Forza maggiore – La sceneggiatura di Ruben Östlund

di Gianni Canova

Vi è mai capitato di fare una cosa che non avreste mai voluto fare? Una cosa di cui vi vergognate, ma che non potete negare di avere fatto? Una di quelle cose che fai d’istinto, senza pensarci, e che poi ti segnano in modo indelebile per tutta la vita? È nelle sale cinematografiche in questi giorni un film che racconta appunto una storia di questo tipo: di fronte a un pericolo improvviso, un padre – mosso dall’istinto di sopravvivenza – pensa a salvare se stesso invece di proteggere – come invece fa la madre – i due figlioletti che gli stanno accanto. Tutto qui. Ambientato in una località sciistica molto trendy sulle Alpi francesi, il film si intitola Forza maggiore, è scritto e diretto dallo svedese Ruben Östlund, ha vinto lo scorso anno il premio della Giuria nella sezione Un certain regard al Festival di Cannes ed è – secondo me – uno dei pochi film davvero imperdibili di questa stagione.

Guardatelo, soprattutto, se volete godere di una sceneggiatura praticamente perfetta: per come tratta i personaggi, per come li scava dentro, per come fa venir fuori i fantasmi che li abitano, per come mette a fuoco i problemi e le contraddizioni senza pretendere di dare risposte facili, concilianti e definitive. Seguendo le vicende interiori e le dinamiche relazionali della famigliola protagonista durante i pochi giorni di una settimana bianca sembra a volte di sentir aleggiare sullo schermo il respiro di un Bergman o di un Ibsen, ma sembra anche di leggere Cechov o Dostoevskij. C’è una profondità e insieme una capacità di condensare la profondità sulla superficie delle immagini davvero non comune. Tutto sta nella scrittura. Essenziale, funzionale, mai debordante, ma capace di graffiare e di destabilizzare. Capace di tirar fuori il lato oscuro degli esseri umani e quel grumo di egoismo assoluto che è al fondo di ognuno di noi. Il finale aperto, con tutti i personaggi che scendono a piedi lungo i tornanti dello Stelvio, fa venire i brividi. E ricorda – per come sono disposti i personaggi –il quadro di Pellizza da Volpedo Quarto stato. Solo che qui non marciano verso il sol dell’avvenire, ma cercano solo di uscire dalle nebbie della coscienza e di sfuggire alle nuvole dell’anima.

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