Gassmann, Steno, Risi: al Bif&st com’è il cinema… di padri in figli

di Laura Delli Colli

Bari, 27 Aprile – Vittorio Gassman, Dino Risi, Steno. Ma anche il cinema di oggi con premi e incontri dedicati a protagonisti – per citarne solo due – come Riccardo Scamarcio, all’attacco di chi non promuove il cinema italiano come dovrebbe in distribuzione e in sala, e Sabrina Ferilli (entrambi sono stati premiati come migliori attori per le loro interpretazioni dell’anno). Poi masterclass, anteprime internazionali, incontri, anticipazioni. E uno sguardo al futuro ma anche un tuffo nella memoria del cinema italiano al Bif&st 2017 che si chiude sabato prossimo e, a Bari, dedica da sabato quest’edizione, presieduta da Margarethe von Trotta e guidata come sempre da Felice Laudadio, al ricordo di Vittorio Gassman e ai 100 anni di Dino Risi, protagonisti ancora una volta sullo schermo della grande commedia che continua a essere vincente, ancora oggi.

Lo sanno bene i Vanzina, Enrico e Carlo, insieme anche a Bari per parlare del loro cinema ma anche del cinema di papà, il grande Steno, al quale è intanto dedicato l’omaggio della mostra celebrativa del centenario in corso a Roma. E lo sa soprattutto Alessandro Gassmann che torna alla regia (tra pochi giorni inizierà il suo secondo film dietro la macchina da presa dopo aver diretto Razzabastarda) e a Bari, aprendo la masterclass che ha affollato il Teatro Petruzzelli, ha parlato di Vittorio, suo padre, ma ha anche ripercorso la sua carriera di attore e regista. Gassmann ha anche annunciato una seconda serie de I bastardi di Pizzofalcone, per la tv, e raccontato il rapporto non facile con suo padre, che lo fece debuttare da bambino, riprendendolo dall’età di sette anni e fino ai diciassette per Di padre in figlio, presentato a Venezia nel 1982. “Feci il film controvoglia, alla fine papà dovette accelerare le riprese ricostruendo anche quella volta che, avevo undici o dodici anni, durante una lezione di inglese mi dette il primo e unico ceffone della sua vita. Ebbene, sul set me lo diede di nuovo, con la stessa forza, tanto che io piansi allo stesso modo. Ma in quel caso era come se stesse adottando una terapia d’urto, mi stava dicendo a modo suo: ‘benvenuto nel mondo del cinema’. Ancora ricordi e confidenze, qualche decennio dopo: “Ci ho messo del tempo prima di capire che mi piaceva fare l’attore poi a teatro mi resi conto che riuscivo a far ridere e sapere di far ridere mi ha fatto venire la voglia di migliorare anche come attore drammatico”. Ma com’era in privato Vittorio? Alessandro, oggi, da figlio, lo ricorda come “un uomo molto rigido, severo ma anche estremamente dolce e affettuoso. Era un uomo del 1922, di origine ebraica, aveva perso il padre a quattordici anni e vissuto gli stenti del fascismo e della guerra. Riconosceva il valore di avere iniziato da zero e di non avere mai tentato scorciatoie. Pensava che fosse giusto fare sempre le scelte più faticose e questo è stato per me un grande insegnamento che applico quotidianamente nella mia vita.”

Una lezione che alla fine ha anche una sua ‘morale’. “Nel mio futuro cercherò di non fare più brutti film, come qualche volta mi è capitato. Ma soprattutto – dice Alessandro – cercherò di evitare che un giorno qualcuno possa dire: ‘C’era una volta il grande Vittorio Gassmann. Poi, purtroppo, c’era anche un figlio…”.

 

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