Amelio: Porto in concorso un film sull’uomo di strada

di TBWA-admin

“Non c’e’ più grande eroe dell’uomo della strada che ogni mattina ha la forza di uscire di casa e ricominciare da un altrove”. Questa la grande lezione di vita, prima che di cinema, che il regista Gianni Amelio ha dato oggi alla Mostra del Cinema. Il suo L’intrepido, secondo film italiano in gara, racconta magistralmente la disperazione di un Paese in ginocchio, stuprato da compromessi e indifferenza, in cui l’unico barlume d speranza è rappresentato dalla dignità di un uomo qualunque.

Uno come Antonio Pane (il bravissimo Antonio Albanese), che di mestiere fa il rimpiazzista. Se qualcuno manca, lui lo sostituisce. E così impara a fare tutti i mestieri del mondo -e Amelio riporta al cinema i luoghi del reale, quell’Italia poco raccontata sullo schermo, dalla miniera allo sfasciacarrozze, dalle fabbriche al mercato del pesce – e ogni giorno si trova a contatto con un’umanità variegata e delusa.

“E’ uno Charlot moderno, che lotta tutti i giorni per uscire sano, usando l’arma della pulizia dei valori e dell’apertura al buono. Volevo raccontare questo, la dignità che fa sì che un uomo cammini a testa alta nel mondo e non accetti compromessi: Antonio Pane preferisce affrontare la morte ogni giorno anziché piegarsi a quello sporco mondo che vuole corromperlo. Anche per questo il mio è un film fuori moda“.

C’e’ chi lo accusa di buonismo, alludendo anche alla sequenza più incisiva del film: il figlio del protagonista (il musicista Gabriele Rendina), talento frustrato del mondo della musica, imbraccia un sax e dà fiato a tutta la sua rabbia (quella di una generazione a cui tarpano le ali ogni giorno). Amelio risponde così: “Io ho bisogno di essere consolato, tutti ne abbiamo, basta con l’avere sempre l’amaro in bocca, tutti i giorni dobbiamo sopportarne tante, quando vediamo un film vorremmo anche un po’ sognare“.

Erano vent’anni che Albanese sognava di lavorare con uno dei suoi registi preferiti, finalmente ce l’ha fatta: “Sono innamorato del modo di lavorare di Gianni e ho afferrato subito questo personaggio con gioia, condiviso le sue intenzioni. Mi piaceva usare tenerezza per raccontare il presente, io che sono abituato a maschere crudeli e paradossali. Lo invidio Antonio Pane: un uomo integro, sano, capace di attraversare i momenti cupi con dolcezza. E ripenso a mio padre, che ha fatto mille lavori per mantenermi“.

Di Claudia Catalli e foto di Federica De Masi © Oggialcinema.netOggi_al_Cinema_logo

 

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