TBWA-admin

Primo giorno al Festival Internazionale del Film di Roma. Apertura in pieno clima “pop”, con Sabrina Ferilli madrina splendente sul red carpet e il film di Giovanni Veronesi ad aprire le danze cinefile della kermesse capitolina. L’ultima ruota del carro, titolo-metafora di un’umanità che non smania di stare in prima linea e quando ci sta lo fa con onestà, è una commedia popolare che ha al centro un uomo comune, Ernesto. Traslocatore per vocazione, marito devoto e amico fidato, è interpretato da Elio Germano, che vediamo invecchiare gradualmente sullo schermo accanto alla compagna di una vita, alias Alessandra Mastronardi. Attraverso il loro
sguardo si ripercorrono 40 anni di storia italiana, dal sequestro di Aldo Moro fino al delitto di Cogne: “Una vera commedia comprende tutti i generi, anche i drammi e gli accadimenti politici, sempre trattati con ironia, complicità – spiega il regista.

“Ritorno alla commedia all’italiana? Ho sempre dichiarato il mio amore per quel genere, per i film di Scola, Risi, Monicelli: indegnamente provo a seguire le loro orme. Non sono d’accordo con chi sostiene che si debba voltar pagina, non c’è niente dietro quella pagina: la mia ambizione è fare proprio questo tipo di commedia che racconta emozioni che, come la vita, passano agilmente dal grottesco al drammatico”.

La storia di Ernesto, prosegue Veronesi, è una cronaca lievemente romanzata di vita vera. Da una parte una scommessa tacita con suo fratello, lo scrittore di Sandro Veronesi, che gli aveva confidato la voglia di scriverne un romanzo, dall’altra l’ambizione di raccontare l’Italia che pochi portano al cinema: “Quella degli Ernesto, o degli uomini come mio padre, che passano la vita a pagare le tasse anche per quelli che non le pagano mai. Un omaggio agli onesti: questo è il mio film, una sorta di medaglia per Ernesto”.

Medaglia che porta il volto di Elio Germano, orgoglioso di aver interpretato un film “popolare che racconta finalmente uno di noi, non un boss criminale né un mito da copertina, ma un soldato semplice. Ernesto è uno che come molti in Italia ha vissuto episodi rocamboleschi, la nostra nazione di per sé ci mette di fronte a paradossi e tutto diventa commedia, non sai più se ridere o piangere. A me interessava lavorare su varie età, e interpretare una grande storia di amore e di amicizia, che resiste malgrado le differenze: raccontiamo persone che non scappano da se stesse, ma traggono soddisfazione dal proprio rapporto, lo costruiscono tra loro, si fanno forza. In altre parole, la storia di tante persone che il cinema racconta poco perché non vanno di moda, oggi i modelli che vanno per la maggiore sono altri”.

Nel cast anche Ricky Memphis, nei panni del migliore amico di una vita Giacinto, camaleonte in grado di adattarsi ai tempi e alle convenienze politiche del momento, Virginia Raffaele nei panni di una segretaria rampante e arrivista, e soprattutto Alessandro Haber che firma una performance memorabile nei panni dell’artista di pop-art sregolato e allergico ai compromessi, consigliere eterno di Ernesto. Nota a parte per la colonna sonora che reca la firma di Elisa: “Un sogno che si avvera – lo definisce entusiasta la cantautrice, non nuova alle collaborazioni cinematografiche – Sin da piccola ho sempre desiderato realizzare una colonna sonora intera, un po’ come per un bambino poter mangiare tutta la torta. Mi tentava molto uscire dalla forma-canzone: mettersi al servizio di una storia è affascinante, così come dare note a personaggi e studiarli per poi tradurli nel mondo musicale”.

Appuntamento a più tardi, per un’altra full immersion nel festival-festa della Capitale, che quest’anno ha soffiato tra risate ed emozioni la sua ottava candelina.

 

di Claudia Catalli e foto Federica De Masi © per

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