È la stampa, bellezza. Ma quella Americana… Giornalismo e potere: la verità di Hollywood

di Laura Delli Colli

“I giornalisti? Eroi che fanno una professione importantissima. Devono porre domande a chi sta al potere e continuare a farlo. Tutti cercano la verità anche se sappiamo che se sfugge e quella ricerca può anche far crollare anche una carriera”. Così, a quanto pare, sulla stampa, oggi, la pensa il cinema americano che, proprio al rapporto tra giornalismo e potere e a quel sottile confine tra giornalismo d’inchiesta allo stato puro e strumentalizzazione di uno scandalo politico ha dedicato il film scelto per l’apertura della Festa di Roma: Truth di James Vaderbilt passato dalla macchina per scrivere (della sceneggiatura di grandi film spettacolari) alla sua prima volta dietro la macchina da presa con due mostri sacri come Robert Redford e Cate Blanchett.

Certo, non dev’essere facile per un certo nostro giornalismo d’inchiesta immedesimarsi fino in fondo nella storia raccontata da un film che ricostruisce lo scandalo politico che ancora brucia sulla pelle della Cbs, ma – almeno per una sera – a Roma, nella sala affollata che ha applaudito lungamente il film inaugurale della Festa internazionale del Cinema di Roma (e anche il saluto virtuale dei suoi protagonist particolarmente amanti del cinema italiano) in tante devono essersi chieste se avrebbero voluto essere l’eroica Mary Mapes protagonista della vera storia di Truth e un po’ tutti assomigliare allo storico reporter della Cbs, Dan Rather, almeno nella scena finale del film.

È quella in cui, con un grazie a tutti i colleghi, i capi, i tecnici che lo avevano accompagnato nei suoi anni di gloriosa e onorata carriera, il Rather protagonista del film salute e se ne va con l’ultimo lo sguardo ancora acceso di un lampo da star del ‘vecchio’ Robert Redford decide, sconfitto ma anche provocatoriamente in sfida al potere, di uscire di scena con l’ultimo saluto al suo pubblico, il suo storico “goodnight and courage…”
Verità e coraggio: dopo Spotlight a Venezia, e il ‘courage’ del Boston Globe, se ne parla, e molto, alla Festa del Cinema di Roma aperta da Truth di James Vanderbilt, che ha acceso un riflettore su quello che accadde nel 2004 alla CBS, quando Mapes e Rather sollevarono lo scandalo mediatico lavorando su un ‘falso’ ordito per coprire George W. Bush. La Mapes, interpretata nel film da Cate Blanchett, riuscì a trovare documenti e testimonianze che inchiodavano il presidente degli Stati Uniti (ai tempi della guerra in Vietnam, invece che combattere era stato mandato alla Guardia Nazionale dell’aeronautica del Texas, protetto e ben “coperto”).

Fu proprio quella squadra di cui faceva parte anche Rather, volto storico dell’emittente, e rivelò tutto in una puntata del programma “60 Minutes”. Fu l’inizio della sua fine: screditata sul web e accusata di aver manipolato le carte, fine a sua volta smentita da alcuni testimoni che ritrattarono la prima versione dei fatti e l’attacco fu talmente forte che la CBS, per non perdere credibilità e non affondare, la licenziò dopo il verdetto di una commissione d’inchiesta interna. La Mapes fu licenziata insieme ai suoi collaboratori, Rather diede le dimissioni. E Bush fu rieletto.
Alla giornalista, ieri in sala con il regista, non rimase che raccontare la sua storia nel libro “Truth and Duty: The Press, the President and the Privilege of Power” e portata sullo schermo da Vanderbilt che oggi dice: “Si è parlato tantissimo di questa storia che ha creato scalpore. Non vidi la trasmissione originale ma da cittadino ho seguito gli sviluppi successivi. Per questo ho deciso che valeva la pena realizzare il film, partendo proprio dal libro”.
Hanno lavorato al meglio per raccontare una storia che è anche quella di una sfida professionale. Sfida di un giornalismo che a volte gli eroi li lascia sul campo…”.

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